30 settembre, 2006
Esperti del commercio mondiale (Wto) contro l'Europa sugli Ogm
E, anche a voler essere diffidenti, bisogna tener conto che l'ormai decennale sperimentazione "in vivo" sui consumatori americani di alimenti Ogm non ha fatto registrare apprezzabili conseguenze negative sulla salute.
In Brasile e negli Stati Uniti non sembra che la gente abbia più tumori, infarti, allergie o raffreddori per gli Ogm. Quel che è certo, è che avrà alimenti con minori residui di pesticidi, visto che soprattutto a questo serve la manipoliazione dei geni. Anche se, poi - consentitemi una parentesi - i pesticidi moderni non sono quelli di vent'anni fa: oggi non ci sono più in commercio le molecole di antiparassitari della categoria AA ("sicuramente cancerogeni per l'uomo"). E oggi sappiamo, per di più, che la Natura mette pesticidi propri, naturali, alcuni potentissimi, praticamente in ogni alimento vegetale. Non tutti dannosi o cancerogeni, anzi, parecchi sono addirittura utili a prevenire le malattie grazie al loro potere antiossidante. Questi pesticidi naturali, comunque, sia dannnosi sia utili, non si possono vietare per legge come quelli artificiali prodotti dall'uomo. Possono soltanto essere modulati, cioè ridotti o eliminati, modificando - appunto - le informazioni geniche.
Ma torniamo al commercio mondiale.
Ora gli esperti dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) contestano l'Unione europea sugli organismi geneticamente modificati. Lo stop deciso dall'Ue fra il 1998 ed il 2003, e i provvedimenti presi per alcuni prodotti specifici, violano le norme della Wto, sostiene il gruppo di tre esperti presieduto dallo svizzero Christian Häberli.
Nel loro rapporto di oltre mille pagine, gli esperti fanno notare in particolare che le misure di salvaguardia prese da alcuni Stati dell'Ue, come Austria, Francia, Germania, Grecia e Lussemburgo, sono contrarie a diverse disposizioni della Wto.
Gli Stati Uniti, l'Argentina e il Canada, avevano denunciato tre anni fa la moratoria decisa dall'Unione europea.
Tra le prime reazioni, quella dell'associazione ecologista Greenpeace, che lamenta che la Wto non ha preso in considerazione i criteri di prudenza e di precauzione. La posizione della Wto - dice in sostanza Greepeace -dimostra che l'organizzazione antepone gli interessi commerciali ad ogni altra preoccupazione, e non è neppure in grado di trattare questioni scientifiche ed ambientali di una certa complessità.
A noi sembra che la sbrigatività e l'unidirezionalità della pronuncia degli esperti del Wto siano il pendant del timore eccessivo e un po' reazionario degli Europei, percorsi - nonostante la conclamata razionalità - da diffidenza e oscuri timori di stampo medievale. Non dimentichiamo che a suo tempo gli Europei vietarono o rifiutarono l'uso alimentare di pomodori, patate e melanzane, con la motivazione scientifica che le foglie delle rispettive piante, appartenenti alle Solanacee, sono velenose. Non dimentichiamo che siamo stati i primi a proibire il Ddt solo perché è persistente nell'ambiente e nella catena alimentare. Ora l'Oms ha scoperto che non è tossico per l'uomo, e che è insostituibile contro la malaria. La sua messa al bando ha fatto morire centinaia di migliaia di uomini in Asia e Africa.
Così, oggi, non si capisce perché scienziati e governanti europei debbano restare in surplace, in balia degli umori d'una opinione pubblica disinformata, senza fare nulla di forte e decisivo per informarla. Si faccia una sperimentazione seria, o si utilizzi quella raccolta dalla Usda negli Stati Uniti. Se, come sembra, i cibi Ogm non procurano nessun tipo di danno, neanche lieve, neanche nel medio periodo, se ne permetta subito il commercio. Con o senza la menzione sull'etichetta.
