24 settembre, 2014

 

Altri 1000 miliardi per bombe atomiche, vuole il presidente Obama, premio Nobel per la pace.

di ROBERTO VACCA

Missile nucleare USA (Reuters) Gli Stati Uniti decidono di investire in nuove, moderne armi nucleari 355 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. Nei prossimi 30 anni salirebbero a 1000 miliardi di dollari. La notizia è apparsa sul NY Times on line del 21 settembre scorso. In Italia non è stata ripresa da giornali, né emittenti tv. Taluno ha proposto che si revochi a Obama il Nobel per la Pace conferitogli nel 2009, solo perché sta armando con armi convenzionali e appoggiando curdi e iracheni contro l’ISIS. Questa decisione di rimodernare l’arsenale nucleare USA è motivo molto più forte per revocargli il premio. L’avevo già proposto nel maggio 2013 nel mio articolo che riporto più oltre. 

Di questi 1000 miliardi si parlava già nel gennaio 2014. Sarebbero stati ripartiti fra le componenti della triade: missili balistici intercontinentali, sottomarini nucleari e bombardieri nucleari. J. Wolfstahl e J. Lewis del “James Martin Center for Non-proliferation Studies” di Monterey, California, avevano commentato che il bilancio federale USA non era in grado di tirare fuori queste enormi somme.

Si può arguire che la decisione americana sia una risposta alle minacce di usare armi atomiche per risolvere la crisi in Ucraina, che Putin fece con leggerezza un mese fa. È una reazione nettamente eccessiva rispetto alle minacce militari che potrebbero essere rivolte contro gli USA. Prevede, infatti, di sostituire con versioni più moderne, precise ed efficaci 12 sottomarini nucleari, 100 bombardieri nucleari e 400 silos di lancio di ICBM.

Il Presidente USA nella campagna per il suo primo mandato aveva dichiarato che il suo obiettivo era un mondo senza armi nucleari. Con il piano attuale dimostra di aver rinunciato del tutto a quel sogno. Più tardi aveva precisato che ci sarebbero voluti molti decenni per un disarmo totale. Il piano attuale implica che per i prossimi tre decenni gli Stati Uniti non muoveranno nemmeno un passo per quella lunga strada.

Il testo pubblicato dal NY Times descrive anche il nuovo stabilimento per la produzione di armi nucleari a Kansas City. Fornisce dettagli irrilevanti: “ospita 2.700 lavoratori, come la fabbrica vecchia che sostituisce, ma consuma metà dell’energia, con un risparmio di 150 milioni di dollari/anno. Ha una caffetteria e una palestra moderne ed efficienti. Si chiama National Security Campus che sembra il nome di un college e non di una fabbrica di armi letali.”

Non vengono fornite informazioni sulla sicurezza delle armi prodotte. Come notavo nel dicembre 2013, dal 1950 al 2003 in USA ci sono state 121 “frecce spezzate”: gravi incidenti coinvolgenti bombe nucleari. Dal 2003 nessuna notizia di altri incidenti. Oltre 2 all’anno per 53 anni e poi nessuno per 10 anni? C’è da temere che la censura blocchi informazioni che, se fossero note, proverebbero che il rischio sia maggiore di quanto sostenuto.

È segno di degrado culturale grave che si discuta a lungo su rischi minori e non si menzioni nemmeno quello estremo, delle bombe atomiche.

ROBERTO VACCA

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STATI UNITI. IL RISCHIO DELLE ARMI NUCLEARI E’ AGGRAVATO

di Roberto Vacca, 27 maggio 2013

Nel novembre 2009 Obama fu premiato con il Nobel per la pace “per la sua visione e il suo lavoro verso un mondo senza armi nucleari”. Però gli arsenali nucleari contengono ancora 5 miliardi di tonnellate equivalenti di alto esplosivo [700 kg per ogni essere umano]. È un potenziale oltre centomila volte maggiore di quello delle due bombe di Hiroshima e Nagasaki che nel 1945 uccisero circa 300.000 giapponesi.[300.000 moltiplicato 100.000 fa 30 miliardi – al mondo siamo in 7 miliardi]. Non si è fatto un passo verso un mondo senza armi nucleari. E ora Obama aggrava i rischi invece di ridurli.

L’editoriale del New York Times del 27/5/2013 informa che il Presidente USA ha stanziato 537 milioni di dollari per il 2014 per ammodernare 180 testate nucleari tattiche B61 (*). Sono dispiegate in Belgio, Germania, Italia, Olanda e Turchia. Alcuni esperti sostengono che quei 537 milioni non bastano. Realisticamente si spenderanno 10 miliardi di dollari. Non miglioreranno solo l’efficacia dei quelle 180 bombe: ne aumenteranno il numero a 400.

Quei fondi sono disponibili perché nel 2010 gli USA hanno stanziato 80 miliardi di dollari per ricerche su armi nucleari. La decisione venne forzata dal Partito Repubblicano come contropartita per approvare il trattato New Start con la Russia, mirato proprio a ridurre gli arsenali nucleari: l’incoerenza è palese.

Il governo americano ha deciso anche di ridurre del 15% gli stanziamenti mirati a proteggere le armi nucleari da tentativi di impossessarsene da parte di terroristi. Quest’altra misura rende ancora più imminente un rischio gravissimo – l’entità del quale è segreta e, forse, nemmeno valutabile.

Il 19 Giugno alla Porta di Brandeburgo (Berlino) il Presidente Osama ha proposto di ridurre a meno di un terzo il numero di armi nucleari americane e russe. Ha detto: “Sia Stati uniti che Russia dovrebbero ridurre i loro arsenali a circa mille testate nucleari ciascuno.” Dopo 4 anni non parla più affatto di un mondo SENZA armi nucleari.

Sembra che quel Nobel per la Pace del 2009 sia stato conferito con leggerezza. Però un premio Nobel una volta dato non può essere tolto, anche se appare assai poco meritato, come è il caso di altri Nobel per la pace e, almeno in un caso per la medicina. Sembra altamente opportuno che l’Accademia delle Scienze di Stoccolma e il Comitato Nobel Norvegese a Oslo rivedano i loro statuti e regolamenti.

