19 dicembre, 2014

 

Crisi economica e corruzione? Italiani, la colpa è nostra, scopre (meglio tardi che mai) Il Fatto.

Meglio tardi che mai. Che perfino un giornale italiano, e pure uno che si spaccia per anticonformista come Il Fatto Quotidiano, dia del “pirla” al cittadino italiano medio, contravvenendo al Primo Comandamento del giornalismo, l’ottuso “divieto di parlar male dei lettori”, è un segno dei tempi. Ma come, i “cittadini” non erano “la parte sana”, l’unica speranza di rinascita (e di autogestione dal basso di uno Stato minimo e condiviso) sia per Il Fatto, sia per il Movimento di Grillo, di cui il giornale condivide molte tesi? Come interpretare il cambiamento? Con un sillogismo a sua volta squisitamente giornalistico e sociologico. Se ormai molti Italiani, perfino i più distratti, assenti e sottoculturali, i più corrivi, i più ignoranti in tema di Democrazia liberale e di funzionamento delle Istituzioni, i più ingenui in fatto di psico-sociologia del Potere (ma anche della vita quotidiana), cominciano a capire che non è certo dalle alternative politiche, da un nuovo Governo Bianchi o Rossi o Neri, né da un Parlamento – per ipotesi – di tutte casalinghe “a rifiuti zero”, o disoccupati volontari “per il bene comune” o pensionati che praticano la raccolta differenziata, che potrà mai venire la nostra rinascita nazionale, ma solo dalla nostra individuale maturazione civica, etica e culturale, allora anche un giornale deve dirlo. Perfino Il Fatto.

Così è accaduto che il giornale definito dagli avversari di Destra, Centro e Sinistra il più “protestatario” e “dietrologico“, il più “populista” e “arruffa-popolo”, il più “allarmista” e “complottista”, il quotidiano – basta dire – in cui scrivono quegli ironici e superciliosi simpaticoni che sono Travaglio e Scanzi, perfetti bastian contrari da tv, diretto da quel cordialone “cuore in mano” d’un Gomez che per contrasto fa apparire come umana e divertente perfino la Giulia Innocenzi, abbia pubblicato un articoletto nel quale si danno tutte le colpe non banalmente alle solite “Destra e Sinistra unite, che ormai sono la stessa cosa, perché di comune accordo imbrogliano gli Italiani e, altro che Riforme, di nuovo producono solo parole, quando non leggi balorde” (spero di aver sintetizzato bene), ma agli stessi Italiani.

E chi sarebbero questi Italiani, improvvisamente sbucati fuori dalle tenebre giornalistiche della polemica politica, se non quei sacrosanti e intoccabili “cittadini” che il Movimento di Grillo, nato – ricordiamo – dalle spontanee liste civiche? E, continundo il sillogismo, non sono forse i grillini quella base “sana” a cui sembra spesso rivolgersi Il Fatto, sia negli articoli, sia come platea di lettura?

Macché, sembrano dire al giornale, «Contrordine, cittadini. Siete voi, per la vostra ignoranza e pigrizia, per la vostra distanza e indifferenza, e anche – diciamolo – per la vostra corruzione, la causa prima del degrado dell’Italia». Oddio, che sta succedendo? Non saranno diventati all’improvviso liberali al Fatto Quotidiano?

E allora siamo d’accordo. Anzi, cose del genere le abbiamo dette fin dai tempi del liceo sui giornaletti studenteschi, e poi su quelli universitari. Il Fatto arriva un pochino in ritardo. Meglio tardi che mai.

Stupidi e incapaci, sì, ma che cosa fare per migliorare? Questo l’articolista non lo dice. Lo diciamo noi, a costo di far la parte di pedagogisti dell’Ottocento (ma c’è poco da prendere in giro: è l’ultimo secolo in cui come popolo siamo stati dignitosi). E’ chiaro che c’è urgente bisogno di formazione culturale e ideale dei cittadini. Bisogna tornare alle idee, ai ragionamenti, all’intelligenza. “Fare” non serve a nulla, anzi, fa solo danni, se prima non ci sono idee e e cultura. Dice: ma ormai i cittadini sono così dappertutto; hai visto quanti votano in Gran Bretagna o negli Stati Uniti? Ma no, per noi è diverso. La gente in Italia non può copiare le distratte borghesie mature dell’Occidente, già consapevoli dei propri diritti e doveri nel Settecento. Loro, beati loro, “hanno già dato”, cioè già si sono impegnati nelle generazioni passate. Noi no, noi ignoranti a quei tempi “non eravamo ancor popolo, eravamo divisi” (per parafrasare un Inno che appare ancora più veritiero alla luce della nostra storia post-unitaria), e in seguito dimenticando il Risorgimento ci siamo coperti di vergogna con fascismi, clericalismi, uomini qualunque, comunismi, berlusconismi, leghismi e grillismi. Mentre gli alti Paesi costruivano la democrazia, noi sceglievamo sempre e soltanto autoritarismo o conservatorismo o populismo, mai la democrazia liberale.

Gli Italiani hanno tanto lavoro che si è ammucchiato nelle generazioni: devono riprendersi la Democrazia liberale, devono partecipare alla vita dei partiti, devono di nuovo interessarsi della Cosa Pubblica, devono studiare e decidere le alternative possibili, devono imparare a valutare e scegliere i delegati alla Politica, anche a costo di giocare meno con la playstation o a burraco, di non accompagnare la figlia a lezione di danza, di andare meno al ristorante. Ripetiamo: non possiamo imitare gli altri popoli democratici: non abbiamo mai fatto i compiti e dobbiamo studiare tutto il programma. Tanto lavoro arretrato che si porterà via una generazione.

O così o niente. La Democrazia liberale è fondata sulla cultura, sulla passione politica,  sulla visione “di Governo”, sul senso critico, sulla partecipazione e sul controllo assiduo dei rappresentanti, sul senso civico, sociale e sulla solidarietà, se lo mettano in testa gli Italiani. Ogni altra soluzione è illusione. La democrazia liberale non si fa dall’alto o con una leggina, ma dal basso. E’ tempo, insomma, di continuare quel Risorgimento interrotto che avevamo cominciato così bene nell’Ottocento.

E se ormai non fa più scandalo dire che “il re è nudo”, e che questo viziatissimo re è proprio il popolo italiano, così bravo a bofonchiare, borbottare, spettegolare, lamentarsi, piagnucolare, sparlare del prossimo, inveire sul Governo, ribellarsi (a parole: al bar, sotto l’ombrellone, in sala d’aspetto, in treno, nei talk show televisivi, ma anche con cortei in piazza: è la stessa cosa), ma nello stesso tempo ad aggirare o infrangere le regole, a infischiarsene degli altri, anche a un giornalista del Fatto Quotidiano sarà venuto in mente di scriverlo. Lo avranno digerito bene in Redazione? Forse sì, al Fatto c’è tutto e il contrario di tutto: hanno deciso di cavalcare ogni protestantismo. E dunque anche Ferruccio Sansa può dire la sua.

Ma, a proposito, Sansa, chi? E’ il figlio non del notissimo giornalista Giampaolo, ma del noto magistrato ed ex sindaco di Genova, Adriano. Ma allora, se non ricordiamo male, qualche anno fa deve aver avuto qualche simpatia grillina, o meglio, il Movimento aveva visto in lui un possibile candidato locale. Il precedente non ci dispiace. E’ ancora più bello che un giornalista a suo tempo non lontano da un Movimento che aveva idealizzato la casalinga e il pensionato come simboli di virtù civiche a prescindere da esperienze e competenze, e che poi aveva fatto eleggere in Parlamento perfetti “signor Nessuno”, cioè cittadini qualunque senza arte né parte, abbia scoperto che le colpe della crisi, del degrado e della corruzione sono (lui scrive “anche”, noi diciamo “soltanto”) dei cittadini Italiani. NICO VALERIO

.