26 settembre, 2006
Della Ragione: "La Chiesa è sicura sulla vita e la morte, ma la scienza no"
Figuratevi che meraviglia possiamo avere per il morboso interesse che la Chiesa mostra oggi per la fecondazione. E' una balla la storia della "vita": se le interessa tanto - credetemi - è perché la cosa avviene per atto sessuale. Comprendiamo certi loro gravi problemi psicopatologici, però a tutto c'è un limite. La mia vicina di tavolo all'Università Cattolica di Roma, quando scrivevo il Manuale di Terapie con gli Alimenti, era una suora polacca, studentessa in medicina, che aveva sempre il libro di anatomia aperto sulla pagina dell'organo sessuale maschile. La cosa durò una decina di giorni.
Ora che si parla di testamento biologico e di eutanasia, senza essere medici i preti si dicono certissimi, sulla base delle Antiche Scritture e del parere dei Santi, anche dell'inizio della "vita" e della "morte", elementi sui quali fior di scienziati sono incerti. Per forza, tutto è facile per chi parte da una scelta teologica, cioè filosofica.
Ma nella realtà? Il confine tra vita e morte è molto più sfumato, specialmente in un organismo complesso come l'uomo, che non è un'ameba unicellulare. E non solo per uno studente di biologia del primo anno, ma anche per un professore universitario o un ricercatore medico. Una risposta solo biologica, quindi, appare difficile. Forse è per questo che per stabilire il mimento della morte di solito ci si affida alle convenzioni, cioè al diritto. Ecco sull'argomento l'interessante testimonianza del medico napoletano Achille Della Ragione (Nico Valerio).
"La delicata tematica dell’eutanasia da giorni riempe le prime pagine dei giornali e fa tornare attuale l’arduo quesito sull’inizio della vita. Ma quanti si interrogano su quando la vita finisca?
Fortunatamente, della problematica la Chiesa non si è mai interessata, e questo disinteresse ha favorito il progresso della scienza dei trapianti, a differenza delle tecniche di fecondazione assistita o dell’aborto, che cozzano contro il dogma della "animazione coincidente con la fecondazione", sancito nel 1869 da Pio IX nella "Apostolicae sedis". A questa conclusione si è giunti dopo che sulla spinosa questione si erano espressi tutti i maggiori studiosi cristiani, da Tertulliano a S. Agostino, fino a giungere a S. Alberto Magno, che candidamente asseriva che il maschio possedeva un’anima dopo 40 giorni dal concepimento, mentre la donna dopo 90, e S. Tommaso d’Aquino, sul cui pensiero si fonda la teologia e l’etica cristiana, che sosteneva la tesi della "animazione ritardata", prima della nascita, ma molto tempo dopo la fecondazione.
Non mi dilungo perchè vorrei invitare a meditare sul preciso momento della morte. Pochi sanno che il cuore adoperato per un trapianto è perfettamente pulsante, anche se il vecchio proprietario ha il cervello che non funziona più (elettroencefalogramma piatto). Una situazione identica a tanti ricoverati da anni, senza speranza, nei nostri centri di rianimazione, anche loro con il cervello distrutto, ma con un cuore o i polmoni malandati che non interessano per un trapianto.
Se a questi soggetti asportassimo il cuore senza utilizzarlo sarebbe eutanasia? E come mai non lo è se l’organo serve per un trapianto?
Alcune cellule resistono alla mancanza di ossigeno più delle altre. Ad esempio le cellule pilifere vivono fino a 6 giorni dopo la morte ufficiale, anche dopo il seppellimento del corpo. In caso di morte traumatica in un giovane, è impressionante, vegliando il cadavere, scoprire che al mattino ci vorrebbe il barbiere.
La delicata linea di confine tra l’inizio e la fine della vita mal si presta ad essere delineata con precisione, se si vuole trovare una risposta unicamente biologica, che non può soddisfare pienamente.
Una verità difficile da accettare per il laico, che non voglia travalicare nella scienza come dogma. Un argomento che diverrà sempre più scottante, che ha costituito per oltre trent’anni per il sottoscritto, come medico e come libero pensatore, oggetto di studio e riflessione, senza speranza oramai di una risposta soddisfacente e definitiva".