Taluno considera l’aggettivo “nucleare” sinonimo di “rischio tremendo”. Non è giusto: l’ingegneria dei rischi si è sviluppata in gran parte proprio nel corso dei progetti di centrali elettronucleari. Questo non significa che le centrali nucleari per la produzione di energia non presentano alcun rischio. Significa che i rischi potrebbero essere annullati se fossero perfetti: i progetti, la gestione e la manutenzione di quegli impianti. Non lo sono sempre

ROBERTO VACCA

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(*) Una bomba B61 pesa 300 kg ed è lunga 3 metri. Ha una potenza distruttiva compresa fra 300 e 340.000 tonnellate equivalenti di alto esplosivo. Può essere lanciata con un missile o sganciata da un aereo (F16, Tornado, B2 Stealth).

I due incidenti più gravi di centrali nucleari avvennero a causa di gravi errori di progetto o di incompetenza dei tecnici addetti all’esercizio. La catastrofe di. Chernobyl fu causata da ingegneri elettrotecnici che in assenza di esperti nucleari tentarono un esperimento temerario e assurdo. Il disastro di Fukushima è avvenuto perché la centrale era sorta in zona sismica, soggetta notoriamente, più di una volta ogni secolo, a tsunami di decine di metri ed era stata protetta da un muro di soli 8 metri.

Il numero delle vittime di questi 2 incidenti fu di circa 30.000: un decimo di quello dei morti a Hiroshima e Nagasaki. Le cifre non sono note con precisione perché gli effetti delle radiazioni possono essere letali a notevole distanza di tempo.

Le conclusioni sono ovvie, ma non hanno ispirato azioni adeguate. Le armi atomiche vanno smantellate tutte. Anche se un conflitto si scatenasse per errore, potrebbe estendersi al pianeta e segnare la fine della nostra civiltà.

La diffusione delle centrali nucleari dovrebbe essere condizionata alla realizzazione di progetti molto più sicuri. Intanto oltre alle 435 centrali esistenti, se ne stanno costruendo 60 nuove (31 in Cina, 7 in Russia, 6 in India, 5 in USA e altre).

I favorevoli all’energia nucleare considerano che gli eventuali incidenti futuri siano accettabili perché non sono stati molto più gravi di quelli di Bhopal (15.000 morti - 1984) e del Vajont (2000 morti - 1963).

Infine, nessuno propone di proibire le automobili, sebbene gli incidenti stradali nel mondo dal 1945 a oggi abbiano causato più di 25 milioni di morti.

AGGIORNATO IL 24 SETTEMBRE 2014


03 agosto, 2014

 

Quelli che odiano Israele che si difende dai terroristi Palestinesi: anti-sionisti o anti-semiti?

Gran Mufti di Gerusalemme e Hitler nel 1941 «Ma noi non siamo anti-semiti, siamo solo anti-sionisti: vogliamo che non gli Ebrei, ma Israele sia distrutta». Una frase simile, mentre i terroristi del gruppo Hamas lanciano bombe e missili verso Israele o fanno attentati strisciando nei cunicoli che sbucano nei kibbutz israeliani, mentre imam e capi militari predicano la distruzione di Israele, lascia a bocca aperta, per quanto è stupidamente furba e mistificatrice.

Anti-sionista è chi è contro non necessariamente la religione ebraica o il popolo ebreo in quanto tale, ma contro lo Stato d’Israele, voluto appunto dal movimento laico Sionista di Teodoro Herzl e altri, che predicava il diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico e il ritorno alla Terra d'origine,

Ma oggi la distinzione usata come scusa degli islamisti è una furbizia scoperta, quindi ottusa: infatti è proprio quello che dicono i  terroristi islamici tutti, compresi quelli Palestinesi di Hamas (un gruppo militare ed estremista che si è imposto con la forza in Palestina), ai quali non interessa nulla della Bibbia o della Torah (anti-semitismo o anti-giudaismo di tipo cristiano...): loro vogliono proprio distruggere Israele (anti-sionismo).

Israele è lì dov’è perché lì è nato migliaia di anni fa, e perché l’ONU ha deciso che costituisse lì il proprio Stato nel 1948. Chiunque sia non solo critico verso questa o quella decisione dì un ministro o Capo di Governo israeliano (il che è legittimo: in Israele a differenza dei Paesi islamici, striscia di Gaza compresa, c’è libertà e democrazia, e quindi anche opposizione), ma sia contro lo Stato di Israele in sé, è insieme anti-sionista e anti-semita, quindi da condannare senza appello.

10404881_735980409793217_5327936167593959112_n Infatti, impedire a un popolo di avere una Patria libera e indipendente (ne sappiamo qualcosa noi italiani) è la crudeltà maggiore, la più efferata. Quindi l’Anti-sionismo è peggio del semplice antisemitismo. In teoria, non chi è antisemita (e ciancia da individuo sottoculturale di lobbies ebraiche, ricchi capitalisti, nasi adunchi e altre sciocchezze, oltretutto smentite dalla realtà) dovrebbe essere denunciato penalmente, ma chi è anti-sionista, perché compie un attentato contro le libertà politiche e personali di milioni di soggetti.

I Palestinesi sono indifendibili quando lasciano fare ad Hamas o agli estremisti in genere: abbiamo visto che cosa hanno realizzato nella loro società pur con tanti soldi a disposizione (arrivati da tutto il Mondo, Europa compresa), come sono rispettate le donne, le minoranze, la libertà di opinione, la cultura. Basta dire che hanno mandato i bambini kamikaze a morire imbottiti di esplosivo! E ci ricordiamo ancora degli imbrogli e delle ruberie di Arafat.

In quanto ai guerriglieri di Hamas, strisciano nei tunnel, perché vigliacchi come sono devono ricorrere al terrorismo, come tutti i deboli senza dignità di uomini. Quando si alzano in piedi, le rarissime volte che combattono a viso aperto e non sparano razzi da un Ospedale, da una scuola piena di bambini, da una sede dell’ONU o da un caseggiato affollato (trattando i propri concittadini da “scudi umani”), pur armatissimi fino ai denti come Fantozzi con le armi del Quatar e dell'Iran più grosse di loro, sono sempre sconfitti. Com’è?