CARI ITALIANI, SIAMO DEI PIRLA

«Cari italiani la colpa è anche nostra». Immaginate un politico che esordisse così. Immaginate un Presidente della Repubblica che ce lo dicesse in faccia nel discorso di Capodanno, mentre guardiamo distratti intrippandoci con lo zampone. E poi:

«Basta dare la colpa all’arbitro, agli avversari fallosi e al pallone sgonfio come fanno le squadre piagnucolose. Basta prendersela con l’euro, la Germania, gli immigrati, le mezze stagioni che non ci sono più. Abitiamo forse nel Paese più bello del mondo. Abbiamo una qualità della vita ancora ineguagliabile, che non nasce solo dalla bellezza, dal clima, dal cibo frutto della nostra terra, ma anche da noi; da quella cordialità, quel calore, che rivelano un senso della vita profondo. E invece ecco come ci siamo ridotti.

Pensiamo alla Sicilia dove lo Stato e la Regione sono diventati solo vacche da mungere e non ci si accorge che derubiamo noi stessi. Che ci mettiamo un soldo in una tasca e ne perdiamo uno dall’altra. Prendiamo sussidi perfino per le vendemmie che non facciamo e così le scuole vanno a pezzi.

Pensiamo a Roma, che a camminare tra i palazzi è una gioia per gli occhi, che fa una pippa alle capitali del resto del mondo. E dove invece si vive così faticosamente, intrappolati nel traffico, dove ci sono voluti più di vent’anni per fare mezza metropolitana quando a Londra ne facevano 400 chilometri.

Pensiamo al Veneto, alla sua campagna dove Tiziano e Tintoretto venivano per cercare i colori, e dove in pochi anni abbiamo costruito una muraglia cinese di capannoni rimasti vuoti che messi in fila sarebbero lunghi 1.800 chilometri.

Pensiamo alla Liguria dove un mese fa c’è stata l’alluvione e oggi gli unici cantieri che lavorano sono quelli per aggiungere nuovo cemento. Altri centri commerciali a due passi dai fiumi, altri condomini in una regione che ha il record di case vuote.

Pensiamo alla Lombardia che aveva la sanità migliore del mondo e oggi l’ha offerta ai privati e lottizzata.

Pensiamo a Milano che sapeva unire spirito di impresa e solidarietà, borghesia e socialismo (non quello di Craxi, però) e che oggi si lascia passivamente infiltrare dalla ‘ndrangheta e punta il dito contro gli immigrati.

Lo so, mi date del disfattista, pensate che vi abbia fatto l’elenco dei disastri. È il contrario, invece: queste sono tutte occasioni. Per realizzarle non serve il Tav, non abbiamo bisogno dei soldi dell’Europa, di cacciare gli immigrati. Basterebbe cambiare la nostra testa, smettere di corrompere, evadere, rubare a noi stessi».

Chissà come la prenderemmo se un politico non ci dicesse più che siamo solo un popolo di santi, poeti e navigatori: «Cari italiani siamo stati dei pirla» (per usare il dialetto di Salvini, ma vanno bene anche mona, ciula, belin, minchioni), «ma possiamo cambiare. Questa sarà la nostra rivoluzione». FERRUCCIO SANSA


01 dicembre, 2014

 

La vergogna dell’8 per mille: lo Stato italiano finanzia la Chiesa con i soldi dei non-credenti.

8 per mille alle religioni 1990-2014 Dite la verità: quanti fedeli della religione delle “Assemblee di Dio” avete conosciuto nella vostra vita? Uno, due? Io neanche uno. Stupendi templi ricchi d’arte da mantenere? Nessuno. Migliaia di preti? Neanche. Eppure nel solo 2014 questa “confessione-fantasma”, ha ricevuto dallo Stato un finanziamento di ben 1.457.185 di euro, quasi 3 miliardi di vecchie lire, grazie alla famigerata legge dell’8 per mille che permette ai cittadini di destinare a una confessione religiosa una percentuale delle imposte dovute allo Stato (Stato che non ha un euro per arte-cultura-scienza, il nostro vero patrimonio, e la nostra industria elettiva insieme alla difesa del territorio).

E hanno ricevuto quasi il doppio, 2.273.891 di euro, gli Avventisti del 7.o Giorno, noti negli Usa per il loro vegetarismo, ma in Italia mai visti, almeno da chi scrive. Tutto questo per la dabbenaggine dei cittadini contribuenti (che d’ora in poi non potranno lamentarsi se cultura e territorio sono abbandonati a se stessi...), i secondi dal 1990 a oggi hanno incassato con l’8 per 1000, ben 53 milioni e mezzo di euro, mentre i primi 21 milioni di euro. Ma queste sono solo le briciole dell’8 per mille: il grosso se lo è pappato la Chiesa Cattolica: solo nel 2014 ha ricevuto l’enorme somma di un miliardo di euro, pari a circa 2000 miliardi di lire (e finora, dal 1990 a oggi, la stratosferica somma di 18 miliardi di euro). Lo Stato italiano, invece, solo le briciole: appena 170 milioni quest’anno, non solo per le scelte dei contribuenti, ma anche per la propria insipienza e colpevole passività (tesa a favorire sottobanco la Chiesa).

Ma a poco a poco queste cifre sono diventate troppo alte: i cittadini italiani, ottusamente, stanno destinando alle religioni troppi soldi, complice una legge sbagliata e ancor più delle norme di attuazione truffaldine. Non era meglio, rag. Rossi e sig. Bianchi, se quei soldini andavano allo Stato Italiano, con tutto il suo deficit, per la tutela delle opere d’arte e del territorio in dissesto idrogeologico?

Ora, una delibera della Corte dei Conti addita all’attenzione dei cittadini proprio questa grave stortura nell’applicazione di una legge già di per sé eccentrica rispetto ad altre consimili leggi europee: la Chiesa e le altre confessioni religiose riconosciute dagli accordi, non solo ricevono troppi soldi destinati in origine alle opere dello Stato (che lo Stato non può più permettersi), ma ricevono anche, abusivamente, le quote di IRPEF dei cittadini che non esprimono alcuna scelta, in proporzione con le percentuali delle preferenze espresse. Così chi ha avuto, per ipotesi, il 5% delle preferenze espresse si prende anche il 5% di chi non ha espresso nessuna preferenza, perché ateo o distratto o pessimista sul funzionamento di questa legge, o perché è disinformato ed è convinto che nessuna delle non-preferenze vada ad arricchire una qualsiasi religione, ma che tutte le non-preferenze portino soldi allo Stato. Ma così non è: le religioni sono finanziate anche da chi non crede in loro e anzi le avversa, come scettici, agnostici e atei. Un paradosso che ovviamente nasconde una situazione di illegalità.

Perciò interviene la Corte dei Conti. Che fa notare, con una lunga, interessante e schietta relazione ricca di tabelle, che la Chiesa Cattolica, con appena il 37,9% delle indicazioni espresse dai cittadini, ha ricevuto nel 2011 ben l’82,3% dell’intera somma, e cioè 1.054 milioni su un totale di 1.279 milioni. In sostanza, l’8 per mille di quegli italiani che non vogliono esprimere nessuna indicazione (il 53,9%) viene per la maggior parte dato alla Chiesa Cattolica. Non in base al dato del 37,9% rispetto al totale dei contribuenti, ma perché è l’82% delle dichiarazioni espresse.