Achille della Ragione
Della Vedova sull'eutanasia: "Centro-destra sbaglia, questo è Stato etico"
Ma mentre qualche voce di buonsenso e di plauso per la risposta del Presiudente si è levata da Sinistra, la Destra rischia di identificarsi e annullarsi, perinde ac cadaver (insomma, a corpo morto) sulle posizioni ultraconservatrici della Chiesa.
Una tattica ottusa, perché la Chiesa, che deve mostrarsi ecumenica e doverosamente non partitica - si è visto in passato - non sarà neanche grata di questa imbarazzante fedeltà interessata d'una sola parte politica. E che sia una tattica lo dimostrano le tante idee diverse che circolano al riguardo nella base di Centro-destra - elettori ed eletti - dove i liberali hanno in privato posizioni analoghe a quelle dei Radicali.
Intervistato da Radio Radicale, il deputato riformatore di Forza Italia, Benedetto Della Vedova si è detto convinto del pericolo dell'unanimismo forzato nel Centro-destra. "Sul tema dell'eutanasia la Cdl rischia di assumere una posizione da statalismo etico", ha detto.
E' necessario perciò che Forza Italia organizzi un confronto sul tema dando almeno "pari dignità" a tutte le posizioni in campo. "È ora che in Italia si affronti una discussione sull'eutanasia che abbia uno sbocco legislativo - ha detto Della Vedova - innanzitutto per togliere l'eutanasia dalla condizione di pratica clandestina e illegale come denunciato di recente dal professor Umberto Veronesi. Ritengo che la risposta data dalla Cdl sia un errore politico ed elettorale, sono certo che molti degli elettori del centro destra e in particolare di Forza Italia hanno una sensibilita' su questi temi come quella che ho io, cioe' di prudente e ragionevole apertura anche dal punto di vista legislativo alla eutanasia".
23 settembre, 2006
In ginocchio davanti a Islam e Ucoii. E chi ci va di mezzo sono i laici
"Ratzinger in ginocchio", sintetizza l'amico Vallocchia oggi. E così prosegue: "Non contento di aver dimostrato al mondo intero non solo che non è infallibile, ma anche i suoi limiti di teologo, di politico e di diplomatico adesso il papa accelera la corsa alla proskìnesis. L'atto di dolore e di scuse con gli ambasciatori dei paesi islamici è previsto per lunedì prossimo a Castelgandolfo, e magari per rendere più evidente la contrizione potrebbe essere collocato sul pavimento ad usum pontificis anche un apposito tappetino.
Si aggiungeranno ai diplomatici anche i rappresentanti dei musulmani in Italia. Mallevadrice dell'incontro con questi ultimi sarà l' Ucoii, quella particolare associazione che, dopo l'autogol del messaggio antiebraico, rischiava di essere estromessa dalla Consulta Islamica e che ora viene rivalutata dal papa ed elevata al rango di massima espressione delle comunità italiane.
Povero ministro Amato, che rospo dovrà ingoiare con questa promozione dell' Ucoii, proprio adesso che stava per dar loro una ridimensionata! E chissà come saranno contente le altre associazioni moderate, che da quella avevano preso le distanze!
Ma il guaio peggiore lo passeremo noi atei, laici e liberi pensatori perché la sottomissione annunciata comporterà un'accelerazione dei due sistemi religiosi più totalitari del pianeta, per la Santa Alleanza contro di noi, che siamo i loro unici veri avversari.
Ricordiamoci che per chi nega l'esistenza della loro immaginaria divinità nei paesi dove vige la legge coranica è prevista la pena di morte, come fino a pochi secoli fa, nei paesi dove vigevano - e dove vogliono nuovamente imporre - le "radici cristiane", per gli eretici era previsto il rogo".
Se non ti offendi, caro Vallocchia, direi che le tue sono "parole sante"...