Lo stesso è accaduto nelle varie guerre portate contro Israele dagli Stati Arabi (Egitto, Siria, Libano e Giordania), talmente inefficienti e poco razionali da permettere ogni volta a Israele – legittimamente, visto che era stato attaccato in guerra – di conquistare nuovi territori.

Arabi e Palestinesi non vincono mai, perché come diceva Manzoni a proposito di don Abbondio, “uno il coraggio non se lo può dare”.... Gli stessi per quattro denari prima del 1948 avevano venduto quei territori (“Vediamo che ci faranno quegli stupidi Ebrei di tutta quella sabbia...”. Si è visto). E dire che i Paesi Arabi avevano convinto i Palestinesi ad abbandonare i loro territori, vietandogli anche di fondare un loro Stato (come aveva deciso l’ONU). Perciò, altro che “vittime di Israele”, i Palestinesi sono insieme vittime di se stessi e degli altri Paesi Arabi, che non li hanno mai amati, ma temuti e osteggiati, specialmente ora che nei rispettivi Paesi stanno emergendo Governi anti-fondamentalisti che vedono come il fumo negli occhi la diffusione in tutto il vicino e medio Oriente di una rivolta continua in vista di un folle “nuovo ordine mondiale” o Califfato.

Ma è Storia antica, che discende direttamente dai trucchi e dagli imbrogli di “Mille e una Notte”, forse il più alto contributo alla cultura mai dato da quella società. Il fatto è che il cinismo, la mistificazione, la falsità continua, quando sono eccessivi confinano con l’idiozia, e ormai non pagano più, anzi si ritorcono contro. Perché “sono finiti quei tempi”!

Dopo il Nazismo e la Shoà tutti i democratici del Mondo stanno con tanto d’occhi aperti, per stroncare sul nascere ogni pur piccolo accenno antisemita-antisionista, rivelatore tipico con cui si preannunciano i nazismi di Destra e di Sinistra. Hamas e il terrorismo islamico non potranno MAI vincere. Perché “ccà niscuno è fesso”... e al dunque perfino il non-violento vegetariano o il pensionato più pigro di Afragola scendono in strada per difendere se stessi, le donne, i figli e la società libera, che pur con i suoi mille difetti è pur sempre mille volte preferibile di quella minacciata dai nuovi Nazisti islamici... Insomma, se non sarà una risata a seppellire l'odio patologico e inspiegabile, se non da una pietosa psico-patologia grave, contro Israele, l’Europa, l’Occidente, le donne e la libertà, ci saranno mezzi molto più drastici ed efficaci.

E infine preoccupa anche il collegamento tra estremismo islamico ed estremismo politico in Europa. E’ noto che la Destra estrema, neonazista o neofascista che sia, sta da sempre (almeno dal 1941) con gli Arabi, gli islamici, i Palestinesi, contro gli Ebrei e Israele. Il Gran Mufti di Gerusalemme (Capo del Consiglio Musulmano della Palestina inglese), nemico giurato degli Ebrei e del sionismo, stipulò veri e propri accordi politici e organizzativi con Hitler (v. foto dell’epoca). Ancora oggi gli sparuti gruppetti neofascisti, anche in Italia (v. manifesto), considerano i Palestinesi dei “camerati” per il fatto stesso che si oppongono agli Ebrei e a Israele. Comunanza che dovrebbe essere molto imbarazzante per i tanti amici dei Palestinesi che si definiscono “progressisti”, “di Sinistra” o “comunisti”.

IMMAGINI. 1. Il Gran Mufti (presidente del Consiglio musulmano) di Gerusalemme con Hitler nel 1941. L’alto esponente islamico palestinese aderì al Nazismo e stipulò accordi con Hitler spingendo anche i musulmani balcanici ad arruolarsi nelle SS. 2. Il manifesto d’un gruppo neofascista dichiara apertamente di appoggiare i Palestinesi, definiti “camerati”, contro il comune nemico, cioè gli Ebrei e Israele.


01 luglio, 2014

 

Scuole superiori in Italia: troppo divario col lavoro nelle aziende. Che non fanno ricerca.

La scuola secondaria e l’Università in Italia hanno colpe gravi, certo, perché furono pensate per fornire una dignitosa base culturale e teorica a una borghesia intellettuale e di provincia, di per sé poco operosa, se non nei tradizionali “impieghi umanistici”, come ancora accade oggi nel nostro Centro-Sud. E infatti i nostri famosi diplomati e laureati d’un tempo rappresentavano, appunto, il naturale emergere di un “genio” individuale, non la vittoria di squadra di un sistema culturale. E perché i nostri ottimi istituti tecnici industriali, dopo un ottimo inizio, caddero in decadenza per motivi che sarebbe lungo e complicato indagare. Crisi che si cerca di scongiurare per le nostre Università scientifiche. Ma anche i produttori in Italia hanno, al riguardo, le loro gravi colpe. Intanto, non sanno utilizzare le competenze fornite dalle scuole superiori, né spingerle alle innovazioni. Del resto, anche il nostro capitalismo è “all’italiana”, cioè familiare, provinciale, di vista corta, “sparagnino”, piuttosto conservatore, e incline agli aiuti di Stato. C’è anche poca cultura tra gli imprenditori italiani, che sono piccoli non solo come dimensioni di fatturato, ma anche per lungimiranza, capacità di tenersi al passo con “lo stato dell’arte”, aggiornarsi, competere utilizzando la ricerca e le ultime tecnologie. Una statistica ha trovato che ci sono pochi laureati tra gli imprenditori italiani, la cui figura tipica è il “padroncino”, cioè l’operaio che “si è messo in proprio”, con modeste competenze culturali. Questo gap, forse, appesantisce l’imprenditoria italiana. La colpa di tutto non è solo e sempre dei politici, dei sindacati, dei cinesi, dell’Europa; ma una buona parte di colpa ce l’hanno gli stessi imprenditori italiani. Sul tema del divario tra competenze fornite dalle scuole superiori e necessità dell’industria, pubblichiamo un articolo di Roberto Vacca (N. Valerio).

