07 novembre, 2005

 

7. Newsletter del 13 maggio 2004

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Salon Voltaire
IL "GIORNALE PARLATO" LIBERALE
LETTERA QUINDICINALE DEL SALOTTO VOLTAIRE
GIORNALE LIBERALE DI ATTUALITÀ, SCIENZA, CULTURA, POLITICA E COSTUME
Lettera N. 7 - 13 maggio 2004

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"Stress, ipertensione, colesterolo alto? Partecipa a un salotto liberale.
L’unico in cui il sedentarismo fa bene e stimola il cuore"
CARDIOLOGO ANONIMO
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In questo numero:
MEDIO-EVA 3000. STALINIANI CHE GIOCANO SULLA PAURA
LA STRANA COPPIA E I CAVALLI GONFIATI "VIA DERETANO"
ACQUA SENZA SODIO, TESTE SENZA CERVELLO
BUSH TORTURATO DAI SERVIZI SEGRETI DEMOCRATICI.
VATTIMO L’ISTRIONE. ARMIAMOCI CONTRO L’AMERICA
SOLUZIONE FINALE PER L’IRAQ: DIAMOGLI INDIETRO SADDAM
QUANDO "AMNESY" E CROCE ROSSA NON VEDONO
UNA DEMOCRAZIA LIBERALE DEVE VINCERE. A TUTTI I COSTI
"VIETNAM LIBERO, A MORTE GLI USA". L’IRAQ DI IERI
CI CREDO SE LI VEDO MANIFESTARE IN PIAZZA
SINAGOGA PRIMA DEL VITTORIANO NELL’ITALIA LIBERALE
COMPAGNE, SE PROPRIO INSISTETE VE LA CUCIAMO
DARWIN INSEGNATO ALLE ELEMENTARI
POLITICI LADRI O IMBECILLI? MOLTO MEGLIO I PRIMI
LIBERALI ITALIANI. UNA FEDERAZIONE TRA I CLUB
NUDISTI PUDICHI. VOGLIONO ESSERE "NATURISTI"
GOVERNO IDEALE? HA SOLO DUE MINISTRI
CATASTROFE SULLO SCHERMO, VERDI PER SCHERNO
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NARCISISMO DA SALOTTO. RIDONO ANCHE I COMPAGNI
Vattimo l’istrione: "Armiamoci contro l’America"
Il teorico del "pensiero debole" e filosofo del nulla, Gianni Vattimo, se n’è uscito con un’altra delle sue. Uniamoci ai resistenti iracheni, o italiani - ha scritto in estrema sintesi sul Manifesto questo prolisso seduttore di anime perse - e cacciamo gli invasori americani dall’Iraq. Esibizionista perdutamente innamorato di se stesso, oppure solo sciocco e disinformato? Visti i precedenti, propenderei per la prima. Del resto, per capire che tipo di istrione è Vattimo, al Parlamento europeo ha denunciato di sentirsi, lui gay, emarginato e discriminato in Italia. Poverino. Lui che gigioneggia da tutte le tv e da tutti i giornali, ben pagato e riverito come universitario, e con i nostri soldi. Il presidente di turno, uno che di solito ce l’ha con il governo italiano, l’ha congedato con un sorrisetto e una battuta umoristica. Ha fatto più male di una staffilata sulle natiche. (Sora Gertrude de Campo Vaccino)
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REAZIONARI DI DESTRA E SINISTRA CONTRO LA SCIENZA
Medio-Eva 3000. La paura del "cibo del diavolo"
Il nome delle cose è la loro sostanza. Chi ha applicato agli alimenti la sigla scientifica "Gmo" (Ogm in italiano: organismi geneticamente modificati) o era un cretino o era tanto, troppo, intelligente. Nel secondo caso, voleva mettere in guardia, gettare un allarme subliminale, se non altro sollevare inconsciamente precauzioni e timori. Passi per una sigla attribuita per comodità negli studi scientifici delle riviste specializzate a vegetali o animali di laboratorio a cui è stato modificato qualcosa del corredo genetico, ma l’attribuzione di questo nome che Totò avrebbe definito "jettatorio" al cibo di tutti i giorni, questo no, non dovevano farlo. E’ il più grave errore psicologico della comunicazione scientifica degli ultimi decenni. Se non sapesse bene di che si tratta, neanche il biologo capo direttore delle ricerche genetiche della Monsanto mangerebbe mai un "organismo geneticamente modificato".
Ma, a parte il nome inquietante, nulla degli alimenti modificati geneticamente deve far paura ad una persona razionale. Perché quasi nessuna pianta è stabile sul piano del Dna, dato che le modificazioni genetiche naturali sono continue. Perciò tutti i nostri cibi più diffusi sono di fatto "organismi geneticamente modificati", o dalla natura o dall’uomo. Ne sanno qualcosa i poveri botanici, che impazziscono a districarsi con le classificazioni nel ginepraio di piante selvatiche del genere Mentha (da cui deriva la nostra menta coltivata) o Rubus (come la mora di rovo), che hanno la maledetta tendenza a incrociarsi tra loro e a modificarsi geneticamente.
Pensate forse, da buoni uomini di lettere o diritto, che in natura esistono le verze così come si trovano al mercato, grosse, tutte da mangiare, piene di foglie carnose e compatte? No, in natura la Brassica sylvestris, specie originaria da cui derivano quella e altre varietà di cavoli, è una striminzita e insignificante piantina dal fusto legnoso e dalle rade foglioline immangiabili. Credete davvero che i famosi pomodorini di Pachino siano l’idea pura, platonica, del pomodoro del Paradiso terrestre? Macché, le bacche originali del Solanum lycopersicum erano piccole, giallastre, molto acidule, e tossiche. Insomma, immangiabili. E poi la varietà "Pachino", fortunato marketing commerciale, è una invenzione recente di bravi ingegneri genetici italiani. Tra l’altro, grazie alle modificazioni genetiche, antiche e moderne, il pomodoro maturo è diventato il più potente e diffuso alimento anti-cancro.