21 settembre, 2006
Presidente, con chi sarebbe stato il 20 settembre, col Papa-Re, con l'Italia o i Borboni?
Brutto segno, nota il bravo Vallocchia. Che così prosegue: "Abbiamo atteso invano fino alla mezzanotte di ieri che qualche organo di stampa ci desse notizia di un comunicato, una noticina, un sospiro del Presidente Napolitano sulla ricorrenza del XX Settembre 136 anni dopo che, liberata Roma dalla teocrazia papalina, sembrava che si potesse costruire uno stato laico. Silenzio, a parte l'invio di una corona alla Breccia di Porta Pia, omaggio visto solo dal centinaio di persone colà convenute senza nemmeno la presenza di una TV.
In compenso abbiamo letto di un fondamentale discorso sui rapporti fra teatro e televisione.
Sempre ieri avevamo espresso inutilmente la speranza che il Presidente Napolitano desse un segnale di attenzione alla laicità, come aveva fatto Ciampi l'anno scorso inserendo un richiamo esplicito al XX Settembre nel messaggio agli studenti per l'apertura dell'anno scolastico. Niente, solo un fervorino.
Ricordiamo poi l'ossequio con cui Napolitano salutò il papa al momento del viaggio a Siviglia, esprimendogli un caloroso anche se generico comune sentire poco dopo che Ratzinger aveva reiterato l'anatema contro la parità di diritti per le coppie omosessuali. Certo, non era in alcun modo un' adesione a quella discriminazione, ma una presa di distanza da quel tentativo di sovrapposizione della chiesa alle scelte politiche degli Stati non ci sarebbe dispiaciuta.
Ricordiamo perciò con particolare affetto l'orgogliosa dichiarazione di laicità espressa dal cattolico ma sinceramente laico Presidente Ciampi quando il Papa, recandosi in visita al Quirinale, non si peritò di dettargli pubblicamente i limiti e i paletti di una "sana" laicità.
Grazie di tutto Presidente Ciampi, pur con tutta la tua estrema, eccessiva moderazione, e qualche erroruccio di politica monetaria a livello europeo, visti quelli che sono venuti dopo un poco ci manchi!
A Giulio Cesare Vallocchia e agli amici di NoGod va la nostra solidarietà e condivisione totale.
Per fortuna il presidente Giorgio Napolitano ha avuto modo in seguito di riabilitare il proprio laicismo, così che non è certo stato questo il difetto principale della sua Presidenza, come appare chiaro dal nostro ritratto alla fine del suo mandato.
AGGIORNATO IL 26 NOVEMBRE 2016
20 settembre, 2006
Porta Pia, 20 settembre. Il cap. Segre, valoroso e schivo, fu l’ebreo che salvò il cattolico Cadorna.
Ma, visto oggi col senno di poi, per tutti i cattolici, sia i cattolici liberali, sia i papisti reazionari, il 20 settembre era ed è in realtà il giorno della rinascita, l'inizio della riscoperta della sfera puramente spirituale e religiosa del cattolicesimo, come era già avvenuto nell'Europa del nord protestante. A Roma e nel Centro Italia (Stato della Chiesa) le incrostazioni da eliminare erano tante, anche rispetto ad altri Paesi cattolici, e proprio per i guasti e la corruzione che il potere temporale aveva generato sul territorio e tra le coscienze. Da allora, insomma, anche i cristiani italiani come i cristiani francesi, tedeschi, spagnoli o americani, smisero di adorare un parroco, un monsignore, un Prefetto della Fede, un Cardinale, un Nunzio, un Ministro, un Delegato di Sua Santità. E riscoprirono, se non Dio, almeno la propria coscienza di Dio.