Uno scandalo, un enorme finanziamento obliquo e immeritato che discrimina tra cittadini a seconda delle idee religiose-filosofiche, su cui dovrebbe intervenire la Corte Costituzionale, e anche l’Unione Europea

La Chiesa, visto questo Bengodi, si è buttata a pesce in campagne pubblicitarie per a dare ad intendere alla gente, con immagini di buone suorine e preti solerti, che le proprie finanze sono sempre al limite della sopravvivenza, che è insomma con l’acqua alla gola. E invece è straricca. La Corte dei Conti sottolinea in una apposita tabella gli enormi investimenti che la Chiesa Cattolica fa in pubblicità sulle rete RAI. Ma anche altre fantomatiche confessioni religiose (adesso ci sono anche i buddisti: ma non andavano dicendo che la loro era solo una “filosofia”?) hanno trovato il pozzo di San Patrizio del benessere dopo decenni di vita marginale e stentata. Grazie ai cittadini ingenui e soprattutto alla perversa legge dell’8 per mille.

Legge che – lo dice la stessa Corte dei Conti – va assolutamente ripensata con quote molto diminuite. E per dirlo loro, che sono solo giudici della Magistratura contabile... Noi diciamo invece che la legge dell’8 per mille va del tutto eliminata, perché è di per sé una vergogna per qualsiasi Stato di diritto liberale, ma anche perché è un’enorme spreco di risorse, proprio in anni di crisi economica e finanziaria.

Ecco il Comunicato emesso dalla Corte dei Conti a presentazione della Relazione allegata: 

CORTE DEI CONTI
Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato

Comunicato stampa del 28 novembre 2014

Relazione concernente la
“DESTINAZIONE E GESTIONE DELL’8 PER MILLE”

Grazie al meccanismo di attribuzione delle risorse dell’8 per mille, i beneficiari ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata, godendo di un notevole fattore moltiplicativo, essendo irrilevante la volontà di chi rifiuta il sistema o se ne disinteressa; infatti l’ammontare è distribuito ripartendo anche le quote di chi non si è espresso, in base alla sola percentuale degli optanti.Su ciò non vi è un’adeguata informazione, benché coloro che non scelgono siano la maggioranza e si possa ragionevolmente essere indotti a ritenere che solo con un’opzione esplicita i fondi vengano assegnati (...).

I contributi alle confessioni risultano ingenti, tali da non avere riscontro in altre realtà europee – avendo superato ampiamente il miliardo di euro per anno – e sono gli unici che, nell’attuale contingenza di fortissima riduzione della spesa pubblica in ogni campo, si sono notevolmente e costantemente incrementati.

Già nel 1996 la parte governativa della Commissione paritetica Italia-Cei incaricata delle verifiche triennali dichiarava che “non si può disconoscere che la quota dell’8 per mille si sta avvicinando a valori, superati i quali, potrebbe rendersi opportuna una proposta di revisione. (...) detti valori già oggi risultato superiori a quei livelli di contribuzione che alla Chiesa cattolica pervenivano sulla base dell’antico sistema dei supplementi di congrua e dei contributi per l’edilizia di culto. Un loro ulteriore incremento potrebbe comportare in sede della prossima verifica triennale una revisione dell’aliquota dell’8 per mille”. Tuttavia negli anni seguenti il tema non è stato più riproposto dalla parte governativa, nonostante l’ulteriore rilevante aumento delle risorse a disposizione delle confessioni.

La possibilità di accesso all’8 per mille per molte confessioni è oggi esclusa per l’assenza di intese, essendosi affermato un pluralismo confessionale imperfetto, in cui il ricorso alla bilateralità pattizia permette l’affermazione di uno status privilegiato solo per alcune di esse.

Manca trasparenza sulle erogazioni; sul sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella sezione dedicata, non vengono riportate le attribuzioni annuali alle confessioni, né la destinazione che queste nella loro discrezionalità danno alle somme ricevute. Al contrario, la rilevanza degli importi e il diretto coinvolgimento dei cittadini imporrebbero un’ampia pubblicità e la messa a disposizione dell’archivio completo delle contribuzioni versate negli anni, al fine di favorire forme diffuse di controllo.

Non ci sono verifiche sull’utilizzo dei fondi erogati alle confessioni, nonostante i dubbi sollevati dalla parte governativa della Commissione paritetica Italia-Cei su alcune poste e sulla non ancora soddisfacente quantità di risorse destinate a interventi caritativi, né controlli sulla correttezza delle imputazioni degli optanti, né un monitoraggio sull’agire degli intermediari.  

In violazione dei principi di buon andamento, efficienza ed efficacia della Pubblica Amministrazione, lo Stato mostra disinteresse per la quota di propria competenza, cosa che ha determinato la drastica riduzione dei contribuenti a suo favore, dando l’impressione che l’istituto sia finalizzato solo a fare da apparente contrappeso al sistema di finanziamento diretto delle confessioni. Risulta pertanto del tutto frustrato l’intento di fornire una valida alternativa ai cittadini che, non volendo finanziare una confessione, aspirino comunque a destinare una parte della propria imposta a finalità sociali ed umanitarie.

A ciò ha contribuito: a) la totale assenza – negli oltre 20 anni di vigenza dell’istituto – di promozione delle iniziative, risultando lo Stato l’unico competitore che non sensibilizza l’opinione pubblica sulle proprie attività con campagne pubblicitarie; non si è proceduto in tal senso nemmeno per il 2014, nonostante la novità consistente nella possibilità di destinare risorse per l’edilizia scolastica, tema particolarmente sentito dai cittadini; b) la drastica riduzione delle somme a disposizione, dirottate su altre finalità, a volte antitetiche alla volontà dei contribuenti; peraltro l’istruttoria sulla richiesta dei contributi è svolta dalla Presidenza del Consiglio anche per gli anni in cui questi non sono assegnati o attribuiti in misura minima, rendendo tale attività priva di utilità, con conseguente ingente spreco di energie e risorse pubbliche; c) il fatto che una parte consistente delle risorse da ritenersi alternativa a quelle in favore delle confessioni, sia stata veicolata verso scopi riconducibili agli interessi di queste ultime; d) l’insufficiente determinatezza delle tipologie degli interventi, della loro straordinarietà e delle modalità sulla concreta destinazione dei fondi, che ha prodotto la scarsa coerenza delle scelte effettuale, attraverso erogazioni a pioggia ad enti spesso privati.

Al fine di garantire la piena esecuzione della volontà di tutti, la decurtazione della quota dell’8 per mille di competenza statale va eliminata; è infatti contrario ai principi di lealtà e di buona fede che il patto con i contribuenti venga violato. Peraltro, sono penalizzati solo coloro che scelgono lo Stato e non gli optanti per le confessioni, le cui determinazioni al contrario non sono toccate, cosa incompatibile con il principio di uguaglianza.

Ufficio Stampa Corte dei Conti

AGGIORNATO IL 18 DICEMBRE 2014


24 settembre, 2014

 

Altri 1000 miliardi per bombe atomiche, vuole il presidente Obama, premio Nobel per la pace.

di ROBERTO VACCA

Missile nucleare USA (Reuters) Gli Stati Uniti decidono di investire in nuove, moderne armi nucleari 355 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. Nei prossimi 30 anni salirebbero a 1000 miliardi di dollari. La notizia è apparsa sul NY Times on line del 21 settembre scorso. In Italia non è stata ripresa da giornali, né emittenti tv. Taluno ha proposto che si revochi a Obama il Nobel per la Pace conferitogli nel 2009, solo perché sta armando con armi convenzionali e appoggiando curdi e iracheni contro l’ISIS. Questa decisione di rimodernare l’arsenale nucleare USA è motivo molto più forte per revocargli il premio. L’avevo già proposto nel maggio 2013 nel mio articolo che riporto più oltre. 

Di questi 1000 miliardi si parlava già nel gennaio 2014. Sarebbero stati ripartiti fra le componenti della triade: missili balistici intercontinentali, sottomarini nucleari e bombardieri nucleari. J. Wolfstahl e J. Lewis del “James Martin Center for Non-proliferation Studies” di Monterey, California, avevano commentato che il bilancio federale USA non era in grado di tirare fuori queste enormi somme.