In passato, pomodori, patate, melanzane e decine di altri cibi nuovi venuti dall’America con Colombo erano rifiutati dalle popolazioni europee. Aizzati, come oggi da politicanti e pseudo-scienziati alternativi, dai preti e dai sapienti di allora, contadini e cittadini si rifiutavano di mangiare quei "cibi del diavolo". E, rispetto ad oggi, almeno avevano un alibi: il resto delle piante - non i frutti - erano e sono tuttora velenosi. Il pomodoro si diffuse in tutt’Italia solo nell’Ottocento. Nel Settecento, il chimico Parmentier, che cercava di combattere la carestia e la fame con l’introduzione della patata, che nessuno voleva mangiare, ricorse ad uno stratagemma psicologico. Fece piantare a patate un orto di Parigi, sorvegliato di giorno da guardie armate ma di notte incustodito. Finalmente i cittadini si decisero a saccheggiarlo. Solo nel 1773 riuscì a dimostrare davanti all’Accademia delle Scienze che la patata era innocua. E la patata di allora, non ancora trattata con pesticidi e concimi artificiali, era sicuramente più ricca di sostanza naturali tossiche di quella che mangiamo oggi.
Così va il mondo, amici umanisti. Anzi, così va la natura. Che ci vogliamo fare se non ha previsto l’alimentazione e la vita dell’uomo? Se i cibi "naturali per l’uomo" non sono o non sono più da 12 mila anni quelli, rarissimi, selvatici? E se perfino questi si sono modificati da sé? Però qualcosa dovremo pur mangiare noi umani, ospiti inattesi e abusivi del pianeta. Di qui, per fortuna, tutte le modifiche alle piante alimentari dall’uomo, a cominciare da quelle degli Etruschi, a cui si deve una specie di broccolo italiano oggi comune. E’ perciò antistorico, medioevale e ridicolo considerare in pieno 2004 "cibo del diavolo" quello geneticamente modificato. Perché non è una novità. Che cosa cambia se anziché i geni della lattuga noi aggiungiamo quelli della coccinella? Non avremo un "granturco con le zampine", come insegna la maestra elementare "verde" ai bambini, ma solo con una informazione, un software più aggiornato. Faremo, meglio, ciò che la natura già fa per conto suo: mescolare dati. Così creeremo mele, pere, legumi, cereali, più resistenti ai parassiti e alle muffe, e quindi meno bisognosi di pesticidi e sostanze chimiche, più resistenti alla conservazione, quindi più disponibili per il Terzo Mondo dove la fame miete vittime.
Per questo, gli attivisti di Greenpeace che hanno fatto irruzione negli stabilimenti della soia Ogm di Ravenna e assalito al largo di Chioggia una nave di Panama con un carico di soia Ogm, non si battono per la "salute dell’uomo" ma per un’ideologia reazionaria e medioevale - come ha scritto lo scienziato Tullio Regge sulla Stampa - questa sì, davvero "di destra", per usare il loro linguaggio, simile a quella dei preti ignoranti del Seicento. In realtà sono i vecchi anti-capitalisti di sempre, visto che i loro avversari veri sono le imprese, come la Monsanto o la Nestlé. Non gli basta, come diciamo noi liberali, scegliere - al limite - di non comprare, di non consumare. No, vogliono imporre a tutti la loro ideologia, vogliono vietare stalinianamente, riducendo gli spazi di libertà di tutti. Fosse pure la libertà dell’errore. Insomma, dei fascisti veri e propri. E che lo dicano anche i finti "Verdi" dell’avvocato partenopeo e parte-italiano (per parafrasare Totò) Pecoraro Scanio, non ci meraviglia. Da perfetti, tipici, politicanti del vecchio sud parolaio, reazionario e arruffa-popolo, simili "umanisti" (ah, che bella parola, sprecata per simile gente sottoculturale…) neanche sanno che cos’è la Natura. A loro serve solo il voto degli elettori ingenui, emotivi, anziani, socialmente marginali, ignoranti in qualunque scienza. E, sia chiaro, neanche il ministro Alemanno, neo-ingegnere della "destra sociale", si salva. (La fattoressa di Malagodi, a Gaiole in Chianti)
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DUE EX-TUTTO, OCCHETTO E DI PIETRO, TRAVERSERANNO IL FIUME?
La strana coppia e i "cavalli gonfiati"
"Lui" era di destra, anticomunista di brutto. Correva voce, mai smentita, che avesse simpatie per il Msi o An. Anche perché da giovane era stato poliziotto. Un bravo poliziotto. E infatti, nei primissimi mesi di "Mani pulite" tutta la dirigenza di An era con lui, finché non si accorse che i processi si prestavano a strumentalizzazioni politiche. Come giudice non brillò mai, anche se riusciva, con l’esperienza da agente, a far parlare i sospettati. Ebbe tante traversie, fu accusato da Craxi, si dovette difendere per l’uso di un appartamento, di una Mercedes e per l’insolito contenuto di una scatola di scarpe. Tutto, però, prestato gratis o restituito. Da tutte le accuse, per fortuna, fu assolto, pur con qualche bonaria tiratina d’orecchi Poi, però, si dimise misteriosamente dalla magistratura. Preso in giro per l’aria furba, la gestualità semplice e l’accento da contadino del Molise, in realtà è una brava persona, perfino ingenua. Piaceva alle signore anziane e, stranamente, al liberale di destra - poi diventato di sinistra - Federico Orlando. Per un anno è stato l’uomo politico più popolare, sempre in predicato per fare il ministro (lo voleva Berlusconi, figuriamoci) o il presidente del consiglio (lo voleva Scalfaro, figuriamoci). Per fortuna sua e nostra, non ha fatto né l’uno né l’altro. Però qualcosa ha fatto: ha fondato il movimento "Italia dei valori".