Prima che apparisse questo articolo, i rarissimi testi che accennavano alla faccenda dicevano che questo ufficiale ebreo era "un tenente che sparò le prime cannonate". Doppio errore. Un ufficiale non può essere addetto a un cannone. Un "tenente" al massimo avrà ordinato di sparare. Ma il “tenente” era in realtà un capitano comandante, che ordinò il primo fatidico colpo di cannone. Del resto, non era credibile che fosse affidato a un tenente, un ufficiale inferiore, un compito così importante destinato a cambiare la storia d’Italia, dal generale Cadorna che doveva aver programmato bene l’azione, anche per scaricarsi la coscienza – lui fervente cattolico, e scelto proprio per questo dal Governo “per garantire la persona del Pontefice” – perché sapeva che su “chi avesse dato l’ordine di sparare” pendeva la scomunica del Papa. No, lì ci voleva almeno un capitano. E non certo un ufficiale cattolico.
Il giovane capitano è al comando della 5.a batteria del IX reggimento di artiglieria. Alle 5.20 del 20 settembre 1870, come da ordine ricevuto, ordina d’aprire il fuoco contro non certo la Porta Pia, opera monumentale del Michelangelo, ma le basse mura a destra della Porta, ritenute - a torto - molto deboli. Subito dopo sparano anche la 2.a e l’8.a batteria del VII reggimento, comandate dai capitani Buttafuochi e Malpassuti. Ma le mura Aureliane erano molto ben costruite, e oltretutto i soldati mercenari pontifici non solo non si arrendevano ma reagivano, contravvenendo a un ordine del Papa. Infatti i pontifici fecero più morti degli italiani. Così, contò qualcuno, ci vollero ben 888 colpi per avere la meglio sulle difese e aprire una grossa breccia da cui i bersaglieri poterono passare.
E altro che in "difesa": i papalini erano all'attacco. Furono, infatti, i mercenari del Vaticano, asserragliati a sorpresa in un avamposto fuori le mura Aureliane (villa Patrizi, oggi non più esistente; quasi al suo posto ora c'è il Ministero del Lavori Pubblici), a iniziare le ostilità contro gli italiani prevenendo il loro bombardamento. Un particolare che pochi conoscono e non viene mai ricordato. Infatti, alle ore 5,10 del 20 settembre i papalini colpirono a morte un artigliere di Segre, il caporale Michele Piazzoli, che dalla collina stava ancora aggiustando il cannone assegnatogli verso le mura. Ne parla lo stesso capitano nella lettera alla fidanzata (v. oltre). E fu la prima vittima della giornata, un italiano. Strano comportamento quello delle truppe mercenarie papaline. Il Papa in persona, infatti, aveva ordinato al Segretario di Stato cardinale Antonelli (e questi doveva aver dato disposizioni al proprio comandante in capo gen. Kanzler), di ritirare le truppe entro le mura e di limitarsi a un puro atto di resistenza formale. E invece no, i mercenari fecero resistenza e causarono diversi morti e feriti tra gli italiani, come testimoniala lapide apposta sulla sinistra del Monumento della Breccia (v. foto in basso).
Sulla medesima memorabile battaglia un’altra testimonianza, nella lettera al padre del sottotenente dei Bersaglieri Alberto Crispo Cappai, che poi diventerà generale.
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Il XX Settembre deve essere la nostra grande Ricorrenza Nazionale, la vera festa degli Italiani. E non solo per giusto anticlericalismo, ma perché obiettivamente, dal punto di vista storico, in quanto ricorrenza del momento fondativo dello Stato Italiano, questa data è ancora più importante del 2 Giugno, Festa della Repubblica.
Ed è una vergogna che il “XX Settembre festa nazionale” non lo chiedano i politici di Destra, Centro e Sinistra uniti, come dovrebbe essere visto che è la nostra "data di fondazione", e neanche i sedicenti e parolai "liberali" super partes quando sono inseriti con grande opportunismo - ricordate? - in qualche governo di Centro-Destra che si definisce "liberale" per prendere voti, ma che i grandi e piccoli valori liberali disprezza o contraddice. Del Risorgimento, di Porta Pia, hanno perso il ricordo, anzi ne sono imbarazzati.