In USA le aziende investono in ricerca e sviluppo molto più che da noi. Quindi, la percentuale dei disoccupati è metà che in Italia. Pure gli industriali americani denunciano un grave divario fra le competenze/abilità ottenute dalle scuole superiori e quelle di cui hanno bisogno [skills gap]. Sul problema la Intelligence Unit dell’Economist ha appena pubblicato un rapporto, sponsorizzato dalla fondazione Lumina che in USA crea iniziative per innalzare i livelli di diplomati e laureati. Le aziende sostengono che spendono molto più di prima per addestrare il personale. È vitale farlo: il 60% dei posti di lavoro richiedono oggi una formazione post-diploma, dato che prodotti, processi e strumenti professionali vengono innovati di continuo (non solo nel settore informatico).

Lo studio dell’Economist si basa su interviste a 343 dirigenti di aziende che hanno da 100 a oltre 10.000 addetti e volumi di affari da milioni di dollari a oltre 10 miliardi. Per ridurre o annullare il divario citato, i 2/3 degli intervistati ha già in corso collaborazioni con università. Un terzo collabora con Community College (*).

Più della metà dei dirigenti intervistati ha dichiarato di considerare inadeguata la formazione dei giovani neo-assunti per quanto riguarda capacità di risolvere problemi; pensiero critico; lavoro di squadra; comunicazione; abilità tecniche; organizzare priorità multiple; uso di strumenti matematici.

In molti casi varie aziende stabiliscono con università e college programmi congiunti. Questi sono più efficaci quando ingegneri ed esperti di primo piano delle aziende collaborano a programmi di ricerca e sviluppo delle università.

La Northrop Grumman (aerospaziale, difesa) ha istituito presso l’Università del Maryland corsi avanzati di cyber sicurezza e ha anche rafforzato insegnamenti di computer, scienza, matematica, elettronica. Il CEWD (Centro per lo sviluppo della forza lavoro nel settore energia), creato da un consorzio di aziende del settore, organizza corsi pratici presso varie università. Incoraggia anche l’impiego di donne nella costruzione e manutenzione di reti elettriche.

Alcune aziende tedesche (fra cui BMW, Volkswagen e Siemens) stanno introducendo negli Stati Uniti la pratica dell’apprendistato. In Germania è pratica standard che dopo la maturità gli studenti si iscrivano a un corso universitario e insieme facciano gli apprendisti presso un’azienda. Il 25% delle aziende tedesche partecipa al programma, che non le obbliga ad assumere gli apprendisti. Circa il 60% dei giovani trova così il primo impiego. La BMW offre l’apprendistato nel

suo stabilimento di Spartanburg (South Carolina) che produce 300.000 auto all’anno, di cui il 70% esportate.

Parecchie aziende americane partecipano in vari modi a innalzare i livelli di conoscenza medi del pubblico in scienza, tecnica, ingegneria, elettronica – indicati con l’acronimo STEM. Questo accade poco in Italia. Ce ne sarebbe un bisogno estremo: la percentuale della popolazione che ha completato l’educazione terziaria è il 21,7%. La media europea è 35,8 %. A livello più basso dell’Italia c’è solo la Turchia.

La Commissione Europea ha pubblicato la classifica al 2013 dei 27 paesi dell’Unione in base al livello di innovazione raggiunto, espresso da un indice (compreso fra 0 e 1) funzione di 25 indicatori (lauree, ricerca scientifica, investimenti pubblici e privati in R&D, brevetti, etc.). L'Italia sta al 15° posto su 27, dopo Estonia, Slovenia, Cipro. Gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo sono lo 0,53 del PIL (0,71 della media europea) e quelli privati sono lo 0,69 del PIL (0,52 della media europea). Questo divario dura da più di 30 anni. L’Italia è, dunque, carente nei livelli di istruzione e negli investimenti in ricerca e sviluppo particolarmente nel settore privato.

Gli imprenditori non hanno ragione di chiedere solo flessibilità negli adempimenti burocratici (pure necessaria). Devono raddoppiare gli investimenti in ricerca e sviluppo e assumere giovani eccellenti che inventino. Devono creare reti di collaborazione con università e industrie italiane e straniere. Lavoro e prosperità si creano studiando e inventando.

(*) I community college, creati dai governi locali, danno diplomi brevi di tipo tecnico, economico o umanistico e permettono ai giovani che escono dalle superiori di compiere un primo salto professionale. Ce ne sono 1500. Alcuni laureati dopo corsi di 4 anni, trovano lavoro più facilmente dopo aver seguito corsi biennali di tipo applicativo presso community college.

ROBERTO VACCA


24 maggio, 2014

 

Cinque Stelle di Casaleggio e Grillo? Oltre le urla, il vuoto. E il futuro è un minestrone “fantasy”.

Un nome un destino, nomen omen. Nel nome stesso del “Mo vi mento” 5 Stelle di Casaleggio e Grillo – direbbe un enigmista - c’è scritto chiaramente: ora sto per dirvi una balla. Tutto nei loro discorsi o post su internet (non parliamo neanche dei loro “programmi”…) è sottoculturale, provinciale, approssimativo, detto per sentito dire, non verificato, leggendario, sub-scientifico, grossolano, risibile. Basta dire che sui loro siti ci sono “prove” che le “scie chimiche” sono sostanze velenose appositamente emesse da centinaia di aerei misteriosi e clandestini. E’ grave, ma non gravissimo, che un comico per arrivare a un Potere così al di sopra dei propri mezzi culturali e intellettuali (e quindi chiaramente destinato ad altri, ma a chi?) intercetta la rabbia irrazionale dell’ignorante popolo italiano urlando bestialità folli, mettendo insieme decine di slogan senza senso, straparlando di tutto un po’, dal “complotto” dei banchieri ai motori d’aereo fatti con la stampante a tre dimensioni. E’ gravissimo, invece, che così tanta gente – per la verità quella che non si è mai interessata di Politica – lo prende sul serio, gli crede e lo vota. Del resto è una tendenza nazionale per cui purtroppo siamo noti in tutto il Mondo. L’incultura e la totale assenza di spirito critico laico degli Italiani ha prodotto i famigerati populismi italici: Mussolini e Fascismo, Giannini e Uomo Qualunque, Bossi e Lega Nord, Berlusconi e Forza Italia, Grillo e 5 Stelle. Spesso con identiche parole d’ordine e slogan. Il che è davvero inquietante e dimostra anche che gli Italiani per avere così poca memoria non solo hanno un’intelligenza debole, ma non leggono un libro di Storia. Ma è sul futuro possibile che attende la Terra e su un presunto “Nuovo Ordine” (che seguirà addirittura la III Guerra Mondiale nel 2020) che la formazione “culturale” di Casaleggio & C. rivela tutti i suoi limiti dilettantistici, con le sue ipotesi da leggenda metropolitana orecchiata al bar o sotto l’ombrellone e gli incubi da film di “fantasy” riferiti dopo una bevuta al bar. A cominciare da un pretenzioso video su YouTube che straparla di Mondo informatico totale e super-tecnologico, anzi di una vera “rivoluzione della conoscenza”, ma difetta proprio di conoscenza e ricorda certe superficiali e facilone sparate visionarie di Scientology, buone per affascinare i semplicioni. Sul tema ospitiamo l’opinione del grande scrittore, commentatore e futurologo Roberto Vacca (Nico Valerio).