Si può arguire che la decisione americana sia una risposta alle minacce di usare armi atomiche per risolvere la crisi in Ucraina, che Putin fece con leggerezza un mese fa. È una reazione nettamente eccessiva rispetto alle minacce militari che potrebbero essere rivolte contro gli USA. Prevede, infatti, di sostituire con versioni più moderne, precise ed efficaci 12 sottomarini nucleari, 100 bombardieri nucleari e 400 silos di lancio di ICBM.

Il Presidente USA nella campagna per il suo primo mandato aveva dichiarato che il suo obiettivo era un mondo senza armi nucleari. Con il piano attuale dimostra di aver rinunciato del tutto a quel sogno. Più tardi aveva precisato che ci sarebbero voluti molti decenni per un disarmo totale. Il piano attuale implica che per i prossimi tre decenni gli Stati Uniti non muoveranno nemmeno un passo per quella lunga strada.

Il testo pubblicato dal NY Times descrive anche il nuovo stabilimento per la produzione di armi nucleari a Kansas City. Fornisce dettagli irrilevanti: “ospita 2.700 lavoratori, come la fabbrica vecchia che sostituisce, ma consuma metà dell’energia, con un risparmio di 150 milioni di dollari/anno. Ha una caffetteria e una palestra moderne ed efficienti. Si chiama National Security Campus che sembra il nome di un college e non di una fabbrica di armi letali.”

Non vengono fornite informazioni sulla sicurezza delle armi prodotte. Come notavo nel dicembre 2013, dal 1950 al 2003 in USA ci sono state 121 “frecce spezzate”: gravi incidenti coinvolgenti bombe nucleari. Dal 2003 nessuna notizia di altri incidenti. Oltre 2 all’anno per 53 anni e poi nessuno per 10 anni? C’è da temere che la censura blocchi informazioni che, se fossero note, proverebbero che il rischio sia maggiore di quanto sostenuto.

È segno di degrado culturale grave che si discuta a lungo su rischi minori e non si menzioni nemmeno quello estremo, delle bombe atomiche.

ROBERTO VACCA

-

.

STATI UNITI. IL RISCHIO DELLE ARMI NUCLEARI E’ AGGRAVATO

di Roberto Vacca, 27 maggio 2013

Nel novembre 2009 Obama fu premiato con il Nobel per la pace “per la sua visione e il suo lavoro verso un mondo senza armi nucleari”. Però gli arsenali nucleari contengono ancora 5 miliardi di tonnellate equivalenti di alto esplosivo [700 kg per ogni essere umano]. È un potenziale oltre centomila volte maggiore di quello delle due bombe di Hiroshima e Nagasaki che nel 1945 uccisero circa 300.000 giapponesi.[300.000 moltiplicato 100.000 fa 30 miliardi – al mondo siamo in 7 miliardi]. Non si è fatto un passo verso un mondo senza armi nucleari. E ora Obama aggrava i rischi invece di ridurli.

L’editoriale del New York Times del 27/5/2013 informa che il Presidente USA ha stanziato 537 milioni di dollari per il 2014 per ammodernare 180 testate nucleari tattiche B61 (*). Sono dispiegate in Belgio, Germania, Italia, Olanda e Turchia. Alcuni esperti sostengono che quei 537 milioni non bastano. Realisticamente si spenderanno 10 miliardi di dollari. Non miglioreranno solo l’efficacia dei quelle 180 bombe: ne aumenteranno il numero a 400.

Quei fondi sono disponibili perché nel 2010 gli USA hanno stanziato 80 miliardi di dollari per ricerche su armi nucleari. La decisione venne forzata dal Partito Repubblicano come contropartita per approvare il trattato New Start con la Russia, mirato proprio a ridurre gli arsenali nucleari: l’incoerenza è palese.

Il governo americano ha deciso anche di ridurre del 15% gli stanziamenti mirati a proteggere le armi nucleari da tentativi di impossessarsene da parte di terroristi. Quest’altra misura rende ancora più imminente un rischio gravissimo – l’entità del quale è segreta e, forse, nemmeno valutabile.

Il 19 Giugno alla Porta di Brandeburgo (Berlino) il Presidente Osama ha proposto di ridurre a meno di un terzo il numero di armi nucleari americane e russe. Ha detto: “Sia Stati uniti che Russia dovrebbero ridurre i loro arsenali a circa mille testate nucleari ciascuno.” Dopo 4 anni non parla più affatto di un mondo SENZA armi nucleari.

Sembra che quel Nobel per la Pace del 2009 sia stato conferito con leggerezza. Però un premio Nobel una volta dato non può essere tolto, anche se appare assai poco meritato, come è il caso di altri Nobel per la pace e, almeno in un caso per la medicina. Sembra altamente opportuno che l’Accademia delle Scienze di Stoccolma e il Comitato Nobel Norvegese a Oslo rivedano i loro statuti e regolamenti.

Taluno considera l’aggettivo “nucleare” sinonimo di “rischio tremendo”. Non è giusto: l’ingegneria dei rischi si è sviluppata in gran parte proprio nel corso dei progetti di centrali elettronucleari. Questo non significa che le centrali nucleari per la produzione di energia non presentano alcun rischio. Significa che i rischi potrebbero essere annullati se fossero perfetti: i progetti, la gestione e la manutenzione di quegli impianti. Non lo sono sempre

ROBERTO VACCA

.

(*) Una bomba B61 pesa 300 kg ed è lunga 3 metri. Ha una potenza distruttiva compresa fra 300 e 340.000 tonnellate equivalenti di alto esplosivo. Può essere lanciata con un missile o sganciata da un aereo (F16, Tornado, B2 Stealth).

I due incidenti più gravi di centrali nucleari avvennero a causa di gravi errori di progetto o di incompetenza dei tecnici addetti all’esercizio. La catastrofe di. Chernobyl fu causata da ingegneri elettrotecnici che in assenza di esperti nucleari tentarono un esperimento temerario e assurdo. Il disastro di Fukushima è avvenuto perché la centrale era sorta in zona sismica, soggetta notoriamente, più di una volta ogni secolo, a tsunami di decine di metri ed era stata protetta da un muro di soli 8 metri.

Il numero delle vittime di questi 2 incidenti fu di circa 30.000: un decimo di quello dei morti a Hiroshima e Nagasaki. Le cifre non sono note con precisione perché gli effetti delle radiazioni possono essere letali a notevole distanza di tempo.

Le conclusioni sono ovvie, ma non hanno ispirato azioni adeguate. Le armi atomiche vanno smantellate tutte. Anche se un conflitto si scatenasse per errore, potrebbe estendersi al pianeta e segnare la fine della nostra civiltà.

La diffusione delle centrali nucleari dovrebbe essere condizionata alla realizzazione di progetti molto più sicuri. Intanto oltre alle 435 centrali esistenti, se ne stanno costruendo 60 nuove (31 in Cina, 7 in Russia, 6 in India, 5 in USA e altre).

I favorevoli all’energia nucleare considerano che gli eventuali incidenti futuri siano accettabili perché non sono stati molto più gravi di quelli di Bhopal (15.000 morti - 1984) e del Vajont (2000 morti - 1963).

Infine, nessuno propone di proibire le automobili, sebbene gli incidenti stradali nel mondo dal 1945 a oggi abbiano causato più di 25 milioni di morti.

AGGIORNATO IL 24 SETTEMBRE 2014


03 agosto, 2014

 

Quelli che odiano Israele che si difende dai terroristi Palestinesi: anti-sionisti o anti-semiti?

Gran Mufti di Gerusalemme e Hitler nel 1941 «Ma noi non siamo anti-semiti, siamo solo anti-sionisti: vogliamo che non gli Ebrei, ma Israele sia distrutta». Una frase simile, mentre i terroristi del gruppo Hamas lanciano bombe e missili verso Israele o fanno attentati strisciando nei cunicoli che sbucano nei kibbutz israeliani, mentre imam e capi militari predicano la distruzione di Israele, lascia a bocca aperta, per quanto è stupidamente furba e mistificatrice.

