30 gennaio, 2009

 

«Israele invase lo Stato della Palestina nel 1948». L’incredibile ignoranza in storia degli Europei.

“Nessun paese ha più titoli di legittimità di Israele”, spiega elencando le ragioni una per una, il grande giurista americano Alan Dershowitz in un video di poco più di 5 minuti (v. in basso). Già la Storia italiana ed europea è ormai sconosciuta ai più, per colpa di programmi scolastici sbagliati e l’ottusità dei programmisti televisivi. Figuriamoci in particolare la storia dei piccoli Paesi extra-europei. Per esempio dei due popoli che vivono nel vicino Oriente, Israele e Palestina, come si usa dire oggi. Anche se di continuo ne scrivono i giornali per attentati, scontri e azioni belliche, di storia dei Paesi del vicino Oriente si sa poco o nulla – e spesso si tratta di notizie distorte o totalmente inventata dalla propaganda – tanto meno delle circostanze della loro nascita.
      Nei primi giorni dell'aprile 2002 fu diffuso un sondaggio di Renato Mannheimer che dimostrò la crassa ignoranza degli Italiani sulla storia di Israele e dei Palestinesi. E nell’intera Europa la situazione è analoga. Dai commenti che si fanno oggi, dai discorsi nei bar e negli uffici, dai forum su internet, non sembra che nel frattempo gli Italiani e gli Europei abbiano guadagnato posizioni. Famosi per essere ultimi in lettura di libri e quotidiani nell'Europa più sviluppata, con questa televisione del duopolio Rai-Mediaset, con la stampa che ci ritroviamo, quasi tutta - Destra e Sinistra - in mano a mediocri giornalisti raccomandati e legati al potere politico, non potrebbe essere altrimenti.
      La mistificazione, anche storica, regna sovrana, specialmente quando si parla di ebrei o di Israele, trovando terreno fertile nell'antico e sempre presente antigiudaismo cattolico e poi nel diffuso antisemitismo strisciante di Destra e Sinistra. La controprova? Fino a tutti gli anni 80, gli unici partiti benevoli verso Israele e gli ebrei erano tre partitini ultra-minoritari che insieme non superavano il 5-7 per cento: i repubblicani, i liberali e i radicali. Tutti gli altri, cioè oltre il 90 per cento, erano più o meno contro. Ma torniamo al sondaggio.
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SONDAGGIO. Pubblicato dal Corriere della Sera, il sondaggio di Mannheimer rivelava che gli italiani credono innanzitutto che sia esistito uno "Stato palestinese", addirittura "prima" di Israele, e che poi gli israeliani ne abbiano "invaso" il territorio; che la città di Gerusalemme, prima dell’invasione israeliana degli ultimi anni, fosse una "città araba". E così via. Ma nulla di tutto ciò è vero.
      Ne usciva un quadro sconfortante. In particolare, quasi la metà degli intervistati (il 47 per cento) era convinto che fu l’Onu nel 1947 a "dividere" la regione in due Stati, e fin qui tutto abbastanza bene. Ma poi i due terzi non erano al corrente della circostanza che furono gli Stati arabi a tentare di impedire la nascita di Israele, e non viceversa. La maggioranza credeva che le terre su cui era nato lo Stato di Israele fossero state conquistate con la forza dagli ebrei (che invece le avevano regolarmente comprate dai proprietari arabi).
      La maggior parte degli italiani riteneva che il conflitto con i palestinesi fosse iniziato nel 1967 quando Israele occupò le loro terre (errore comprensibile per come la vicenda fu trattata dai media); e che - questo è clamoroso - uno Stato palestinese fosse già costituito nel 1948 quando gli israeliani ne "invasero" una parte. Anzi, su questo punto gli intervistati si dividevano tra quelli che pensavano che l’invasione israeliana dello Stato palestinese (il quale, come dovrebbe esser noto, non è mai esistito se non nella delibera dell’Onu del 1947, appunto, violata dai Paesi arabi) fosse avvenuta nel 1948, e quelli che la collocavano nel ’67, all’epoca della Guerra dei sei giorni.
      Infine pochissimi degli interpellati sapevano che Gerusalemme nel 1880 era già abitata in maggioranza assoluta da israeliti. Quasi tutti credevano che gli ebrei non abitassero quelle terre da molti decenni (e una minoranza addirittura da secoli, cioè da sempre), ma che fossero giunti nella regione solo in seguito agli orrori della Seconda guerra mondiale.
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STORIA DEL VICINO ORIENTE IN BREVE. Un brevissimo sommario storico sui rapporti Israele-Palestinesi servirà a contrastare meglio leggende metropolitane di Internet e i soliti luoghi comuni della propaganda intrisa di antisemitismo:

.1. Non è vero che prima della fondazione di Israele (1948) o addirittura prima che la città fosse occupata dagli Israeliani (1967) ed eletta capitale (1980), Gerusalemme fosse una città solo “araba e cristiana”. Anzi, già nel 1880 Gerusalemme era una città in maggioranza assoluta ebraica (v. in Appendice l’evoluzione della sua composizione etnico-religiosa dal 1800 *).