Il comico inglese con bastoncino, baffetti e bombetta era più bravo di quello genovese coi capelloni. Il Grande Dittatore aveva un simbolo con doppia croce invece della svastica: distintivi riconoscibili, anche se insensati. Invece le 5 icone di M5S ricordano alberghi di lusso e contraddicono gli slogan di risparmio e rifiuto di contributi pubblici. I programmi di quel movimento sono vuoti. I contenuti mancanti non vengono surrogati dalle urla nelle piazze, né da parole disseminate in rete con blog, video, chat, twitter. I toni ieratici e la preminenza di personalità individuali ricordano la Dianetica dello scrittore di fantascienza Ron Hubbard, poi trasformata in Scientology (chiesa condannata per vari reati e che diffonde confusione di idee inutili).

Una delle basi culturali di M5S è un video pretenzioso (su Youtube e su Gaia Casaleggio): NWO, New World Order. Descrive il nuovo ordine mondiale. Usa molta grafica: icone animate, foto e carte geografiche. La voce inglese, chiara e assertoria, dice che il 14/8/2004 è cominciata la rivoluzione della conoscenza. Ne elenca i precursori fra cui:

L’Impero Romano: aveva 100.000 kilometri di strade, percorse da messaggeri, da commercianti e da legioni. Le orde di Gengis Khan si concentravano contro un nemico dopo l’altro in base alle informazioni trasmesse da staffette veloci. Savonarola e Lutero diffondevano i loro messaggi riformatori in molte copie. Diderot e D’Alembert, con l’Enciclopedia, e Voltaire col Dizionario Filosofico, disseminarono l’illuminismo. Mussolini usò la radio per indottrinare gli italiani. Hitler si assicurò il successo coi film di Lena Riefenstahl. Clinton e Obama diventarono Presidenti usando TV e Internet. Al Gore non riuscì a essere eletto Presidente, col suo movimento internazionale massmediologico blaterava di disastri - riscaldamento globale antropico – e prese un premio Nobel finto. Beppe Grillo adottò la comunicazione online e nelle piazze e urlando chiacchiere si è affermato nelle elezioni. Il video glissa su quei personaggi che fecero ben presto una brutta fine e passa a profetizzare gravi crisi dei paesi occidentali, di Cina, Russia e Medio Oriente.

Vaticina: nel 2020 scoppia la Terza Guerra Mondiale. Le armi nucleari e batteriologiche uccidono miliardi di persone. [è bestiale che consideri inevitabile questo rischio estremo senza dire una parola su che cosa fare per evitarlo!] Ne resterà in vita solo un miliardo e farà grandi passi verso la rivoluzione della conoscenza collettiva. Dice che spariranno libri, giornali, radio, TV: saremo tutti uniti in rete. Dice che è vitale comunicare in rete, a parte i contenuti. [Decenni fa, lo aveva detto Marshall McLuhan: “The Medium is the Message”: il Messaggio è il Mezzo, e, già allora, era un’asserzione irrilevante e stupida].

Dice che comunicheremo di continuo manifestando le nostre idee [quali?] e i nostri desideri realizzando nel 2040 la “Net democracy”: democrazia in rete. Dice che nel 2047 Google comprerà Microsoft e realizzerà “Earthlink” la nostra identità online: chi non l’avrà non esisterà più. Sostiene che nel 2050 l’intelligenza collettiva in rete risolve problemi difficili con una struttura chiamata “braintrust”; che nel 2051 sarà abolita ovunque la pena di morte; che nel 2054 ci sarà GAIA il governo mondiale senza partiti, religioni, ideologie; che saremo liberi e parteciperemo alla “collected knowledge”: conoscenza raccolta. Un altro video apre con; MAN IS GOD di sapore Nietzschano. Questa accozzaglia informe denota la incapacità di distinguere un belin da una cattedrale, come si dice a Genova. Ma proviamo a raccogliere almeno qualche brandello comprensibile di discorso.

Per parlare di conoscenza bisogna averla – e si ottiene studiando. Questi M5S e il loro ispiratore pubblicitario non studiano. Usano un linguaggio scheletrico (che ravvivano con turpiloquio banale) e riesumano “catchword” [neologismi di moda] presi in prestito ovunque. Da Alvin Toffler riprendono l’affermazione che non ci saranno più produttori e consumatori: saremo tutti “prosumer” (producer + consumer). Però non afferrano nessuno degli acuti ragionamenti di Toffler: le idee sono dimenticate e resta solo un nominalismo inefficace.

Da Second Life, video giochetto del 2003 rapidamente declinato, si trae la convinzione che nel 2027 Prometeus, altra enorme risorsa online descritta sempre vagamente, ci darà SPIRIT. È un trucco online che permetterà a ciascuno di noi di diventare chi vuole: crearsi una nuova personalità e avere nuove esperienze nel tempo e nello spazio. Esempi: assistere a eventi sportivi e rivivere guerre, rivoluzioni, cerimonie.

Queste aperture sono presentate come prodotti originali, personalizzati – ottenuti da attività cooperative in rete. Non sarebbe così. Creare animazioni è un lavoro altamente professionale eseguito da persone addestrate. Anche questi prodotti sofisticati hanno qualità variabile. Se sono improvvisati da chissà chi hanno bassa qualità e non servono a niente. Questi sedicenti guru credono che diffondere conoscenza sia un lavoro facile da realizzare con sapienza in pillole, slogan, icone, schemi, video. Non hanno mai sentito dire che “Ars longa”.