Anti-sionista è chi è contro non necessariamente la religione ebraica o il popolo ebreo in quanto tale, ma contro lo Stato d’Israele, voluto appunto dal movimento laico Sionista di Teodoro Herzl e altri, che predicava il diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico e il ritorno alla Terra d'origine,

Ma oggi la distinzione usata come scusa degli islamisti è una furbizia scoperta, quindi ottusa: infatti è proprio quello che dicono i  terroristi islamici tutti, compresi quelli Palestinesi di Hamas (un gruppo militare ed estremista che si è imposto con la forza in Palestina), ai quali non interessa nulla della Bibbia o della Torah (anti-semitismo o anti-giudaismo di tipo cristiano...): loro vogliono proprio distruggere Israele (anti-sionismo).

Israele è lì dov’è perché lì è nato migliaia di anni fa, e perché l’ONU ha deciso che costituisse lì il proprio Stato nel 1948. Chiunque sia non solo critico verso questa o quella decisione dì un ministro o Capo di Governo israeliano (il che è legittimo: in Israele a differenza dei Paesi islamici, striscia di Gaza compresa, c’è libertà e democrazia, e quindi anche opposizione), ma sia contro lo Stato di Israele in sé, è insieme anti-sionista e anti-semita, quindi da condannare senza appello.

10404881_735980409793217_5327936167593959112_n Infatti, impedire a un popolo di avere una Patria libera e indipendente (ne sappiamo qualcosa noi italiani) è la crudeltà maggiore, la più efferata. Quindi l’Anti-sionismo è peggio del semplice antisemitismo. In teoria, non chi è antisemita (e ciancia da individuo sottoculturale di lobbies ebraiche, ricchi capitalisti, nasi adunchi e altre sciocchezze, oltretutto smentite dalla realtà) dovrebbe essere denunciato penalmente, ma chi è anti-sionista, perché compie un attentato contro le libertà politiche e personali di milioni di soggetti.

I Palestinesi sono indifendibili quando lasciano fare ad Hamas o agli estremisti in genere: abbiamo visto che cosa hanno realizzato nella loro società pur con tanti soldi a disposizione (arrivati da tutto il Mondo, Europa compresa), come sono rispettate le donne, le minoranze, la libertà di opinione, la cultura. Basta dire che hanno mandato i bambini kamikaze a morire imbottiti di esplosivo! E ci ricordiamo ancora degli imbrogli e delle ruberie di Arafat.

In quanto ai guerriglieri di Hamas, strisciano nei tunnel, perché vigliacchi come sono devono ricorrere al terrorismo, come tutti i deboli senza dignità di uomini. Quando si alzano in piedi, le rarissime volte che combattono a viso aperto e non sparano razzi da un Ospedale, da una scuola piena di bambini, da una sede dell’ONU o da un caseggiato affollato (trattando i propri concittadini da “scudi umani”), pur armatissimi fino ai denti come Fantozzi con le armi del Quatar e dell'Iran più grosse di loro, sono sempre sconfitti. Com’è?

Lo stesso è accaduto nelle varie guerre portate contro Israele dagli Stati Arabi (Egitto, Siria, Libano e Giordania), talmente inefficienti e poco razionali da permettere ogni volta a Israele – legittimamente, visto che era stato attaccato in guerra – di conquistare nuovi territori.

Arabi e Palestinesi non vincono mai, perché come diceva Manzoni a proposito di don Abbondio, “uno il coraggio non se lo può dare”.... Gli stessi per quattro denari prima del 1948 avevano venduto quei territori (“Vediamo che ci faranno quegli stupidi Ebrei di tutta quella sabbia...”. Si è visto). E dire che i Paesi Arabi avevano convinto i Palestinesi ad abbandonare i loro territori, vietandogli anche di fondare un loro Stato (come aveva deciso l’ONU). Perciò, altro che “vittime di Israele”, i Palestinesi sono insieme vittime di se stessi e degli altri Paesi Arabi, che non li hanno mai amati, ma temuti e osteggiati, specialmente ora che nei rispettivi Paesi stanno emergendo Governi anti-fondamentalisti che vedono come il fumo negli occhi la diffusione in tutto il vicino e medio Oriente di una rivolta continua in vista di un folle “nuovo ordine mondiale” o Califfato.

Ma è Storia antica, che discende direttamente dai trucchi e dagli imbrogli di “Mille e una Notte”, forse il più alto contributo alla cultura mai dato da quella società. Il fatto è che il cinismo, la mistificazione, la falsità continua, quando sono eccessivi confinano con l’idiozia, e ormai non pagano più, anzi si ritorcono contro. Perché “sono finiti quei tempi”!

Dopo il Nazismo e la Shoà tutti i democratici del Mondo stanno con tanto d’occhi aperti, per stroncare sul nascere ogni pur piccolo accenno antisemita-antisionista, rivelatore tipico con cui si preannunciano i nazismi di Destra e di Sinistra. Hamas e il terrorismo islamico non potranno MAI vincere. Perché “ccà niscuno è fesso”... e al dunque perfino il non-violento vegetariano o il pensionato più pigro di Afragola scendono in strada per difendere se stessi, le donne, i figli e la società libera, che pur con i suoi mille difetti è pur sempre mille volte preferibile di quella minacciata dai nuovi Nazisti islamici... Insomma, se non sarà una risata a seppellire l'odio patologico e inspiegabile, se non da una pietosa psico-patologia grave, contro Israele, l’Europa, l’Occidente, le donne e la libertà, ci saranno mezzi molto più drastici ed efficaci.

E infine preoccupa anche il collegamento tra estremismo islamico ed estremismo politico in Europa. E’ noto che la Destra estrema, neonazista o neofascista che sia, sta da sempre (almeno dal 1941) con gli Arabi, gli islamici, i Palestinesi, contro gli Ebrei e Israele. Il Gran Mufti di Gerusalemme (Capo del Consiglio Musulmano della Palestina inglese), nemico giurato degli Ebrei e del sionismo, stipulò veri e propri accordi politici e organizzativi con Hitler (v. foto dell’epoca). Ancora oggi gli sparuti gruppetti neofascisti, anche in Italia (v. manifesto), considerano i Palestinesi dei “camerati” per il fatto stesso che si oppongono agli Ebrei e a Israele. Comunanza che dovrebbe essere molto imbarazzante per i tanti amici dei Palestinesi che si definiscono “progressisti”, “di Sinistra” o “comunisti”.

IMMAGINI. 1. Il Gran Mufti (presidente del Consiglio musulmano) di Gerusalemme con Hitler nel 1941. L’alto esponente islamico palestinese aderì al Nazismo e stipulò accordi con Hitler spingendo anche i musulmani balcanici ad arruolarsi nelle SS. 2. Il manifesto d’un gruppo neofascista dichiara apertamente di appoggiare i Palestinesi, definiti “camerati”, contro il comune nemico, cioè gli Ebrei e Israele.


01 luglio, 2014

 

Scuole superiori in Italia: troppo divario col lavoro nelle aziende. Che non fanno ricerca.