Il ritorno alla festività del XX Settembre lo ha dovuto proporre, tempo fa, l’insospettabile onorevole Franco Grillini (della Sinistra democratica ed ex Arci-gay), che sempre più spesso nelle interviste a Radio Radicale si mostrava "liberale" e laicista.
Perciò, viva il "XX Settembre", la nostra vera, unica, festa nazionale, a ricordo dell'evento finale e cruciale del Risorgimento italiano, che riunificò l'Italia portando la capitale a Roma come aveva vaticinato il grande Cavour nel famoso discorso alla Camera.
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Il testo della proposta di legge è riportato nel primo commento (vedi).
IMMAGINI. 1. La carica dei Bersaglieri a Porta Pia (dipinto di M. Cammarano, 1871). 2. La palla di cannone incastomata in un torrione delle Mura Aureliane. 3. Breccia e i primi curiosi (foto). 4. Porta Pia e la Breccia visti da villa Patrizi (foto settembre 1870). 5. Tomba nel cimitero di Chieri (Torino) del colonnello Giacomo Segre. Era capitano il 20 settembre 1870 a Porta Pia, e toccò a lui per delega del generale Cadorna di ordinare il bombardamento dell’artiglieria. Nell’articolo si spiega perché. 6. Una rarissima fotografia di Giacomo Segre. 7. Lapide commemorativa apposta dal Comune di Chieri nel 2008. Chissà, forse anche con il nostro piccolo concorso: questo articolo, infatti, scritto nel 2006 e ora aggiornato con foto e particolari, era stato uno dei primi a riscoprire e divulgare la figura del capitano ebreo. 8. Ambulanza dell’esercito italiano a villa Torlonia il 20 settembre 1870. 9. Ufficiale dei bersaglieri nel 1866 (modellino di U. Giberti). 10. Non ci sono fotografie o stampe dei cannoni italiani impiegati a Porta Pia. Per averne un’idea si veda questa stampa francese dell’artiglieria piemontese con cannone al traino all’assedio di Gaeta del 1860. Come si vede, il calibro dei cannoni dell’epoca era già notevole. 11. Bersagliere (stampa del Museo di Porta Pia). 12. La targa del monumento della Breccia di Porta Pia con i nomi dei caduti italiani. 13. Nella targa al maggiore Pagliari, il caduto italiano più alto in grado, il combattimento di Porta Pia è giustamente considerato quello definitivo, capace di "atterrare una dominazione sacerdotale non voluta da Cristo, condannata dalla ragione e dalla storia". 14. La mappa dei luoghi oggi (da Google Map). 15. La "Colonna della Vittoria" eretta in memoria della Breccia nel venticinquennale (1895) era in origine molto più distanziata dalle mura. Oggi risulterebbe al centro di Corso d'Italia. Il monumento, disegnato dall'arch.Carlo Aureli, utilizza una colonna romana di granito rosa orientale, probabilmente delle Terme di Nerone, trovata nel 1875 in scavi presso il Pantheon. La Vittoria alata è opera dello scultore Giuseppe Gustalla.
AGGIORNATO IL 20 SETTEMBRE 2020
Etichette: italia, liberalismo, papato, risorgimento
18 settembre, 2006
A cena con papa Benedetto, tra Logos, atei, Islam e don Benedetto (Croce, guarda caso...)
nella newsletter del Salon Voltaire sorpresi tutti elogiando in modo paradossale (io liberale, laicista, radicale, anticlericale, addirittura ateo) il nuovo papa definito "ultraconservatore", in realtà teologo e intellettuale, in confronto col vecchio papa, santone carismatico ma anche politico. Proprio perché intellettuale e professore - spiegavo - e perciò abituato a una certa libertà di parola e di giudizio, sfondoni compresi, sia degli studenti, sia dei colleghi studiosi, sia di noi atei, mangiapreti, o comunque liberali e radicali, anche se cattolici.
Ma soprattutto - aggiungevo - un papa di princìpi e di studi forti, che non inseguirà come l'attore Giovanni Paolo II il consenso, e non coltiverà il narcisismo mediatico, darà modo a noi laici di ritrovare davvero noi stessi, di rafforzare la nostra identità. Sia pure per contrasto.