Un obiettivo importante del nuovo ordine mondiale sarebbe l’abolizione dei diritti d’autore. Al copyright si sostituisce il “copyleft”. Tutti possono copiare e disseminare ogni scritto, ricetta o formula. Questo accadeva nei tempi antichi e giravano testi apocrifi, degradati, centonati. Liberalizzare tutto è concetto attraente (che ricopiano da altri), ma non serve a ottimizzare la qualità. Propongono la “Opencola” una lattina vuota su cui è stampata la ricetta della CocaCola. Ognuno se la fa da sé. Saranno libere le ricette delle medicine, anche queste ce le faremo da noi. È facile prevedere che sprecheremmo tempo e denaro, ottenendo risultati inefficaci e anche letali.

Un altro video presenta l’arma segreta per assicurarsi i vantaggi delle comunità online. Sono gli “influencers”, gli influenzatori: giovani persone che indagano su quali siano le scelte migliori e convincono il pubblico a uniformarsi con recensioni e con tweet. Le comunità impareranno a scegliere teorie, credenze, vestiti, gadget, luoghi per le vacanze. Trarranno cultura e saggezza da Wikipedia, competenze professionali da Linkedin, amicizie da Facebook.

In questi ambienti, dunque, girano poche idee, ma confuse. Non è vero che qualunque cosa abbia spazio on line abbia anche significato e valore notevoli. Non sono sullo stesso piano Google, Wikipedia, Linkedin, Facebook.

Google è un ottimo motore di ricerca che permette in tempi minimi di reperire informazioni di ogni tipo. Lo usi gratis – e non ti aspetti che sia un distributore di verità assolute. Gli inventori, Larry Page e Sergej Brin sono diventati miliardari con la pubblicità, ma vanno considerati benefattori, oltre che innovatori straordinari. Wikipedia è un’opera di notevole valore, anche se molto ineguale. Chi collabora gratuitamente a disseminare proprie conoscenze su questa enciclopedia aperta compie una buona azione.

Linkedin permette di contattare persone interessanti professionalmente in vari campi. Appartenere a Linkedin, però, non è una patente di competenza professionale. Facebook permette di comunicare con amici vecchi e nuovi, non registra dati, né conoscenze e serve anche a trasmettere notizie neutre o pettegolezzi.

Concludo: il mezzo non è il messaggio. I messaggi seri e utili non si improvvisano. Aiutare pubblico e giovani ad acquisire buoni criteri di giudizio è meritevole, ma la scuola lo fa troppo poco. Chi è a favore della rivoluzione M5S dovrebbe a meditare su questi punti e a informarsi. M5S sarà un fuoco di paglia. Nel 1946 il Movimento dell’Uomo Qualunque di Giannini mandò in Parlamento 30 deputati. In Francia nel 1956 Poujade protettore dei piccoli artigiani, ne mandò 52 all’Assemblé Nationale. Durarono poco.

ROBERTO VACCA


15 maggio, 2014

 

Atrocità dell’Islam. Così gravi che non c’è bisogno di equivoci, neanche su una foto. Però...

Cerimonia dell'Ashura. Bambine Islam in catene dal loro marito La foto è simbolica: utile a noi occidentali per rappresentare icasticamente una realtà, anche perché coinvolge delle bambine totalmente velate e nascoste allo sguardo, molto piccole a giudicare dalla statura. Che sfilano in processione addirittura incatenate per incontrare il loro promesso sposo! Il che dice tutto sulla disparità dei due coniugi nell’Islam: uno è il padrone assoluto, l’altra la schiava.

La nostra tradizione antica, invece, è molto più egualitaria: è vero che la parola coniuge è parente stretta di soggiogare, essere sottoposti al giogo [quello dei buoi], ma oltre al concetto di giogo (iugum) c’è anche cum (insieme), quindi ad essere egualmente legati sono in due, marito e moglie, maschio e femmina. C’è una bella differenza con l’Islam: è una privazione volontaria di libertà per entrambi. Nell’Islam, al contrario, la donna (addirittura la bambina) è la preda dell’uomo, come se fosse una cosa. È come se fossero rimasti all’età delle caverne, seppure. Davvero vergognoso.

Anche se questa immagine fotografata sembra riferirsi in realtà a uno spettacolo rievocativo rituale-religioso di un giorno all'anno. Lo rivela su Facebook la ex-musulmana o islamica critica Rawanda Ferman che pur denunciando le atrocità dell'Islam precisa nel commento alla foto nella pagina di Britain First su Facebook che quella ritratta è solo la commemorazione dell'Ashura secondo la tradizione islamica degli Sciti. Aggiunge con apparente saggezza che l'Islam commette “già troppe atrocità perché noi si debba falsificare qualcosa per dimostrarlo”.

Giusto. Sarebbe come, esemplifico io, se un turista orientale ignaro fotografasse la processione dei "battenti" o "flagellanti" nel nostro Sud pensando che rappresenti un costume attuale o diffuso. Però...

Però c'è una grande differenza. Da noi, in Occidente, esiste una discontinuità profonda tra il fanatismo di pochi Cristiani del passato e i nostri valori unanimemente diffusi oggi e perfino ieri e l'altro ieri. Viene in mente il sonetto in cui il poeta satirico romano G.G.Belli manifesta il suo sarcasmo sui pochi masochisti autoflagellatori che si davano la “disciplina” con sanguinosi tratti di corda la sera, al buio, nell’oratorio del Caravita. La gente da noi non ha mai sopportato certi fanatismi: solo il Nazismo e certe sette cristiane degli albori, oltre all’Inquisizione, ricordano il fanatismo islamico. Con la differenza che quest’ultimo appare o viene fatto apparire “di popolo”. Per fortuna la donna, pur discriminata (se è per questo le donne si lamentano a ragione anche oggi), aveva 2000 anni fa libertà superiori a quelle che ha oggi nell’Islam. Si pensi alla libertà della donna nell’antica Roma, quando in Oriente e perfino in Grecia non poteva neanche cenare assieme al marito. Mentre presso Etruschi e Romani poteva perfino stipulare contratti e divorziare.