La scuola secondaria e l’Università in Italia hanno colpe gravi, certo, perché furono pensate per fornire una dignitosa base culturale e teorica a una borghesia intellettuale e di provincia, di per sé poco operosa, se non nei tradizionali “impieghi umanistici”, come ancora accade oggi nel nostro Centro-Sud. E infatti i nostri famosi diplomati e laureati d’un tempo rappresentavano, appunto, il naturale emergere di un “genio” individuale, non la vittoria di squadra di un sistema culturale. E perché i nostri ottimi istituti tecnici industriali, dopo un ottimo inizio, caddero in decadenza per motivi che sarebbe lungo e complicato indagare. Crisi che si cerca di scongiurare per le nostre Università scientifiche. Ma anche i produttori in Italia hanno, al riguardo, le loro gravi colpe. Intanto, non sanno utilizzare le competenze fornite dalle scuole superiori, né spingerle alle innovazioni. Del resto, anche il nostro capitalismo è “all’italiana”, cioè familiare, provinciale, di vista corta, “sparagnino”, piuttosto conservatore, e incline agli aiuti di Stato. C’è anche poca cultura tra gli imprenditori italiani, che sono piccoli non solo come dimensioni di fatturato, ma anche per lungimiranza, capacità di tenersi al passo con “lo stato dell’arte”, aggiornarsi, competere utilizzando la ricerca e le ultime tecnologie. Una statistica ha trovato che ci sono pochi laureati tra gli imprenditori italiani, la cui figura tipica è il “padroncino”, cioè l’operaio che “si è messo in proprio”, con modeste competenze culturali. Questo gap, forse, appesantisce l’imprenditoria italiana. La colpa di tutto non è solo e sempre dei politici, dei sindacati, dei cinesi, dell’Europa; ma una buona parte di colpa ce l’hanno gli stessi imprenditori italiani. Sul tema del divario tra competenze fornite dalle scuole superiori e necessità dell’industria, pubblichiamo un articolo di Roberto Vacca (N. Valerio).

In USA le aziende investono in ricerca e sviluppo molto più che da noi. Quindi, la percentuale dei disoccupati è metà che in Italia. Pure gli industriali americani denunciano un grave divario fra le competenze/abilità ottenute dalle scuole superiori e quelle di cui hanno bisogno [skills gap]. Sul problema la Intelligence Unit dell’Economist ha appena pubblicato un rapporto, sponsorizzato dalla fondazione Lumina che in USA crea iniziative per innalzare i livelli di diplomati e laureati. Le aziende sostengono che spendono molto più di prima per addestrare il personale. È vitale farlo: il 60% dei posti di lavoro richiedono oggi una formazione post-diploma, dato che prodotti, processi e strumenti professionali vengono innovati di continuo (non solo nel settore informatico).

Lo studio dell’Economist si basa su interviste a 343 dirigenti di aziende che hanno da 100 a oltre 10.000 addetti e volumi di affari da milioni di dollari a oltre 10 miliardi. Per ridurre o annullare il divario citato, i 2/3 degli intervistati ha già in corso collaborazioni con università. Un terzo collabora con Community College (*).

Più della metà dei dirigenti intervistati ha dichiarato di considerare inadeguata la formazione dei giovani neo-assunti per quanto riguarda capacità di risolvere problemi; pensiero critico; lavoro di squadra; comunicazione; abilità tecniche; organizzare priorità multiple; uso di strumenti matematici.

In molti casi varie aziende stabiliscono con università e college programmi congiunti. Questi sono più efficaci quando ingegneri ed esperti di primo piano delle aziende collaborano a programmi di ricerca e sviluppo delle università.

La Northrop Grumman (aerospaziale, difesa) ha istituito presso l’Università del Maryland corsi avanzati di cyber sicurezza e ha anche rafforzato insegnamenti di computer, scienza, matematica, elettronica. Il CEWD (Centro per lo sviluppo della forza lavoro nel settore energia), creato da un consorzio di aziende del settore, organizza corsi pratici presso varie università. Incoraggia anche l’impiego di donne nella costruzione e manutenzione di reti elettriche.

Alcune aziende tedesche (fra cui BMW, Volkswagen e Siemens) stanno introducendo negli Stati Uniti la pratica dell’apprendistato. In Germania è pratica standard che dopo la maturità gli studenti si iscrivano a un corso universitario e insieme facciano gli apprendisti presso un’azienda. Il 25% delle aziende tedesche partecipa al programma, che non le obbliga ad assumere gli apprendisti. Circa il 60% dei giovani trova così il primo impiego. La BMW offre l’apprendistato nel

suo stabilimento di Spartanburg (South Carolina) che produce 300.000 auto all’anno, di cui il 70% esportate.

Parecchie aziende americane partecipano in vari modi a innalzare i livelli di conoscenza medi del pubblico in scienza, tecnica, ingegneria, elettronica – indicati con l’acronimo STEM. Questo accade poco in Italia. Ce ne sarebbe un bisogno estremo: la percentuale della popolazione che ha completato l’educazione terziaria è il 21,7%. La media europea è 35,8 %. A livello più basso dell’Italia c’è solo la Turchia.

La Commissione Europea ha pubblicato la classifica al 2013 dei 27 paesi dell’Unione in base al livello di innovazione raggiunto, espresso da un indice (compreso fra 0 e 1) funzione di 25 indicatori (lauree, ricerca scientifica, investimenti pubblici e privati in R&D, brevetti, etc.). L'Italia sta al 15° posto su 27, dopo Estonia, Slovenia, Cipro. Gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo sono lo 0,53 del PIL (0,71 della media europea) e quelli privati sono lo 0,69 del PIL (0,52 della media europea). Questo divario dura da più di 30 anni. L’Italia è, dunque, carente nei livelli di istruzione e negli investimenti in ricerca e sviluppo particolarmente nel settore privato.

Gli imprenditori non hanno ragione di chiedere solo flessibilità negli adempimenti burocratici (pure necessaria). Devono raddoppiare gli investimenti in ricerca e sviluppo e assumere giovani eccellenti che inventino. Devono creare reti di collaborazione con università e industrie italiane e straniere. Lavoro e prosperità si creano studiando e inventando.

(*) I community college, creati dai governi locali, danno diplomi brevi di tipo tecnico, economico o umanistico e permettono ai giovani che escono dalle superiori di compiere un primo salto professionale. Ce ne sono 1500. Alcuni laureati dopo corsi di 4 anni, trovano lavoro più facilmente dopo aver seguito corsi biennali di tipo applicativo presso community college.

ROBERTO VACCA


24 maggio, 2014

 

Cinque Stelle di Casaleggio e Grillo? Oltre le urla, il vuoto. E il futuro è un minestrone “fantasy”.