L’altro "lui", invece, era di sinistra, ma proprio comunista e anti-destra di brutto. Pure il baffo era staliniano. Bravo era bravo, cattivo al punto giusto. A vederlo, sembrava uno che "mangia bambini" al curry con sottaceti un giorno sì e l’altro pure. In realtà era un brav’uomo. Anzi, un ingenuo, visto come si fece cacciar via, lui "baffone", da un "baffino". Ma ai compagni del Pci in crisi di identità dopo Berlinguer e le illusioni di una "terza via" tra comunismo e socialismo, quest’uomo con i baffi sembrava un buon segretario. Gli capitò tra capo e collo il crollo dell’Urss. Fu lui ad arrovellarsi su come denominare la "cosa" quasi-comunista-ma-non-troppo che doveva nascere, ricostruendo - perché tutto restasse come prima - il post-comunismo dai calcinacci del Muro di Berlino. E tergiversò, mediò, alambiccò, ponzò. Insomma, tanto fece che la palla passò ad altri più furbi, cioé più "togliattiani" di lui. E a lui che aveva inventato i Ds scontentando tutti, destra e sinistra comunista, solo pernacchie. Si ritirò offeso in una villa in Maremma, dalle parti di Capalbio. Eh sì, perché il nostro era un po’ snob, con gusti semplici ma raffinati. Stile agriturismo. E lì, nella pace mondana di Capalbio, Baffone si produsse nel più famoso e fotografato "bacio" che la storia del marxismo ricordi. Con una donna, s’intende. Ecco perché ora desta scalpore il suo nuovo connubio. Con un uomo.
"Lui" e "lui", insomma, vecchia storia. Eccoli, in coppia, che strizzano l’occhio invitando i passanti dai maxi-poster 6 per 3. Non è un bel vedere: palpebre cadenti, rughe, barbe mal fatte e baffetti grigiastri da spazzolino usato. Ma se l’hanno fatto, ci deve essere una nicchia di marketing pure per questi gusti. I due irregolari, si propongono di raccattare voti tra gli scontenti delle coppie regolari Fassino-D’Alema e Prodi-Rutelli. E intanto tentano di attraversare il fiume in piena della politica italiana. Potrebbero affondare al primo gorgo. Gli consigliamo di fare come i cavalli militari francesi. Venivano gonfiati con una pompa ad aria compressa (un esemplare è nel Museo di Reims), via deretano, per poter galleggiare con tutta la soma fino alla riva opposta. Un sistema infallibile che permetteva agli eserciti di attraversare fiumi ben più turbinosi della politica italiana. Per aver dimenticato in caserma la pompa anale, il principe Poniatovski annegò nell’Ester nella ritirata di Russia (1813). Ma Occhetto e Di Pietro non annegheranno. Al contrario di Moro e Fanfani, ronzini promossi "cavalli di razza", loro sono cavalli gonfiati. Al massimo resteranno lì, in mezzo al fiume, a galleggiare. Fermi. (La badante russa di Cossiga)
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RUMSFELD DIFESO NON DALL’INTELLIGENCE, MA DA TOCQUEVILLE
Bush torturato dai servizi "segreti" democratici
Quando si dice la nèmesi. Gli Stati Uniti fottuti da una England. Così continuano a pagare per quel lontano sgarbo all’Inghilterra. Torture? Quali torture? Il liberale Tocqueville polemizzò con i pacifisti francesi del 1830 e giustificò con cinico realismo (Travail sur l’Algérie, Oeuvres complètes, Gallimard) l’efficacia delle crudeltà più efferate contro gli arabi. L’autore della Democratie en Amerique, fine esperto di psicologia dei popoli, avrà pensato che gli arabi, per cultura atavica, si aspettano solo la forza dagli "uomini veri", e solo la forza perciò rispettano. Uno stereotipo razziale, d’accordo. Ma quanto è accaduto nelle prigioni in Iraq fa rivoltare Tocqueville nella tomba. E il troppo non è tanto la tortura, fisica e psicologica, in sé, che potrebbe essere praticata anche dalla polizia svedese, dai caschi blu dell’Onu, e perfino dai vigili urbani di Poggibonsi. No, qui di eccezionale c’è il modo "grandioso" con cui questa tortura è stata prima scientificamente organizzata dall’alto, poi meticolosamente documentata con fotografie, e infine al momento opportuno divulgata.
Non è la stampa che ha fatto scoprire tutto, ma un generale Usa, Ricardo S. Sanchez, con una richiesta di indagine già nel gennaio scorso. Ed è proprio quello che si è scoperto che non convince. Altro che caduta della morale, qui potremmo essere nel bel mezzo di un classico complotto politico. "Military Police" e servizi "segreti", subappaltati o no a ditte private, che prima spingono soldati secondini a mettere in scena orge sado-maso da teatrino d’avanguardia anni 70, poi convincono, favoriscono o comunque non vietano che reclute e sergenti scattino allegramente migliaia di fotografie ricordo a colori, riunendole addirittura in simpatici cd-rom strenna. Temevano forse che un simile prezioso carico di testimonianze a futura memoria andasse perduto? Un amico generale, con qualche esperienza di servizi segreti, mi cita l’aneddoto d’un suo istruttore di "intelligence". Sul suo desk c’era un cartello con l’ironica scritta: "L’intelligence deve essere, almeno, intelligente".
E’ vero, un servizio segreto che "divulga" non è stolto, ma troppo intelligente. Quindi, c’era un preciso disegno. Chi ha organizzato tutto sapeva benissimo a quali conseguenze di immagine per i neo-conservatori che hanno voluto la guerra avrebbero portato le rivelazioni, quale danno in popolarità sarebbe seguito per il presidente Bush, in piena campagna elettorale. Una precisione da orologiai. Del resto, non era partita proprio dalla potente e ricca lobby dei democratici Usa la recente giornata mondiale dei pacifisti e no-global?