Insomma, la differenza è che nell'Islam non c’è discontinuità tra oggi, ieri e l'altro ieri, perfino nei Paesi del cosiddetto “Islam moderato”, come si è visto in Egitto e Turchia, e la massa dei sudditi-fedeli è coinvolta totalmente e passivamente senza possibilità di obiettare e di opporsi. Così, anche la foto di un rito, in cui non per caso la donna e in genere la persona umana viene umiliata e offesa, può rappresentare simbolicamente la loro realtà.

Questa distinzione serve non a indebolire, ma a rafforzare le nostre ragioni liberali occidentali. Eppure – sarà troppo “sottile” per la mentalità araba e islamica, sarà per l'educazione e la "cultura" che hanno ricevuto da generazioni – neanche gli islamici “moderati” (categoria inventata dagli Occidentali per auto-illusione), neanche gli ex-musulmani molto critici verso l’Islam, lo capiscono.

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NOTA. L’immagine è stata tratta dalla pagina Facebook di Britain First, un sito britannico conservatore con cui non abbiamo nulla a che spartire, ma che qui ora ci interessa in quanto critica il lassismo occidentale, con la scusa del “politicamente corretto”, magari di persone che si ritengono “progressiste” o “di sinistra”, di fronte al fanatismo dell’Islam, compreso quello che si rivolge contro le donne (ammesso e non concesso che la notizia dal Pakistan sia vera e non un pretesto dei conservatori per chiedere politiche razzistiche). E così commenta la foto che sopra abbiamo riportato:

WESTERN LIBERAL WOMEN: PAY ATTENTION, PLEASE!
Muslim girls being lead off in chains to meet their new husbands. The leading experts in Islamic Law met recently at the 191st meeting of the Council of Islamic Ideology and declared as un-Islamic any laws attempting to establish a minimum age for girls to be married. At the 192nd meeting the Council of Islamic Ideology went further and declared that women are un-Islamic and that their mere existence contradicted Sharia and the will of Allah. "Women by existing defied the laws of nature, and to protect Islam and the Sharia women should be forced to stop existing as soon as possible." Women who express their own will (most especially non-Muslim women) will be the first targeted for extermination.


27 marzo, 2014

 

L’utopia della “democrazia diretta”. «Ma perché il cittadino che vota deve essere rappresentato?».

La Lega Nord, il Berlusconismo e ora anche il movimento di Grillo hanno prospettato la possibilità che i mali della Politica siano ascrivibili al sistema connaturato con la democrazia stessa, cioè alla rappresentanza politica e al voto indiretto delle elezioni. Naturalmente l’utopia della democrazia indiretta è una pericolosa illusione, cara ai Dittatori populisti e carismatici. Accade, perciò, in questi tempi di crisi economica, politica e morale, che si intreccino ogni giorno domande del genere, dando luogo a dialoghetti pedagogici elementari come questo che segue, ripreso pari pari dalla mia pagina di Facebook. All’obiezione, com’è ovvio per un mezzo così immediato ed effimero come Facebook, si è risposto senza citare alcun testo o opinione celebre, solo utilizzando il buon senso e la semplicità di esposizione d’un “maestro elementare”:

«Ma insomma – scrive Alessandro – la democrazia dovrebbe essere sovranità del popolo, o no? Ripeto: per quale assurda ragione devo farmi rappresentare da qualcuno che neppure conosco? Perché non posso votare io in prima persona?»

No, Alessandro, è una vecchissima questione che abbiamo già studiato a scuola media, al liceo classico e poi – alcuni – anche all'Università, e su cui esistono migliaia di libri. Ti pare che gli uomini (filosofi, giuristi, storici, politologi ecc.) dall'Antichità al secolo scorso non ci abbiano già pensato? Come puoi immaginare di essere il primo, originale, a porre il problema? L’ingenuità va bene, ma se protratta, no.

Le risposte possibili sono infinite, e vanno tutte in un senso. Intanto uno Stato moderno non è Atene né Roma, che avevano circa 1000 cittadini con diritto al voto. La democrazia, è vero, letteralmente vuole dire “Governo di Popolo”. Ma l’etimologia non basta: bisogna studiare la Storia e la storia delle Idee.

Che cosa intendevano per “popolo” gli Antichi? Non intendevano “tutti”, come noi oggi con la moderna democrazia liberale, ma solo i pater familias (quindi maschi maggiorenni) ricchi, in pratica i proprietari terrieri ecc. Ancora fino al primo 900 i senatori erano nominati così. Del resto le donne, e tutti gli uomini non ricchi non avevano diritto di voto neanche per la Camera.

Da giovane ho scritto un saggio sull’alternanza e le cooptazioni delle élites al Potere (“L’interpretazione democratica del concetto di élite politica”). La Democrazia è sempre stata un concetto di élites. Quella liberale vuole che le élites siano anche all’interno liberali e democratiche e che si alternino tra loro in modo da assicurare l’alternanza, e anche che qualunque cittadino possa inserirsi nelle élites grazie al merito, alla dedizione ecc. Le élites politiche sono i Partiti o gruppi analoghi.

Quindi tu puoi entrare in un partito, cercare di modificarlo – se vuoi – dall’interno, poi rappresentarlo al Parlamento e nel Paese, e puoi anche andare al Governo. Sei così nello stesso tempo cittadino che vota e che è votato, se vuoi.

Il Popolo inoltre può-deve non solo darsi da fare per conoscere, ma anche controllare giorno per giorno i suoi eletti, consigliarli, informarli e, se non li ritiene più adatti, revocargli la fiducia, cioè non votarli più. Come vedi, un lavoro molto più importante e soprattutto continuo (e gratuito: voglio vedere quanti artigiani del Veneto o avvocati della Campania o ingegneri della Lombardia troverebbero il tempo di assentarsi periodicamente per le continua assemblee su questo o su quello. Già gli Antichi protestavano.) del semplice voto delle assemblee dirette di 1000 maschi ricchi (il “Popolo”) che a Roma o Atene decidevano il sì o no a una guerra.