Un nome un destino, nomen omen: nel nome stesso del “Mo vi mento” 5 Stelle di Casaleggio e Grillo – direbbe un enigmista - c’è scritto chiaramente: ora sto per dirvi una balla. Oggi che è passato un anno dalle elezioni politiche che li hanno visti esplodere come movimento sui generis e vincere, Grillo, i grillini e il grillismo sono finalmente chiari agli Italiani, e anche a noi stessi che già ne avevamo parlato qui. Avevamo detto che tutto nei loro discorsi o post su internet (non parliamo neanche dei loro “programmi”…) è sottoculturale, provinciale, approssimativo, detto per sentito dire, non verificato, leggendario, sub-scientifico, grossolano, risibile. Basta dire che sui loro siti ci sono “prove” che le “scie chimiche” sono sostanze velenose appositamente emesse da centinaia di aerei misteriosi e clandestini. E’ grave, ma non gravissimo, che un comico per arrivare a un Potere così al di sopra dei propri mezzi culturali e intellettuali (e quindi chiaramente destinato ad altri, ma a chi?) intercetta la rabbia irrazionale dell’ignorante popolo italiano urlando bestialità folli, mettendo insieme decine di slogan senza senso, straparlando di tutto un po’, dal “complotto” dei banchieri ai motori d’aereo fatti con la stampante a tre dimensioni. E’ gravissimo, invece, che così tanta gente – per la verità quella che non si è mai interessata di Politica – lo prende sul serio, gli crede e lo vota. Del resto è una tendenza nazionale per cui purtroppo siamo noti in tutto il Mondo. L’incultura e la totale assenza di spirito critico laico degli Italiani ha prodotto i famigerati populismi italici: Mussolini e Fascismo, Giannini e Uomo Qualunque, Bossi e Lega Nord, Berlusconi e Forza Italia, Grillo e 5 Stelle. Spesso con identiche parole d’ordine e slogan. Il che è davvero inquietante e dimostra anche che gli Italiani per avere così poca memoria non solo hanno un’intelligenza debole, ma non leggono un libro di Storia. Ma è sul futuro possibile che attende la Terra e su un presunto “Nuovo Ordine” (che seguirà addirittura la III Guerra Mondiale nel 2020) che la formazione “culturale” di Casaleggio & C. rivela tutti i suoi limiti dilettantistici, con le sue ipotesi da leggenda metropolitana orecchiata al bar o sotto l’ombrellone e gli incubi da film di “fantasy” riferiti dopo una bevuta al bar. A cominciare da un pretenzioso video su YouTube che straparla di Mondo informatico totale e super-tecnologico, anzi di una vera “rivoluzione della conoscenza”, ma difetta proprio di conoscenza e ricorda certe superficiali e facilone sparate visionarie di Scientology, buone per affascinare i semplicioni. In Parlamento e fuori, alla prova dei fatti “politici”, poi, i grillini si sono dimostrati proprio come avevamo anticipato, se non peggio. Peccato: avevano in mano temi importanti, slogan fondati, fondatissimi, accuse giuste alla classe politica. Ma erano e sono solo dei provocatori sottoculturali di provincia del tutto inadeguati, ridicoli, imbarazzanti. Lo dovevano capire gli elettori sottoculturali che li hanno votati: un comico che al massimo fa satira scandalistica e battute da Bar dello sport non può fare politica, costruire un’alternativa, formare una nuova classe dirigente. Il declino di Grillo è ben descritto da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera. Sul tema ospitiamo l’opinione del grande scrittore, commentatore e futurologo Roberto Vacca (Nico Valerio).

Il comico inglese con bastoncino, baffetti e bombetta era più bravo di quello genovese coi capelloni. Il Grande Dittatore aveva un simbolo con doppia croce invece della svastica: distintivi riconoscibili, anche se insensati. Invece le 5 icone di M5S ricordano alberghi di lusso e contraddicono gli slogan di risparmio e rifiuto di contributi pubblici. I programmi di quel movimento sono vuoti. I contenuti mancanti non vengono surrogati dalle urla nelle piazze, né da parole disseminate in rete con blog, video, chat, twitter. I toni ieratici e la preminenza di personalità individuali ricordano la Dianetica dello scrittore di fantascienza Ron Hubbard, poi trasformata in Scientology (chiesa condannata per vari reati e che diffonde confusione di idee inutili).

Una delle basi culturali di M5S è un video pretenzioso (su Youtube e su Gaia Casaleggio): NWO, New World Order. Descrive il nuovo ordine mondiale. Usa molta grafica: icone animate, foto e carte geografiche. La voce inglese, chiara e assertoria, dice che il 14/8/2004 è cominciata la rivoluzione della conoscenza. Ne elenca i precursori fra cui:

L’Impero Romano: aveva 100.000 kilometri di strade, percorse da messaggeri, da commercianti e da legioni. Le orde di Gengis Khan si concentravano contro un nemico dopo l’altro in base alle informazioni trasmesse da staffette veloci. Savonarola e Lutero diffondevano i loro messaggi riformatori in molte copie. Diderot e D’Alembert, con l’Enciclopedia, e Voltaire col Dizionario Filosofico, disseminarono l’illuminismo. Mussolini usò la radio per indottrinare gli italiani. Hitler si assicurò il successo coi film di Lena Riefenstahl. Clinton e Obama diventarono Presidenti usando TV e Internet. Al Gore non riuscì a essere eletto Presidente, col suo movimento internazionale massmediologico blaterava di disastri - riscaldamento globale antropico – e prese un premio Nobel finto. Beppe Grillo adottò la comunicazione online e nelle piazze e urlando chiacchiere si è affermato nelle elezioni. Il video glissa su quei personaggi che fecero ben presto una brutta fine e passa a profetizzare gravi crisi dei paesi occidentali, di Cina, Russia e Medio Oriente.

Vaticina: nel 2020 scoppia la Terza Guerra Mondiale. Le armi nucleari e batteriologiche uccidono miliardi di persone. [è bestiale che consideri inevitabile questo rischio estremo senza dire una parola su che cosa fare per evitarlo!] Ne resterà in vita solo un miliardo e farà grandi passi verso la rivoluzione della conoscenza collettiva. Dice che spariranno libri, giornali, radio, TV: saremo tutti uniti in rete. Dice che è vitale comunicare in rete, a parte i contenuti. [Decenni fa, lo aveva detto Marshall McLuhan: “The Medium is the Message”: il Messaggio è il Mezzo, e, già allora, era un’asserzione irrilevante e stupida].

Dice che comunicheremo di continuo manifestando le nostre idee [quali?] e i nostri desideri realizzando nel 2040 la “Net democracy”: democrazia in rete. Dice che nel 2047 Google comprerà Microsoft e realizzerà “Earthlink” la nostra identità online: chi non l’avrà non esisterà più. Sostiene che nel 2050 l’intelligenza collettiva in rete risolve problemi difficili con una struttura chiamata “braintrust”; che nel 2051 sarà abolita ovunque la pena di morte; che nel 2054 ci sarà GAIA il governo mondiale senza partiti, religioni, ideologie; che saremo liberi e parteciperemo alla “collected knowledge”: conoscenza raccolta. Un altro video apre con; MAN IS GOD di sapore Nietzschano. Questa accozzaglia informe denota la incapacità di distinguere un belin da una cattedrale, come si dice a Genova. Ma proviamo a raccogliere almeno qualche brandello comprensibile di discorso.

Per parlare di conoscenza bisogna averla – e si ottiene studiando. Questi M5S e il loro ispiratore pubblicitario non studiano. Usano un linguaggio scheletrico (che ravvivano con turpiloquio banale) e riesumano “catchword” [neologismi di moda] presi in prestito ovunque. Da Alvin Toffler riprendono l’affermazione che non ci saranno più produttori e consumatori: saremo tutti “prosumer” (producer + consumer). Però non afferrano nessuno degli acuti ragionamenti di Toffler: le idee sono dimenticate e resta solo un nominalismo inefficace.

Da Second Life, video giochetto del 2003 rapidamente declinato, si trae la convinzione che nel 2027 Prometeus, altra enorme risorsa online descritta sempre vagamente, ci darà SPIRIT. È un trucco online che permetterà a ciascuno di noi di diventare chi vuole: crearsi una nuova personalità e avere nuove esperienze nel tempo e nello spazio. Esempi: assistere a eventi sportivi e rivivere guerre, rivoluzioni, cerimonie.

Queste aperture sono presentate come prodotti originali, personalizzati – ottenuti da attività cooperative in rete. Non sarebbe così. Creare animazioni è un lavoro altamente professionale eseguito da persone addestrate. Anche questi prodotti sofisticati hanno qualità variabile. Se sono improvvisati da chissà chi hanno bassa qualità e non servono a niente. Questi sedicenti guru credono che diffondere conoscenza sia un lavoro facile da realizzare con sapienza in pillole, slogan, icone, schemi, video. Non hanno mai sentito dire che “Ars longa”.

Un obiettivo importante del nuovo ordine mondiale sarebbe l’abolizione dei diritti d’autore. Al copyright si sostituisce il “copyleft”. Tutti possono copiare e disseminare ogni scritto, ricetta o formula. Questo accadeva nei tempi antichi e giravano testi apocrifi, degradati, centonati. Liberalizzare tutto è concetto attraente (che ricopiano da altri), ma non serve a ottimizzare la qualità. Propongono la “Opencola” una lattina vuota su cui è stampata la ricetta della CocaCola. Ognuno se la fa da sé. Saranno libere le ricette delle medicine, anche queste ce le faremo da noi. È facile prevedere che sprecheremmo tempo e denaro, ottenendo risultati inefficaci e anche letali.