Avevo visto giusto, caro papa Ratzinger. Anzi, c'è di più in Lei: l'ingenuità del professore, una timidezza che la rende simpatico, il poco calcolo politico, la caduta in quella che i giornalisti conformisti chiamano "la gaffe", il gusto infantile dell'erudito di sfoggiare con i colleghi gli angoli più reconditi della critica teologica.
Rigore? Chiusura? Certo, ma lo sapevamo già. Del resto le aperture di Woytila - non dica di no - erano finte, politiche: sorrisi o atteggiamenti sapientemente dolenti alla tv, ma poi a telecamere spente mano dura sui preti dissidenti, sulle donne, sugli scienziati.
Come liberale, radicale e non credente, insomma, preferisco cento volte Lei, Ratzinger: sono sicuro che non mi sentirei per niente a disagio nel farle da educato interlocutore dialettico, col sorriso sulle labbra e senza arroganza, se - poniamo il caso - Lei mi invitasse a cena in rappresentanza degli atei liberali.
Una cena in Vaticano? Non mi scandalizzerebbe. A proposito, sono vegetariano e preferisco i cereali integrali. La sera, Santità, sono così parco che mi fa contento con una semplice zuppa contadina, una frittatina alle erbe e un'insalatona mista. Non bevo, ma per brindare a Lei posso bere un bicchiere di rosso. Purché... non me lo trasformi sotto il naso in sangue di Gesù. Sa, per via del mio vegetarismo...
E che direi all'anfitrione Ratzinger? Be', intanto la prenderei alla larga. Dopo qualche cenno sul cibo, visto che Lei suona il piano mi metterei a parlare di musica, del mio amore per Bach, Vivaldi e il barocco. Al mio amatissimo jazz accennerei di sfuggita: Lei non mi sembra il tipo adatto, a differenza di Woytila.
Poi, alla zuppa, direi in modo esplicito che a noi laicisti e non credenti questo papa non dispiace troppo: con Lei siamo sicuri almeno di poter dire anche la nostra. Da teologo Lei sarà abituato a tutte le obiezioni. E la religione come Logos, come Ragione, anche se sotto c'è il solito trucco linguistico di gesuiti e teologi, è un'idea per noi rassicurante. Almeno nella Chiesa di Roma, santo Iddio, si può discutere, ammetterei addentando la frittata.
Discutere? Forse oggi, solo oggi, santo Padre, e non su tutto. Per esempio, sugli embrioni no.
Ad ogni modo Lei non farebbe una piega. Anzi, col tipico sorriso ecclesiastico finto-ingenuo, mi aiuterebbe Lei stesso a completare le frasi incredule, a formulare le obiezioni e le critiche in modo più esplicito di quanto io stesso per correttezza possa fare. Per il gusto, s'intende, di poterle confutare a suo agio, come non solo i teologi ma perfino gli umili parroci sanno fare. Del resto, se non ci fossimo noi peccatori e miscredenti, voi che ci stareste a fare? Diceva mia nonna: "Siamo noi che gli diamo il pane".
Che differenza, ammettiamolo, con l'Islam!
Ma, prima di tagliare l'arancia col coltello, una cosa Le vorrei dire, papa Ratzinger. Lei, Santo Padre, dice cose sensate contro il fanatismo religioso, e giustamente riporta la sorpresa, quasi il fastidio intellettuale dell'imperatore Paleologo, già alla fine del Trecento, verso una religione come l'Islam che fin d'allora si faceva largo con la spada, quindi nel sangue della violenza, anziché col ragionamento, cioè con le armi della parola.
Ma è possibile che Lei non ricordi che anche la Chiesa di Roma, e più volte, è caduta nel medesimo errore, prima e soprattutto dopo Emanuele II il Paleologo? Quanti roghi, quante condanne a morte, quante guerre di religione, quante stragi di "eretici", quante persecuzioni di "streghe" o di "apostati", quante torture, quante condanne alla prigione, quante conversioni forzate, insomma quanta violenza è stata perpetrata dalla Chiesa per diffondere il suo credo!
