18 settembre, 2006

 

A cena con papa Benedetto, tra Logos, atei, Islam e don Benedetto

Caro papa Ratzinger,
nella newsletter del Salon Voltaire sorpresi tutti elogiando in modo paradossale (io liberale, laicista, radicale, anticlericale, addirittura ateo) il nuovo papa definito "ultraconservatore", in realtà teologo e intellettuale, in confronto col vecchio papa, santone carismatico ma anche politico. Proprio perché intellettuale e professore - spiegavo - e perciò abituato a una certa libertà di parola e di giudizio, sfondoni compresi, sia degli studenti, sia dei colleghi studiosi, sia di noi atei, mangiapreti, o comunque liberali e radicali, anche se cattolici.

Ma soprattutto - aggiungevo - un papa di princìpi e di studi forti, che non inseguirà come l'attore Giovanni Paolo II il consenso, e non coltiverà il narcisismo mediatico, darà modo a noi laici di ritrovare davvero noi stessi, di rafforzare la nostra identità. Sia pure per contrasto.

Avevo visto giusto, caro papa Ratzinger. Anzi, c'è di più in Lei: l'ingenuità del professore, una timidezza che la rende simpatico, il poco calcolo politico, la caduta in quella che i giornalisti conformisti chiamano "la gaffe", il gusto infantile dell'erudito di sfoggiare con i colleghi gli angoli più reconditi della critica teologica.
Rigore? Chiusura? Certo, ma lo sapevamo già. Del resto le aperture di Woytila - non dica di no - erano finte, politiche: sorrisi o atteggiamenti sapientemente dolenti alla tv, ma poi a telecamere spente mano dura sui preti dissidenti, sulle donne, sugli scienziati.

Come liberale, radicale e non credente, insomma, preferisco cento volte Lei, Ratzinger: sono sicuro che non mi sentirei per niente a disagio nel farle da educato interlocutore dialettico, col sorriso sulle labbra e senza arroganza, se - poniamo il caso - Lei mi invitasse a cena in rappresentanza degli atei liberali.

Una cena in Vaticano? Non mi scandalizzerebbe. A proposito, sono vegetariano e preferisco i cereali integrali. La sera, Santità, sono così parco che mi fa contento con una semplice zuppa contadina, una frittatina alle erbe e un'insalatona mista. Non bevo, ma per brindare a Lei posso bere un bicchiere di rosso. Purché... non me lo trasformi sotto il naso in sangue di Gesù. Sa, per via del mio vegetarismo...

E che direi all'anfitrione Ratzinger? Be', intanto la prenderei alla larga. Dopo qualche cenno sul cibo, visto che Lei suona il piano mi metterei a parlare di musica, del mio amore per Bach, Vivaldi e il barocco. Al mio amatissimo jazz accennerei di sfuggita: Lei non mi sembra il tipo adatto, a differenza di Woytila.

Poi, alla zuppa, direi in modo esplicito che a noi laicisti e non credenti questo papa non dispiace troppo: con Lei siamo sicuri almeno di poter dire anche la nostra. Da teologo Lei sarà abituato a tutte le obiezioni. E la religione come Logos, come Ragione, anche se sotto c'è il solito trucco linguistico di gesuiti e teologi, è un'idea per noi rassicurante. Almeno nella Chiesa di Roma, santo Iddio, si può discutere, ammetterei addentando la frittata.

Discutere? Forse oggi, solo oggi, santo Padre, e non su tutto. Per esempio, sugli embrioni no.
Ad ogni modo Lei non farebbe una piega. Anzi, col tipico sorriso ecclesiastico finto-ingenuo, mi aiuterebbe Lei stesso a completare le frasi incredule, a formulare le obiezioni e le critiche in modo più esplicito di quanto io stesso per correttezza possa fare. Per il gusto, s'intende, di poterle confutare a suo agio, come non solo i teologi ma perfino gli umili parroci sanno fare. Del resto, se non ci fossimo noi peccatori e miscredenti, voi che ci stareste a fare? Diceva mia nonna: "Siamo noi che gli diamo il pane".
Che differenza, ammettiamolo, con l'Islam!