Un altro video presenta l’arma segreta per assicurarsi i vantaggi delle comunità online. Sono gli “influencers”, gli influenzatori: giovani persone che indagano su quali siano le scelte migliori e convincono il pubblico a uniformarsi con recensioni e con tweet. Le comunità impareranno a scegliere teorie, credenze, vestiti, gadget, luoghi per le vacanze. Trarranno cultura e saggezza da Wikipedia, competenze professionali da Linkedin, amicizie da Facebook.

In questi ambienti, dunque, girano poche idee, ma confuse. Non è vero che qualunque cosa abbia spazio on line abbia anche significato e valore notevoli. Non sono sullo stesso piano Google, Wikipedia, Linkedin, Facebook.

Google è un ottimo motore di ricerca che permette in tempi minimi di reperire informazioni di ogni tipo. Lo usi gratis – e non ti aspetti che sia un distributore di verità assolute. Gli inventori, Larry Page e Sergej Brin sono diventati miliardari con la pubblicità, ma vanno considerati benefattori, oltre che innovatori straordinari. Wikipedia è un’opera di notevole valore, anche se molto ineguale. Chi collabora gratuitamente a disseminare proprie conoscenze su questa enciclopedia aperta compie una buona azione.

Linkedin permette di contattare persone interessanti professionalmente in vari campi. Appartenere a Linkedin, però, non è una patente di competenza professionale. Facebook permette di comunicare con amici vecchi e nuovi, non registra dati, né conoscenze e serve anche a trasmettere notizie neutre o pettegolezzi.

Concludo: il mezzo non è il messaggio. I messaggi seri e utili non si improvvisano. Aiutare pubblico e giovani ad acquisire buoni criteri di giudizio è meritevole, ma la scuola lo fa troppo poco. Chi è a favore della rivoluzione M5S dovrebbe a meditare su questi punti e a informarsi. M5S sarà un fuoco di paglia. Nel 1946 il Movimento dell’Uomo Qualunque di Giannini mandò in Parlamento 30 deputati. In Francia nel 1956 Poujade protettore dei piccoli artigiani, ne mandò 52 all’Assemblé Nationale. Durarono poco.

ROBERTO VACCA

AGGIORNATO IL 29 NOVEMBRE 2014


15 maggio, 2014

 

Atrocità dell’Islam. Così gravi che non c’è bisogno di equivoci, neanche su una foto. Però...

Cerimonia dell'Ashura. Bambine Islam in catene dal loro marito La foto è simbolica: utile a noi occidentali per rappresentare icasticamente una realtà, anche perché coinvolge delle bambine totalmente velate e nascoste allo sguardo, molto piccole a giudicare dalla statura. Che sfilano in processione addirittura incatenate per incontrare il loro promesso sposo! Il che dice tutto sulla disparità dei due coniugi nell’Islam: uno è il padrone assoluto, l’altra la schiava.

La nostra tradizione antica, invece, è molto più egualitaria: è vero che la parola coniuge è parente stretta di soggiogare, essere sottoposti al giogo [quello dei buoi], ma oltre al concetto di giogo (iugum) c’è anche cum (insieme), quindi ad essere egualmente legati sono in due, marito e moglie, maschio e femmina. C’è una bella differenza con l’Islam: è una privazione volontaria di libertà per entrambi. Nell’Islam, al contrario, la donna (addirittura la bambina) è la preda dell’uomo, come se fosse una cosa. È come se fossero rimasti all’età delle caverne, seppure. Davvero vergognoso.

Anche se questa immagine fotografata sembra riferirsi in realtà a uno spettacolo rievocativo rituale-religioso di un giorno all'anno. Lo rivela su Facebook la ex-musulmana o islamica critica Rawanda Ferman che pur denunciando le atrocità dell'Islam precisa nel commento alla foto nella pagina di Britain First su Facebook che quella ritratta è solo la commemorazione dell'Ashura secondo la tradizione islamica degli Sciti. Aggiunge con apparente saggezza che l'Islam commette “già troppe atrocità perché noi si debba falsificare qualcosa per dimostrarlo”.

Giusto. Sarebbe come, esemplifico io, se un turista orientale ignaro fotografasse la processione dei "battenti" o "flagellanti" nel nostro Sud pensando che rappresenti un costume attuale o diffuso. Però...

Però c'è una grande differenza. Da noi, in Occidente, esiste una discontinuità profonda tra il fanatismo di pochi Cristiani del passato e i nostri valori unanimemente diffusi oggi e perfino ieri e l'altro ieri. Viene in mente il sonetto in cui il poeta satirico romano G.G.Belli manifesta il suo sarcasmo sui pochi masochisti autoflagellatori che si davano la “disciplina” con sanguinosi tratti di corda la sera, al buio, nell’oratorio del Caravita. La gente da noi non ha mai sopportato certi fanatismi: solo il Nazismo e certe sette cristiane degli albori, oltre all’Inquisizione, ricordano il fanatismo islamico. Con la differenza che quest’ultimo appare o viene fatto apparire “di popolo”. Per fortuna la donna, pur discriminata (se è per questo le donne si lamentano a ragione anche oggi), aveva 2000 anni fa libertà superiori a quelle che ha oggi nell’Islam. Si pensi alla libertà della donna nell’antica Roma, quando in Oriente e perfino in Grecia non poteva neanche cenare assieme al marito. Mentre presso Etruschi e Romani poteva perfino stipulare contratti e divorziare.

Insomma, la differenza è che nell'Islam non c’è discontinuità tra oggi, ieri e l'altro ieri, perfino nei Paesi del cosiddetto “Islam moderato”, come si è visto in Egitto e Turchia, e la massa dei sudditi-fedeli è coinvolta totalmente e passivamente senza possibilità di obiettare e di opporsi. Così, anche la foto di un rito, in cui non per caso la donna e in genere la persona umana viene umiliata e offesa, può rappresentare simbolicamente la loro realtà.

Questa distinzione serve non a indebolire, ma a rafforzare le nostre ragioni liberali occidentali. Eppure – sarà troppo “sottile” per la mentalità araba e islamica, sarà per l'educazione e la "cultura" che hanno ricevuto da generazioni – neanche gli islamici “moderati” (categoria inventata dagli Occidentali per auto-illusione), neanche gli ex-musulmani molto critici verso l’Islam, lo capiscono.

.

NOTA. L’immagine è stata tratta dalla pagina Facebook di Britain First, un sito britannico conservatore con cui non abbiamo nulla a che spartire, ma che qui ora ci interessa in quanto critica il lassismo occidentale, con la scusa del “politicamente corretto”, magari di persone che si ritengono “progressiste” o “di sinistra”, di fronte al fanatismo dell’Islam, compreso quello che si rivolge contro le donne (ammesso e non concesso che la notizia dal Pakistan sia vera e non un pretesto dei conservatori per chiedere politiche razzistiche). E così commenta la foto che sopra abbiamo riportato:

WESTERN LIBERAL WOMEN: PAY ATTENTION, PLEASE!
Muslim girls being lead off in chains to meet their new husbands. The leading experts in Islamic Law met recently at the 191st meeting of the Council of Islamic Ideology and declared as un-Islamic any laws attempting to establish a minimum age for girls to be married. At the 192nd meeting the Council of Islamic Ideology went further and declared that women are un-Islamic and that their mere existence contradicted Sharia and the will of Allah. "Women by existing defied the laws of nature, and to protect Islam and the Sharia women should be forced to stop existing as soon as possible." Women who express their own will (most especially non-Muslim women) will be the first targeted for extermination.


This page is powered by Blogger. Isn't yours?