Sono sicuro, papa Ratzinger, che Lei converrebbe con me, bevendo il suo unico bicchiere di Riesling, che anche la Chiesa si è macchiata di delitti contro l'umanità. E forse, complice il vino bianco del Reno, chiederebbe perdono. Ma a noi liberali il perdono, come il pentimento, non fa buona impressione. Anzi, ne diffidiamo. Nella vita facciamo di tutto per non compiere errori, ma poi, se li commettiamo, ci assumiamo tutte le nostre responsabilità. Ben sapendo - ci scusi - che nessuno potrà, pentimento o no, far sì che non siano mai avvenuti.
Piuttosto, preferirei farla riflettere, Santità, sul perché la Chiesa di oggi non si abbandona più a simili riprovevoli violenze che usava un tempo. Sua lunga maturazione? Presa di coscienza immediata ad opera dello Spirito Santo? Né l'uno, né l'altro.
Lei ricorderà, Santo Padre, che l'addolcimento della Chiesa fu l'effetto di almeno tre grandi movimenti di pensiero: prima la Riforma protestante, poi l'Illuminismo e infine il Liberalismo. E quante botte abbiamo prese noi riformatori, illuministi o liberali prima di imporre alla Chiesa di Roma con la forza della ragione e col diritto quella tolleranza, quel rispetto per un Logos dialogante e interpretativo di cui ora il cattolicesimo si vanta, in faccia all'Islam "arretrato e violento", quasi che sia diventato una "religione laica e liberale", mentre è ancora autoritario.
Quel Logos per cui - ma solo per il Logos in sé, non per la Fede - il suo quasi omonimo don Benedetto Croce (e scusi il nomen-omen) usò paradossalmente la doppia negazione del "non possiamo non dirci cristiani". Proprio perché la nostra cultura, perfino quella religiosa, deriva dalla Ragione, non da un Dio assoluto, prepotente e violento.
Però non dimentichi, Santità, che per aver tentato a mezza bocca interpretazioni diverse della "parola di Dio", vescovi, preti e uomini comuni sono stati a migliaia uccisi, imprigionati, costretti all'esilio o alla morte civile. Dalla Chiesa. Dov'era il Logos allora?
E così, prima che la cena finisca, Santità, lo vuole riconoscere o no che la Chiesa di Roma è quella che oggi è, o dovrebbe essere (ancora molta strada deve fare, pensi solo alla mancata libertà di scienza), non per suo merito ma proprio grazie a noi liberali, a noi riformatori, a noi mangiapreti, a noi preti del dissenso, a noi radicali, a noi laicisti, a noi atei? E che perciò è un controsenso logico (e infatti il Logos protesta) accusarci, proprio noi illuministi che abbiamo costretto la Chiesa di Roma ad essere superiore all'Islam, di scandalizzare i fanatici islamici con l'edonismo e la perdita del sacro dell'Occidente?
Si decida, Santo Padre: o la secolarizzazione, la perdita del sacro, è un bene che ha reso oggi la Chiesa cristiana più umana, meno invadente e non sanguinaria, grazie al Logos di cui Lei si vanta di fronte all'Islam, e in questo caso Lei deve ringraziare non solo gli antichi filosofi - troppo comodo - ma anche i moderni illuministi che alla Ragione si rifanno come strumento di libertà; oppure è un male, colpa di quei debosciati edonisti di liberali, radicali e miscredenti. Ma così Lei darebbe ragione all'Islam fanatico, alla forza bruta contro il Logos, e rafforzerebbe i fondamentalisti islamici rispetto alla Chiesa, che sul Logos ha puntato tutte le sue carte.
Risolva questa contraddizione, papa Ratzinger, e possibilmente prima del caffè.
Per il resto, grazie, la cena l'ho gradita: tornerò.
Suo
NICO VALERIO