Ma a guardare con più attenzione il dibattito elettorale in America, qualcuno scopre che il capitolo "tortura in Iraq" non è la premessa, ma la conclusione della vicenda. "La guerra dei neo-cons è finita" scrive infatti Polito sul Riformista. Non nel carcere di Abu Ghraib, ma prima. La pubblicazione delle foto ne è solo la rivelazione, che forse non sarebbe neanche avvenuta se la guerra non fosse stata già persa in America. La storia, si sa, la scrivono i vincitori. E la pubblicano sui giornali". D’accordo, e allora diciamolo: il ministro Rumsfield, il Pentagono, i neo-cons (che però ormai criticavano il modo con cui era gestita la guerra), sono i perdenti che la fazione democratica ha destinato al sacrificio, pur di stroncare Bush. E poi si lamentano dell’Europa. (Ninetta, la donna delle pulizie)
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DISSIDENTI E ISRAELIANI LINCIATI E TAGLIATI A PEZZI
Quando Amnesty e Croce Rossa non vedono…
L’indignazione generale contro soldatesse e soldati americani colpevoli di episodi di sadismo contro prigionieri irakeni non deve far passare sotto silenzio i tanti linciaggi di dissidenti palestinesi, soldati e ragazzi israeliani, nei territori arabi, scrive Deborah Fait sul sito www.informazionecorretta.com che rivela le scandalose mistificazioni o i silenzi complici della nostra informazione sul Medio Oriente. Due esempi tra mille. Soldati israeliani, che avevano sbagliato strada, catturati, squartati vivi, calpestati e sbudellati dai palestinesi, che addirittura si sono divertiti a strappare loro il cuore e a giocarci a palla. I loro corpi sminuzzati con cura maniacale e disseminati per un largo raggio. E anche cadaveri carbonizzati di dissidenti palestinesi appesi ai pali della luce, mentre gruppi di ragazzini che ridevano sguaiati e isterici.
Avete letto questa notizia da qualche parte in Europa? Da nessuna parte. Siamo dovuti ricorrere alla pazienza e alla bravura dei redattori di Informazione Corretta per apprenderla, con raccapriccio. Eppure Israele questi crimini contro l’umanità li aveva denunciati e documentati. Avete forse letto di qualche protesta di Onu, Croce Rossa, Amnesty (in questo caso Amnesy), e giornali? Noi no. Nessuno si è mosso, nessuno ha protestato, nessuno si è scandalizzato. Anzi, i pacifisti italiani si sono vantati: "siamo tutti kamikaze". Perciò, signori dell’Onu, di Amnesty, della Croce Rossa, del Governo dell’Unione Europea, la vostra indignazione oggi per i fatti dell’Iraq è piu' vergognosa, piu' scandalosa e oscena delle azioni di quei soldati americani che hanno disonorato la loro bandiera e la loro divisa. "Loro, almeno, verranno puniti, a voi non vi punirà mai nessuno", ha concluso con logica stringente e disperata Deborah Fait. (Il fratello scemo dei Bandiera)
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LA GUERRA NON E’ UN MINUETTO DI FANCIULLE IN FIORE
Una democrazia liberale deve vincere. "A tutti i costi"
Da Caino e Abele in poi nulla è cambiato. Un conflitto armato è una realtà orrenda e sanguinosa. Le spade delle legioni romane decapitavano, mutilavano e infilzavano i nemici nei ‘corpo a corpo’ più cruenti della storia, mentre il sangue zampillava dalle arterie recise anche a due metri di distanza, e il rosso dell’emoglobina alla fine della battaglia tingeva uniformemente non solo l’erba, ma tutti, amici e nemici, vivi e morti. Per questo, la guerra, anche nella versione più "pulita" di oggi, deve ripugnare a tutti gli uomini sensati. Tanto più ai liberali, che hanno tante libertà da perdere. Guai ad "amare" la guerra in sé, come quegli psicopatici di romantici e futuristi, uniti dall’assurda confusione psicoanalitica di Eros e Thanatos. Noi amiamo solo Eros, altro che "la bella morte".
Ma se alla guerra si è tirati per i capelli, per difendere la libertà e la civiltà, come oggi di fronte al terrorismo islamico, non solo la si deve fare, ma la si deve anche vincere. A tutti i costi. Come hanno insegnato prima i Romani e oggi gli anglosassoni, i loro veri eredi. Anche passando sopra alle regole normali in tempo di pace e di guerra. La guerra non è un minuetto di fanciulle in fiore. D’accordo, forse la "dottrina Harris" era un po’ esagerata. Il generale inglese sir Arthur Harris, capo dei bombardieri di Sua Maestà che distrussero con discussi bombardamenti a tappeto fabbriche e città del III Reich, alle domande di colleghi preoccupati e giornalisti, rispondeva col miglior "humour nero" britannico che avrebbe rispettato solo la convenzione franco-prussiana del 1870, che vietava il lancio di esplosivi da parte di "aerostati riempiti di gas".
E’ normale che gli interrogatori in una prigione di criminali macchiatisi dei peggiori delitti (e perciò non protetti da nessuna convenzione di Ginevra, come ha ricordato sul Foglio un filosofo del diritto, il liberale Matteucci), siano un po’ diversi da quelli del commissariato San Siro o Parioli. Purchè, beninteso, quella violenza in più sia sensata e con precisi limiti, non un gioco perverso di maniaci sessuali. Purché serva almeno a svelare piani criminosi, o ad avere notizie che possono salvare altre vite, o aiutare a vincere. Non a vellicare infantili imitatori del marchese De Sade. In una democrazia liberale anche il male può servire al bene. Il grande Churchill non condannò ai bombardamenti tedeschi la città di Coventry, pur potendo evitarlo, per non svelare la nuova invenzione inglese del decrittatore dei messaggi cifrati, e salvare così molte più vite umane? Quella, sì, era intelligenza, altro che "intelligence". (Il ragazzo del bar all'angolo)
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PSICO-POLITICA. IL DITTATORE PUO’ ESSERE ANCORA "UTILE"
La soluzione per l’Iraq? Diamogli indietro Saddam
"Che sono morto a fare?" si tormenta il Segretario fiorentino più citato ma meno copiato al mondo, quando all’Inferno l’ufficio stampa gli porta la mazzetta dei giornali ignifughi. Letti i quali, Machiavelli, poveretto, corre quasi con sollievo a gettarsi tra le fiamme. Solo un compagno di sventura lo capisce: il dottor Freud. Davvero c’è da dannarsi l’anima nel vedere all’opera tanti sedicenti "esperti" di strategia internazionale e "psico-politica" del menga, tra Pentagono (Usa) che per vendetta da femminucce smobilita l’esercito di Saddam, creando così una falange nemica di terroristi armati di tutto punto, ed Esagono (Francia) che spinge l’Europa a castrarsi di ogni potere deterrente contro l’islamismo terrorista, proclamando in anticipo che "mai farà la guerra". Senza contare i tanti imbecilli che "per inserirle nel computer e trasmetterle agli amici come cartoline-ricordo" fotografano i giochi da psicopatici che allestiscono per vivacizzare le noiose carceri irachene. Cretini gallonati che puniscono cretini graduati, a loro volta criticati da altri cretini indignati.