2. Non è vero che lo Stato di Israele fu fondato “rubando il territorio ai Palestinesi”. Prima della nascita dello Stato di Israele, le terre acquisite dagli ebrei furono regolarmente acquistate, a carissimo prezzo dalla Comunità ebraica internazionale (ai prezzi di mercato non valevano nulla perché desertiche e improduttive) dalle locali autorità arabe e dai grandi proprietari latifondisti arabi, che così si arricchirono. Si conservano gelosamente i relativi contratti di compravendita. Questa "colonizzazione" pacifica inizia intorno al 1882


3. Nel 1897 il giornalista ungherese Theodor Hertzl pubblica "Lo Stato ebraico", documento che segna la nascita del Sionismo politico. Ma gli ebrei di tutto il mondo già da decenni guardavano alla loro antica capitale perduta come alla nuova patria da raggiungere. E infatti fin dagli inizi dell’Ottocento, e forse anche prima, si registrano afflussi a Gerusalemme.


4. Non è vero che ci sia voluta la Shoà per permettere finalmente agli Ebrei di riavere la terra delle origini. Molto prima, già nel 1917, Balfour, primo ministro britannico, si dichiarava a favore della costituzione di uno Stato ebraico in Palestina. E’ un precursore. Ma intanto, che accadeva agli ebrei italiani? In quegli anni, curiosamente, centinaia erano gli ufficiali ebrei dell’esercito italiano (capitani, colonnelli e generali), e gli ebrei italiani erano stati tutti grandi patrioti e protagonisti del Risorgimento, che li aveva liberati dall’oppressione della Chiesa e dei vari regnanti e occupanti stranieri. 


5. “Palestina” era stato il nome inventato dagli antichi Romani per designare una provincia dell’Impero Romano dopo la loro conquista e la disgregazione del popolo di Israele che vi abitava da millenni. Col ripristino del nome a opera degli Inglesi, anche gli Ebrei del luogo e quelli che man mano vi si insediavano si riferivano comunemente alla "Palestina". Tanto che il locale giornale ebraico si chiamava Palestine Post (v. immagine). Quindi deve essere considerato un termine geo-politico neutro che comprende sia Ebrei che Arabi (v. Paganoni, oltre).


6. Nell’edizione del 1910 dell’Enciclopedia Britannica sotto la voce “Palestina” c’era scritto: “Palestina: nome usato per il territorio che nel Vecchio Testamento era stato dato in eredità agli ebrei (…). Si può descrivere la Palestina come una striscia di terra che si estende lungo la costa orientale del Mediterraneo. Verso est non c’è un confine definito, sebbene il fiume Giordano segni una linea di separazione tra Palestina orientale e occidentale; ma è praticamente impossibile stabilire dove questa terra finisca e inizi il deserto dell’Arabia…”


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Dopo la disfatta ottomana, ai primi del Novecento la Palestina era un territorio semidesertico amministrato come Protettorato dalla Gran Bretagna, per decisione della Lega delle Nazioni. Gli Inglesi ressero il territorio fino al 1948. Dal 1926 al 1936 si contarono varie rivolte dei palestinesi contro gli inglesi.


8. Nel 1922 la Lega delle Nazioni (antenata dell’ONU) riconobbe che Giudea, Samaria e distretto di Gaza erano parte integrante del “focolare nazionale ebraico”


9. Nel frattempo in Palestina comunità ebraiche continuavano a convivere con gli arabi. L’unico rilievo internazionale di quest’ultima comunità si ebbe nel 1936 quando si costituì un Alto Comitato Arabo sotto la presidenza del Muftì di Gerusalemme. Più tardi, allo scoppio della seconda Guerra Mondiale, il Muftì si alleò con Hitler.


10. La fondazione dello Stato di Israele non è avvenuta con la forza, ma in seguito ad una precisa risoluzione internazionale. La risoluzione n.181 dell’ONU nel 1947 divideva l’intera regione Palestina in due Stati sovrani e indipendenti: uno ebraico e l’altro arabo. Più una zona internazionale (Gerusalemme e Betlemme). Gli ebrei, per opera di Ben Gurion, dettero sùbito seguito alla risoluzione dell’ONU e fondarono lo Stato di Israele nel maggio 1948, unificando le terre già regolarmente acquistate.