Ma, prima di tagliare l'arancia col coltello, una cosa Le vorrei dire, papa Ratzinger. Lei, Santo Padre, dice cose sensate contro il fanatismo religioso, e giustamente riporta la sorpresa, quasi il fastidio intellettuale dell'imperatore Paleologo, già alla fine del Trecento, verso una religione come l'Islam che fin d'allora si faceva largo con la spada, quindi nel sangue della violenza, anziché col ragionamento, cioè con le armi della parola.

Ma è possibile che Lei non ricordi che anche la Chiesa di Roma, e più volte, è caduta nel medesimo errore, prima e soprattutto dopo Emanuele II il Paleologo? Quanti roghi, quante condanne a morte, quante guerre di religione, quante stragi di "eretici", quante persecuzioni di "streghe" o di "apostati", quante torture, quante condanne alla prigione, quante conversioni forzate, insomma quanta violenza è stata perpetrata dalla Chiesa per diffondere il suo credo!

Sono sicuro, papa Ratzinger, che Lei converrebbe con me, bevendo il suo unico bicchiere di Riesling, che anche la Chiesa si è macchiata di delitti contro l'umanità. E forse, complice il vino bianco del Reno, chiederebbe perdono. Ma a noi liberali il perdono, come il pentimento, non fa buona impressione. Anzi, ne diffidiamo. Nella vita facciamo di tutto per non compiere errori, ma poi, se li commettiamo, ci assumiamo tutte le nostre responsabilità. Ben sapendo - ci scusi - che nessuno potrà, pentimento o no, far sì che non siano mai avvenuti.

Piuttosto, preferirei farla riflettere, Santità, sul perché la Chiesa di oggi non si abbandona più a simili riprovevoli violenze che usava un tempo. Sua lunga maturazione? Presa di coscienza immediata ad opera dello Spirito Santo? Né l'uno, né l'altro.

Lei ricorderà, Santo Padre, che l'addolcimento della Chiesa fu l'effetto di almeno tre grandi movimenti di pensiero: prima la Riforma protestante, poi l'Illuminismo e infine il Liberalismo. E quante botte abbiamo prese noi riformatori, illuministi o liberali prima di imporre alla Chiesa di Roma con la forza della ragione e col diritto quella tolleranza, quel rispetto per un Logos dialogante e interpretativo di cui ora il cattolicesimo si vanta, in faccia all'Islam "arretrato e violento", quasi che sia diventato una "religione laica e liberale", mentre è ancora autoritario.

Quel Logos per cui - ma solo per il Logos in sé, non per la Fede - il suo quasi omonimo don Benedetto Croce (e scusi il nomen-omen) usò paradossalmente la doppia negazione del "non possiamo non dirci cristiani". Proprio perché la nostra cultura, perfino quella religiosa, deriva dalla Ragione, non da un Dio assoluto, prepotente e violento.

Però non dimentichi, Santità, che per aver tentato a mezza bocca interpretazioni diverse della "parola di Dio", vescovi, preti e uomini comuni sono stati a migliaia uccisi, imprigionati, costretti all'esilio o alla morte civile. Dalla Chiesa. Dov'era il Logos allora?

E così, prima che la cena finisca, Santità, lo vuole riconoscere o no che la Chiesa di Roma è quella che oggi è, o dovrebbe essere (ancora molta strada deve fare, pensi solo alla mancata libertà di scienza), non per suo merito ma proprio grazie a noi liberali, a noi riformatori, a noi mangiapreti, a noi preti del dissenso, a noi radicali, a noi laicisti, a noi atei? E che perciò è un controsenso logico (e infatti il Logos protesta) accusarci, proprio noi illuministi che abbiamo costretto la Chiesa di Roma ad essere superiore all'Islam, di scandalizzare i fanatici islamici con l'edonismo e la perdita del sacro dell'Occidente?

Si decida, Santo Padre: o la secolarizzazione, la perdita del sacro, è un bene che ha reso oggi la Chiesa cristiana più umana, meno invadente e non sanguinaria, grazie al Logos di cui Lei si vanta di fronte all'Islam, e in questo caso Lei deve ringraziare non solo gli antichi filosofi - troppo comodo - ma anche i moderni illuministi che alla Ragione si rifanno come strumento di libertà; oppure è un male, colpa di quei debosciati edonisti di liberali, radicali e miscredenti. Ma così Lei darebbe ragione all'Islam fanatico, alla forza bruta contro il Logos, e rafforzerebbe i fondamentalisti islamici rispetto alla Chiesa, che sul Logos ha puntato tutte le sue carte.