Eppure, per la psico-patologia quotidiana dell’Iraq un rimedio ci sarebbe. Certo, è un po’ forte e come tutti i farmaci ha qualche side effect. Si tratta di ridare Saddam Hussein agli iracheni, di rimetterlo sul trono di cartapesta sotto discreto e lontano controllo americano. Perché buttarlo via? Il pazzo può essere ancora utile. Ripulito bene, lavato, stirato e sbarbato (ai denti aveva già provveduto un sergente odontotecnico Usa), Saddam può essere ancora utile se non alla democrazia e alla libertà, almeno al governo e all’ordine pubblico dell’Iraq e, indirettamente, alla "pace" di tutto il mondo.
Sarebbe la geniale soluzione di tutti i problemi. Saddam, ci vuole, altroché. Come non averci pensato prima. Niente più terrorismo, e tutti – sciiti e sunniti – a filare dritto. Come prima? No, perché ora Saddam non potrebbe sgarrare, e dovrebbe perfino essere grato agli americani. Hanno fatto benissimo a non ammazzarlo. Lo capivano, che poteva "tornare utile" prima o poi, perfino i graduati della riserva, che anziché premere il grilletto lo tirarono su - con i guanti e la mascherina al naso - dal cubiculo in cui viveva: Ecco, signori generaloni e politici dei miei stivali, questo è il momento. Tiratelo fuori, ché a Bagdad potrebbe fare grandi cose. (La Bella Rosina, dal casino di Vittorio Emanuele)
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MA ESISTONO ARABI E MUSULMANI NON FONDAMENTALISTI?
Ci credo se li vedo manifestare in piazza
La storiella che i politici ripetono - perché così devono dire - che esisterebbero da qualche parte arabi "moderati" non ha mai convinto nessuno. Anche perché non esiste una vera opinione pubblica libera di formarsi delle idee. E su quali fonti, poi? Tanto meno ci crede Enzo d’Apuzzo, che così scrive al Corriere: ""Ho cominciato a credere che non tutti i siciliani fossero mafiosi solo quando li ho visti scendere in piazza a manifestare contro la mafia. Quando vedrò gli arabi manifestare contro il terrorismo, e solo allora, comincerò a pensare che non tutti gli islamici sono fondamentalisti". (Il pronipote di Nino Bixio)
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INFIBULAZIONE "VALORE CULTURALE" PER LE DONNE DI RIFONDAZIONE
Compagne, se proprio insistete ve la cuciamo
E’ stata approvata, finalmente, la legge che considera reato grave ogni forma di mutilazione genitale, come l’infibulazione (cucitura delle grandi labbra) e la clitoridectomia (taglio del clitoride). Forse queste pratiche maschiliste africane si potevano reprimere anche con il codice, ma l’effetto deterrente di questa legge specifica è evidente e si rivolge alle migliaia di casi denunciati in Italia ogni anni tra le bambine immigrate. Ma inaspettatamente - scrive Marina Frascella al Corriere - la deputata di Rifondazione Tiziana Valpiana ha detto che quella dell'infibulazione è sì una pratica "sbagliata", ma per la cultura di chi la fa "non lo è" e quindi al massimo meritevole di una pena come gli arresti domiciliari. Perché "la galera non cambia la cultura".
Certo che no, che ragionamento, ma questo allora vale per tutti i reati. La Valpiana, che è così sinistrese e alternativa da essere quasi un monumento della spensieratezza politica degli anni 70, stia attenta a non diventare reazionaria, nell’ansia di capire le "culture aliene". Le piacerebbe allora che il "delitto d’onore" un tempo in uso in Sicilia (era o no una cultura diversa?), fosse di nuovo punito con un anno di carcere? "Chi mutila o permette che altri mutilino la propria figlia - insorge la Frascella - non ha il diritto di chiamarsi madre. L'infibulazione non è un valore culturale: è mera crudeltà di cui sono vittime ancora una volta le donne. Oltretutto sono scandalizzata dal fatto che una donna che si identifica con valori di sinistra difenda pratiche biecamente maschiliste e tribali. Mi fa specie vedere una sinistra in cui i valori storici del femminismo si arrendono davanti a un terzomondismo modaiolo". Ma sì, se le donne di Rifondazione proprio insistono, qualche vecchia mammana somala o etiopica che anche a loro fa il "taglia e cuci" si trova. (Zeghereda di piazza Vittorio)
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LETTERE DI PENTITI. "ERAVAMO PLAGIATI DAL PCI"
"Vietnam libero, a morte gli Usa". L’Iraq di ieri
"Mi chiedo come ho potuto essere tanto cieco " ha scritto Giuseppe Galbiati, uno dei tanti ragazzi che manifestava per il Vietnam. Gli fa eco il collega Stefano Ballesio. "Sono della "generazione del Vietnam", quella che occupava le piazze e le strade inneggiando al ritiro dei soldati americani e all'auspicabile vittoria dei nordvietnamiti che, unici, lottavano per la libertà. Mi ricordo una mattina al Cinema Adriano di Roma, sul palco c'era tutta la nomenclatura del Pci a dare il benvenuto al generale Giap in visita a Roma di ritorno dai colloqui di Parigi. Si era ancora in piena guerra, eppure a Roma quest'uomo veniva accolto come se fosse lui il nostro alleato. Dopo anni ho scoperto che invece era il vero aggressore; che gli Usa erano andati lì per difendere dall'aggressione il governo del sud, democratico per quanto può essere democratico un governo di quelle parti. Ma tutti noi giovani plagiati e imboccati abbiamo accettato la versione del Pci e dei nostri pacifisti. Oggi io vedo un Iraq che esce da una dittatura, il tiranno assassino è in prigione e l'Iraq avrebbe tutte le carte per costruirsi la propria libertà"