Quindi la Democrazia indiretta, rappresentativa, è molto più sofisticata ed efficace – a saperla usare – di quella rozza diretta. Oltretutto, tranne i Referendum su questioni molto elementari e di coscienza, non tecniche e complesse che passano attraverso i Partiti, come Monarchia-Repubblica o Divorzio Sì-No (e infatti i Radicali hanno sbagliato a non capire questo limite del referendum) la democrazia diretta non solo farebbe danni più gravi, ma renderebbe non amministrabile neanche un piccolo Comune, e a maggior ragione non è praticabile in Paesi moderni di milioni di cittadini. Infatti non esiste neanche a San Marino! Il fatto è, diciamolo anche se è “politically uncorrect”, che mentre i Governi e le Amministrazioni sono diventate sempre più sofisticate e tecnologiche, con necessità di conoscenze multidisciplinari, l’uomo, il cittadino medio, è rimasto sostanzialmente quello semplicione e diffidente dei tempi di Platone: brontola, straparla, vorrebbe fare, ma poi è impedito dal proprio egoismo o dai propri limiti. Quelle di cittadino semplice e di cittadino che si dedica alla Politica, o meglio al Governo della Polis, restano due “professioni” diverse e lontane.

E poi oggi le cose sono molto complesse, tecnologiche. L’arte del Governo è cosa altamente professionale e abbisogna di molte competenze. Però è vero che anche questa Democrazia rappresentativa – l’unica possibile - vuole in teoria cittadini molto colti e informati, addirittura eruditi in varie materie poco amate dalla gente (diritto costituzionale, scienza delle finanze, economia politica, diritto privato, perfino filosofia del diritto ecc.). In mancanza di queste capacità, che pochissimi hanno, i cittadini che parlano di politica fanno la figura (e io li tratto, giustamente) da avventori di bar, parrucchieri e auto-officine. Del resto, si vede che non abiti, beato te, in un condominio: lì vedresti come l’ignoranza media dei Condòmini si unisce alla loro prosopopea e sicurezza in sé, oltre al polemismo gratuito.


03 marzo, 2014

 

La democrazia non basta se mancano cultura e spirito critico. Cinque populismi in soli 90 anni.

Che la massa sia spesso stupida, conservatrice, reazionaria, emotiva, irrazionale e pronta a essere sedotta da uomini furbi, simpatici e spregiudicati (che giornalisti, politologi e psicologi definiscono “carismatici”), l'abbiamo sempre saputo, detto e scritto. Quando non si poteva dirlo senza essere definiti anti-democratici.

Il che non solo è vero, ma molto preoccupante in Italia, il Paese tra quelli sviluppati che ha la classe media (la famigerata “gente”) e perfino la alta borghesia dell’industria, della politica, della pubblica amministrazione e delle professioni più ignoranti e meno educate allo spirito critico e alla buone regole di una corretta società liberale.

Per colpa di chi? Per colpa propria, cioè dei cittadini stessi. Certo, le scuse storiche sono tante e pesanti, e le conosciamo fin troppo bene: Stato della Chiesa e Principati vari che hanno per secoli tarpato le ali alla libertà e al libero pensiero, fino a gran parte dell’Ottocento, cioè appena 150 anni fa. Ma, una volta ritrovata l’Unità e la Libertà, come mai i cittadini – guarda caso dopo il famigerato Patto Gentiloni – hanno a poco a poco abbandonato il Liberalismo per affidarsi agli arruffapopolo di Destra e di Sinistra, cioè di nuovo agli antichi Dittatori a cui erano abituati da secoli?

Fatto sta che appena hanno potuto esprimere la propria vera natura, gli Italiani tutti (altro che le raffinate, colte e coraggiose élites liberali dell’Ottocento!), grazie al voto “democratico” di massa, hanno eletto sempre i peggiori. Basta ricordare che in appena 91 anni di storia, i beceri Italiani hanno votato per ben cinque populismi diversi:: Mussolini, Uomo Qualunque, Lega Nord, Berlusconi, Grillo). Una ricorrenza inquietante, unica in Europa.

Perché? Si sa fin troppo bene: ce lo hanno spiegato i grandi storici e pensatori democratici e liberali, da Croce a Salvemini. Perché il Risorgimento e il Liberalismo (quello vero) sono durati troppo poco, hanno coinvolto e interessato troppo poche persone, e quindi – nonostante i grandi sforzi fatti con la scuola, i giornali e la diffusione delle idee – non hanno insegnato alle generazioni a pensare in modo nuovo e a fondarsi sul giudizio critico. Il Fascismo, seguito dal rigurgito del Clericalismo e dall’illusione del Comunismo – tutte e tre, guarda caso, disastrose tendenze anti-liberali, hanno distrutto quel poco di laico, europeo, moderno e dignitoso che l’Italia era riuscita a realizzare, sia coi fatti sia nelle coscienze.

La Democrazia è in crisi? Certo, e ne approfittò anche Mussolini. Ma è in crisi da sempre perché la Democrazia non basta, è solo un metodo, non un fine. Ecco l’equivoco in cui cadono tutti.

E noi che siamo insieme democratici e liberali, oltreché ambientalisti e molte altre cose, sappiamo bene fin dall’adolescenza, per averlo studiato sui libri di liceo, che la Democrazia in un grande e moderno Paese, a differenza della polis di Atene di mille cittadini o della Roma repubblicana con 5000 cives, è solo un metodo di votazione, cioè si risolve purtroppo solo nelle elezioni. La Democrazia non dà idee, intelligenza, onestà, competenza, a chi non le ha.

E allora? Serve un'intera generazione di persone, disinteressate, eroiche, ma molto intelligenti e colte, che non vogliano fondare partiti (attenzione: i dittatori si presentano sempre come salvatori della Patria), né essere elette o guadagnare, ma che insegnino di nuovo a pensare. E nel pensiero è compresa la psicologia: il capire da segni precisi, codificati, quali sono i furbi che ci stanno per turlupinare.

«Un tale, accortosi che i cretini erano la maggioranza, pensò di fondare il Partito dei Cretini. Ma nessuno lo seguì. Allora cambiò nome al partito e lo chiamò Partito degli Intelligenti. E tutti i cretini lo seguirono». (Dino Risi, I miei mostri, Mondadori 2008).


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