Risolva questa contraddizione, papa Ratzinger, e possibilmente prima del caffè.

Per il resto, grazie, la cena l'ho gradita: tornerò.
Suo
NICO VALERIO

Comments:
Bravissimo, Nico, sempre brillante e arguto come al solito. Ma perché non ti candidi tu a fare il Papa? Sono certo che avresti un vastissimo seguito (e forse anch'io riscoprirei di essere stato -- tanto tempo fa -- un credente!).
 
No, grazie, caro Piero, sono sempre più ateo, se possibile.
Anche se questo, a vedere certi papi del passato (e non solo il Borgia) non è mai stato un problema...
Ho solo sceneggiato un discorso che altrimenti sarebbe apparso pesante.
Il paradosso irritante è che la Chiesa si fa bella d'essere "tollerante" in confronto all'Islam, ma lo è (ancora in parte, in piccola parte)
solo perché noi laici l'abbiamo costretta nei secoli.
Dovrebbe ringraziarci. E invece critica ogni giorno gli illuministi e i laicisti.
 
Bentornato Nico, vedo che hai colto il cuore del problema: il Papa si pone a mezza via tra noi e l'islam. Una posizione quantomeno scomoda...
 
A CHE SERVE IL "LOGOS"?
(Il Papa, l'Islam, la Ragione e l'Occidente)

L'ultima parte dell'articolo l'ho inviata ai giornali e agli amici in forma più completa ed efficace, che riporto qui di seguito:

Caro Papa Ratzinger, dopo il Suo discorso su Manuele II il Paleologo e l'Islam, contestato dai fanatici orientali e dagli ipocriti occidentali, noi liberali dobbiamo difendere il Suo diritto di pensiero e di parola, come se fosse il nostro.
Ma Lei, Santità, si decida: o la secolarizzazione, la perdita del sacro, è un bene che ha reso oggi la Chiesa cristiana più umana, meno invadente e non sanguinaria, grazie al Logos di cui Lei si vanta di fronte all'Islam, e in questo caso Lei deve ringraziare non solo gli antichi filosofi - troppo comodo - ma anche gli illuministi di ieri e di oggi che alla Ragione si rifanno come strumento di libertà; oppure è un male, colpa di quei debosciati, edonisti e materialisti che sono i liberali, i radicali, i miscredenti, gli occidentali in genere. Ma così Lei darebbe ragione all'Islam fanatico, alla forza bruta contro il Logos, e rafforzerebbe i fondamentalisti islamici rispetto alla stessa Chiesa, che si dice fondata sul Logos. Risolva questa contraddizione, papa Ratzinger.
 
Scusa, Nico, non è per caso che dietro il reiterato riferimento al Logos da
parte di Benedetto XVI si celi, in fondo, un tentativo di sincretismo
culturale tra l'oscurantismo biblico e la ragione liberale?
Il "Logos", in seno alla dottrina cristiana, è un palese riferimento a Gesù
Cristo. Il vangelo di Giovanni, infatti, esordisce con le seguenti parole:
"En archì in o logos, ke o logos in pros ton theon, ke theos in o logos"
(ossia: "in principio c'era il Logos, il Logos era presso Dio e il Logos era
Dio").
Pensi dunque che il Papa, da buon teologo e sofista, stia volutamente
giocando sul doppio significato del Logos?
Ciao
Piero
 
Sembra di sì. O meglio, quando un Papa parla alternativamente di Logos e di Ragione, gli equivoci sono quasi giustificati.
E' chiaro che il Logos di Ratzinger altro non è - se non prendo abbagli - che l'origine di tutte le cose, insomma Dio, ma visto come ragione divina che agisce da principio ordinatore dell'universo.
Per i filosofi laici il Logos potrebbe essere, invece, la Ragione suprema, il principio motore del mondo, e come tale superiore a qualsiasi altra entità, Dio compreso.
Ma mi sono già spinto troppo oltre: non è il mio campo. In filosofia e teologia tu sarai sicuramente più preparato di me. Io, per esempio, quasi tutta la filosofia medievale... non l'ho mai capita.
 
buongiorno
 
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