Complimenti, amici, per la vostra rara onestà intellettuale. Saremo ottocenteschi, ma il vostro gesto ci commuove. E Ballesio così continua: "Ho ricevuto moltissime e-mail, evidentemente siamo in tanti della "generazione Vietnam" che ci sentiamo con la coscienza sporca. La colpa che vivo come rimorso è che ci sono stati anni in cui abbiamo permesso che tutto venisse egemonizzato dalla sinistra comunista finendo col considerare che non esistesse altra sinistra che quella. E di conseguenza abbiamo permesso che la nostra voglia di libertà, la nostra voglia di pace, il nostro istinto internazionalista, venisse ad essere lo strumento con il quale il Pci si faceva bello come difensore dei buoni. Di fatto lentamente si appropriava di tutte le nostre istanze, le egemonizzava e le trasformava. E così ci trasformava. (Goffredo di Bugliolo)
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CENTENARIO DEL GRANDE "TEMPIO", SIMBOLO DELLA LIBERTA’
Italia liberale: Sinagoga prima del Vittoriano
Per secoli "calpesti e derisi", come dice l’Inno di Mameli degli italiani, gli Ebrei hanno dato un grande contributo alla storia dell’Italia. La comunità ebraica di Roma è la più antica al mondo, e precede quella cristiana. Ma anche nel Risorgimento e nella nuova Italia liberale, la presenza ebraica fu notevole. Così, il nuovo stato, che nasceva dopo aver abbattuto il potere temporale dei papi e gli altri stati illiberali, volle mostrare un gesto eloquente, un elemento di forte discontinuità col passato. Solo con l'unità nazionale, infatti, gli ebrei ottennero gli stessi diritti degli altri italiani. E, proprio nel Ghetto (Portico d’Ottavia), dove ingiustamente i papi avevano rinchiuso per secoli gli ebrei, viene eretta nel 1904 la Grande Sinagoga di Roma, costruzione imponente e monumentale progettata da Costa e Armanni che svetta sul Lungotevere de’ Cenci proprio in vista di S.Pietro. E, attenzione alle date, la Sinagoga maggiore è completata prima dello stesso Vittoriano, che col suo monumento funebre al "milite ignoto" voleva essere il monumento dell’Italia unita. La Sinagoga è quindi il vero primo simbolo dell’Italia liberale.
Gli Ebrei hanno un ruolo importante nella vita politica e sociale, oltre che nelle scienze e nella cultura. Nel 1910 un ebreo, Luigi Luzzati, è primo ministro, dopo essere stato ministro delle Finanze. Il miglior sindaco che Roma abbia mai avuto, l’ebreo Ernesto Nathan, illuminato liberale riformatore, sta in Campidoglio dal 1907 al 1913. Un altro presidente del Consiglio, ebreo di origine ma convertito protestante, fu Sidney Sonnino, liberale della destra che piaceva anche alla sinistra liberale, nominato dal re nel 1906. Fu anche ministro delle finanze e degli esteri. Giuseppe Ottolenghi, primo ebreo a rivestire il grado di generale dell’esercito italiano nel 1888, diventa istruttore del futuro Vittorio Emanuele III e nel 1902 viene nominato senatore e ministro della Guerra.
Nel 1902, fra i 350 senatori – a quei tempi nominati dal re - figurano ben sei senatori ebrei. Nel 1920 diventeranno addirittura diciannove. Il sociologo israelita Leopoldo Franchetti è senatore conservatore per molti anni, prima di suicidarsi dopo la sconfitta italiana di Caporetto. Salvatore Barzilai, giornalista irredentista di Trieste, è eletto deputato per otto mandati e, dopo la Grande Guerra, fa parte della delegazione italiana alla conferenza per la pace a Versailles.. E’ significativo anche il contributo ebraico al primo conflitto mondiale: l’Italia ha 50 generali ebrei; uno di questi, Emanuele Pugliese, sarà il più decorato dell’esercito; un altro, il generale Roberto Segre, idea le difese sul Piave. Insomma, all'inizio del Novecento le comunità israelitiche sono quasi del tutto integrate in Italia, e l’antisemitismo è limitato a frange minoritarie del mondo cattolico e ad alcune riviste, come La Civiltà Cattolica dei gesuiti.
Il 28 luglio 1904, data ufficiale dell’inaugurazione del Tempio maggiore di Roma, rappresenta, perciò, nella memoria storica degli Ebrei italiani e dell’Italia liberale una data importante, il giorno dell'inaugurazione della Sinagoga. Per festeggiare questo primo centenario si apre venerdì 14 maggio nei sotterranei rinnovati dello stesso edificio la mostra "Il Tempio e l’emancipazione degli ebrei di Roma: 1904-2004". L'esposizione, a cura di Bice Migliau, ripercorre tutta la storia dalla costruzione della sinagoga ed è ricca di curiosità e fotografie che raccontano la vita della comunità ebraica romana. Il 20 maggio è prevista l’emissione di una serie di due francobolli commemorativi delle Poste italiane. Il 23 maggio, ore 16, nel Tempio ci sarà l’introduzione dei sette "sefarim" originali (rotoli di Scritture, col Pentateuco) utilizzati nella cerimonia inaugurale del 1904. Interverrà anche il Presidente della Repubblica. Il 17 giugno (ore 21) nell’Auditorium Parco della musica (Sala S.Cecilia) si terrà un concerto con musiche di Bernstein, Bruch, Bloch e Mendelsson (dir. Yaron Traub). Il 16 e 17 giugno un convegno internazionale di storici all’Università di Tor Vergata dibatterà sul tema "Ebrei ed emancipazione nella formazione della coscienza europea". Infine il 24 ottobre, si terrà un Congresso internazionale rabbinico sul tema "Il contributo degli ebrei d’Italia alla cultura ebraica". (Sara, commessa da Veroli in via Ottaviano)
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RIFORMA DELLA SCUOLA ED EVOLUZIONISMO
Le teorie di Darwin insegnate fin dalle elementari
"Creazionismo a scuola"? Macché. L'insegnamento delle teorie di Darwin sarà assicurato fino dalle elementari. Non sarà difficile, infatti, convincere i bambini che il ministro Giovanardi deriva in realtà da una scimmia Bonobo, anzi no, da uno scimpanzé (perché i Bonobo sono troppo liberi sessualmente e non amano la famiglia). Il difficile sarà convincerli che le belle gambe della ministra, pur non nel fiore degli anni, provengano da quelle storte e pelose dei primati arboricoli. Fatto sta che la ministra meglio depilata d’Italia ha nominato una Commissione presieduta dal premio Nobel Rita Levi Montalcini (e qui il pensiero corre rapido alla specie della bertuccia, sottospecie Sapiens) per dare precise indicazioni in merito. "Con la riforma della scuola che stiamo attuando - ha detto la Moratti in merito alle polemiche sull'insegnamento delle teorie evoluzionistiche - non esistono più programmi rigidi, ma indicazioni nazionali che fissano principi fondamentali di insegnamento, lasciando ai docenti la libertà di adattare i percorsi educativi al contesto e al quadro psicologico degli allievi". Appunto. (Salvatore, quello che scopa in redazione)
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BOUCHER DE PERTHES E UN PENSIERO QUASI FILOSOFICO
Ladri o imbecilli? Meglio i primi, perché…
Al Museo di Saint-Germain-en-Laye è conservato il busto di Boucher de Perthes, noto se non altro per questo efficace aforisma, molto attuale, vista la politica in Europa e in Italia. "E’ meglio essere governati da imbecilli o da ladri?" si chiedeva il pensatore, che certo non doveva avere avuto gradevoli esperienze nella sua vita pubblica. "Dai ladri. Perché la tendenza al furto si attenua a mano a mano che il politico povero si arricchisce. Mentre la propensione all’imbecillità, ahimé, resta sempre la stessa, vita natural durante". Parole d’un saggio, non c’è che dire. (Wilma, commessa da Todis a Lambrate)
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STUPITI O STUPIDI? CONSUMATORI DI FRONTE AI MESSAGGI.
Acqua senza sodio, teste senza cervello
"Il governo dovrebbe mettere un freno", "Perché non se ne occupa il Parlamento?" "Dovrebbe essere vietato". Così gli italiani col complesso del bambino indifeso che ha bisogno della mamma o del papà, commentano le fandonie della pubblicità. Io rispondo ormai con voce monotona e annoiata, sempre allo stesso modo: niente da fare, se la gente non ci mette un po’ di intelligenza e senso critico, peggio per lei. Vi ricordate la storia del passaggio all’euro? Il mercato libero, proprio come il liberalismo politico, presuppone un cittadino almeno informato e intelligente. E se non è intelligente o informato, si informi. Macché.
Prendiamo le stupidaggine del "formaggio magro", che non può esistere essendo il grasso un componente essenziale del suo sapore e della sua consistenza. Peggio ancora, la storiella della "acqua senza sodio", ripetuta ormai da tre o quattro furbissime campagne pubblicitarie di acque minerali. Che senso ha, a meno che non si sia gravemente malati di reni, bere in gran quantità e a caro prezzo un’acqua oligominerale, cioè scarsissima in sali minerali, e soprattutto di sodio? Nessuno. Perché i sali minerali, anche se meno assimilabili di quelli prodotti dagli acidi organici (alimenti), fanno sempre bene; il calcio è addirittura collegato alla prevenzione di varie malattie (cuore compreso), e specialmente in estate o con lo sport è ben nota la sindrome debilitante dell’acqua "di neve" o peggio "distillata", una spirale perversa che col sudore fa perdere i nostri sali preziosi senza mai reintegrarli. In montagna e in casi estremi, si può morire dissetandosi con la neve.
E allora? Per evitare eccessi di sodio e depauperamento del potassio - sono valori inversi che nell’organismo si regolano tra loro - basta mangiare meno salato a tavola, dove si può risparmiare sodio migliaia di volte più che con l’inutile o dannosa "acqua oligominerale poverissima in sodio". Cioè grammi, anziché migliaia o milionesimi di grammo. Quindi meno patatine fritte, meno salumi, meno alici e sottaceti, meno formaggi stagionati, meno pane troppo salato (quello del sud), meno sale nell’acqua di cottura degli spaghetti, meno salse, meno conserve. Altro che "acqua senza sodio". Per il resto, agli scemi e ai pigri, consiglio una bella dittatura. Farà tutto per loro: imposterà anche bevande e cibi corretti, alla Ceausescu. Anche i pensieri politicamente corretti: senza sodio. Contenti? (Sor Giovanni, er farmacista )
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UNIFICAZIONE LIBERALE. ASSEMBLEA A ROMA E STATI GENERALI
"Una federazione tra i 40 club". Come minimo
"Se avete intenzione di commettere un delitto, venite da noi: sapremo come salvarvi dall’ergastolo", avevo letto distrattamente dopo aver dato un primo sguardo alla sala nereggiante di giacche blu, col più alto tasso di avvocati per metro quadrato in Italia. Ma poi ho pulito le lenti e il cartello vero, affisso dietro la presidenza del convegno al "Massimo D’Azeglio" in via Cavour, a Roma (due nomi beneauguranti, il terzo meno), diceva, in modo più ragionevole: "Liberali, il partito della ragione".
Fatto sta che l’assemblea del 29 aprile ha visto per la prima volta premiata la ragionevolezza dei liberali delle più diverse provenienze, in vista di una probabile confederazione in autunno tra le oltre quaranta sigle della diaspora degli einaudiani, dei popperiani e dei crociani di casa nostra, collocati oggi a destra e a sinistra, e anche in un nostalgico centro virtuale. In apertura, una lucida e impietosa analisi del quadro politico di De Luca (PL), duro sia con una sinistra illiberale, spesso liberticida, sia con una destra populista e di forte vocazione assistenziale. E tuttavia ancora "lealista" con la CdL, sia pure turandosi il naso. Ma l’attuale deriva statalista e clericale impone il ritorno in campo di una forza autenticamente liberale e laica, che si ponga come il "partito della ragione" e riapra nuovi spazi di libertà. L’attuale legge elettorale per le europee di fatto esclude i soggetti politici non presenti in Parlamento, costringendoli alla raccolta di un numero esorbitante di firme. Resta valido, perciò, l’invito contenuto in un messaggio di Altissimo: i liberali votino i liberali, ovunque si presentino candidati.
La scontentezza dei liberali prigionieri dentro FI è stata vivacemente testimoniata, con l’humour ben noto, dal vice-presidente della Camera, Biondi. E’ vero che non ci sono mai stati tanti ministri liberali al governo come con FI, ma dove è la politica liberale? Dunque, il partito liberale di massa è una sciocchezza: c’è solo un furto d’uso dell’aggettivo "liberale". I liberali, invece, devono riacquistare forza e riunirsi, dovunque si trovino, anche quelli che, liberali in sé, dentro Forza Italia sono fuori di sé. Dobbiamo battagliare, discutere, farci valere, non contare sul beneficio del principe. E se le cose vanno male dobbiamo fare qualcosa di ancora più grande. Dobbiamo superare la gabbia del bipolarismo e pensare a qualcosa di diverso, per esempio ad una federazione che, lasciando ad ognuno la propria specificità, possa collegandosi mostrare una forza maggiore
Anche dagli altri interventi (Bastianini, Melillo, Carla Martino, Basini, Diaconale e altri) è emersa la necessità di tenere in autunno un Congresso Nazionale aperto, a tutte le componenti e ai circoli diffusi nella penisola, per restituire una casa comune, libera e autorevole a tutti coloro i quali si riconoscano nella grande tradizione culturale, politica e morale del pensiero liberale. Tutto bene solo se non si tratterà di un escamotage per portare gli altri sotto la propria etichetta, ma di veri Stati generali - per dirla con Vivona – in cui tutti ripartono da zero, a cui partecipino tutti i gruppi italiani, contandosi, presentando mozioni, e finalmente votando la nascita d’un nuovo soggetto politico indipendente o, male che vada, di una federazione. Ma riusciranno i liberali italiani a passar sopra ad invidie e antiche rivalità? (Camillo Benso di Latour)
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UN AFORISMA DI DE GAULLE FORSE FA AL CASO NOSTRO
"Il Governo ideale? Ha solo due ministri"
"In ogni governo che si rispetti - sosteneva il generale De Gaulle - esistono solo due ministeri: gli Interni e le Finanze. Gli altri servono solo ad impedire agli Interni e alle Finanze di funzionare". Sarà, ma questo calembour, con qualche variante sui nomi dei ministeri, si adatta benissimo all’Italia di oggi. O no? (Il filippino della Pivetti)
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IL FUTURO CHE PIACE A CHI VUOLE VENDICARSI DELLA CIVILTA’
Catastrofe sullo schermo, "verdi" per scherno
Il mondo, la natura, la civiltà, le nostre città, la nostra storia. Li si ama subito, com’è normale, oppure li si odia per sempre. E d’un odio tanto più oscuro e sottile, quanto più nascosto e covato a lungo, fin dalla prima infanzia. Agli psicologi il compito di studiare i perché - tutti individuali - del masochismo morboso, in realtà sadismo verso gli altri, che caratterizza molti sedicenti "verdi". Li avete visti, no? Come godono nel predire al prossimo morti, terremoti, distruzioni, alluvioni, incendi, eruzioni, inondazioni. Si direbbe che anziché amare la natura e frequentarla, detestino gli altri, i propri "nemici", gli avversari politici. Accusandoli di non amarla. E perciò molti finiscono per disprezzare proprio l’ambiente, la civiltà, la tecnica, il progresso. Che, secondo loro, è sempre dalla parte dei nemici.
Ecco a che cosa fa pensare lo spezzone pubblicitario del film catastrofista L’alba del giorno dopo, che dovrebbe essere un "atto d’accusa" contro di noi umani, i veri marziani, che abbiamo procurato danni irreparabili all’equilibrio del clima e all’ambiente sulla terra. Il film, che sarà lanciato con 500 copie solo in Italia segue una tesi ben precisa: dell’eccessivo surriscaldamento del globo che sta provocando lo scioglimento delle calotte polari e portando a cambiamenti climatici spaventosi, ci si avvia a una nuova era glaciale. Così molte grandi città scompariranno, New York perirà tra le ondate, la civiltà sarà "quasi" distrutta. E alla fine, forse, ci sarà qualche sorpresa, come in tutti i film, perfino quelli masochisti e catastrofisti come questo. Per il poco che ne sappiamo, la pellicola da "atto d’accusa" si trasforma in una confessione di masochismo. Non lamentiamoci, poi, se molti intellettuali americani ed europei, al dunque del disastro vero e del terrorismo, amino quasi indugiare e sprofondare morbosamente nel turbine sensuale della paura. (La portiera di Cinecittà)
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LEGGI INUTILI. E POI IL NATURISMO E’ UN’ALTRA COSA
Nudisti pudichi, vogliono farsi chiamare "naturisti"
Con una foglia di fico grande come la Gazzetta Ufficiale, una legge dello Stato italiano, se verrà approvata una proposta giacente da mesi, definirà una volta per tutte il nudismo come "naturismo". E gli studiosi non osino protestare. Un errore secondario, si dirà, tra tanti allegri sfondoni dei nostri ignoranti legislatori, pronti ad accogliere senza filtro le proposte delle lobbies più disparate. Ma anche se non siete esperti del ramo, pensate a quali divertenti equivoci alla Feydeau potrebbero accadere negli studi dei medici specializzati in "medicina naturista" o in quelli dei dietologi di "alimentazione naturista", sui campi di "agricoltura naturista" o nelle palestre di "ginnastica naturista"... Errori scientifici imbarazzanti che hanno ormai fatto capire agli studiosi e al largo pubblico che delle parole della politica, leggi comprese, ormai non c'è più da fidarsi, e che i nostri legislatori sono letteralmente capaci di tutto. Ma perché devono occuparsi di tutto? Non dovevano "delegificare"? Basta con le leggi inutili, con la vita umana disseminata di migliaia di leggi. (La nipote dell’ing.Ghirardelli)


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