11. Al contrario, furono i Palestinesi a essere inadempienti: non fondarono il loro Stato, come prevedeva l’ONU. Come mai? Perché i potenti Stati Arabi circostanti (Giordania, Egitto, Libano, Siria) – tutti monarchici e autoritari – si opposero alla creazione nella zona di un nuovo Stato arabo indipendente, che oltretutto sarebbe stato sicuramente repubblicano, e in mano a quelle “teste calde” dei Palestinesi, che ai loro occhi  apparivano pericolosi estremisti o anarchici, come avevano visto nelle rivolte anti-inglesi, capaci di esportare il malcontento nei loro Stati tranquilli e tradizionalisti. Perciò, gli Stati Arabi si opposero anche alla fondazione di uno Stato ebraico, convinti che la risoluzione ONU li considerasse in bilanciamento tra loro. Ma l’errore mortale degli Stati Arabi fu un altro. Quando nel 1948 attaccarono militarmente lo Stato israeliano appena fondato, pensando a torto di averne facilmente ragione, convinsero i Palestinesi ad abbandonare le loro case e a fuggire, consentendo così agli israeliani di conquistare nuovi territori, e creando in tal modo, un modo del tutto artificiale, il fenomeno sociale dei “profughi palestinesi”. 


12. Sono stati gli Stati Arabi a volere per decenni che i profughi palestinesi restassero in accampamenti provvisori e in condizioni inumane, senza patria e senza territorio. Un po’ per tenerli lontani dai propri Paesi tradizionalisti, e un po’ per usarli come arma di ricatto nella contesa con Israele e le Potenze occidentali. Ecco perché i profughi palestinesi furono sempre mal sopportati o mal trattati dagli Arabi (Giordania, Egitto, Libano, Siria) a causa della loro indipendenza e del carattere ritenuto "rivoluzionario". Ma in seguito gli Arabi si resero conto che i campi profughi palestinesi erano per i loro Paesi una “spina nel fianco”, e in seguito a episodi di attentati e terrorismo arrivarono addirittura a far eliminare gli abitanti di alcuni campi (Strage di Sabra e Chatila, il 14 settembre 1982, ad opera di miliziani cristiani libanesi e giordani.


13. Nel 1956 Israele partecipa alla guerra di Gran Bretagna e Francia contro l’Egitto (che aveva chiuso il canale di Suez agli stranieri) e conquista il Sinai e Gaza. L’ONU ordina il ritiro dai territori occupati.


14. Il 6 giugno 1967 scoppia la "guerra dei sei giorni". Israele occupa la striscia di Gaza, il Sinai e le alture del Golan (da cui i cannoni arabi sparavano facilmente sui territori israeliani). L’ONU (risoluzione 242) chiede il ritiro dai territori occupati. Israele, anni dopo, si ritira solo dal Sinai.


15. Il 6 ottobre 1973 Egitto e Siria attaccano Israele: è la guerra del Kippur.


16. Nel 1982 Israele lancia un’offensiva militare contro Libano e Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina).


17. Scoppia la prima Intifada (lotta dei palestinesi con lancio di pietre ecc).


18. Il resto, come la seconda e terza Intifada, la creazione dell'ANP o Autorità Nazionale Palestinese, la discussa leadership e la morte di Arafat, i vari "cessate il fuoco", tra cui l'ultimo interrotto per mesi dai razzi di Hamas, e la conseguente reazione israeliana, la costruzione del Muro divisorio (grazie al quale cessano o si riducono drasticamente infiltrazioni e attentati ad opera di terroristi palestinesi) sono fatti recenti.


I TRE MOMENTI DELLA DECISIONE DELLA SOCIETA' DELLE NAZIONI. Come mostra la mappa, la storia del mandato internazionale per la Palestina ebraica parla chiaro, attraverso tre diversi momenti in cui l’area viene definita. Anzi, la prima attribuzione fu molto maggiore di quella odierna:
      1. In alto a sinistra: 24 aprile 1920, i primi confini che dovevano costituire il Territorio Nazionale Ebraico sottoposto al Mandato per la Palestina – si notino gli altri tre mandati: Libano, Siria (Mandato francese) e Iraq (Mandato britannico).
      2. In basso a sinistra: 24 luglio 1922, il territorio sottoposto al Mandato per la Palestina è diviso in due (la Palestina ebraica a ovest del Giordano, la Palestina araba a est del Giordano). Il territorio originario dell’insediamento ebraico è ridotto del 72% rispetto al mandato originario. La decisione è storica: i 51 Stati della Società delle Nazioni votarono all’unanimità per la ricostituzione del "focolare nazionale ebraico", «poiché è stato dato riconoscimento – si legge nell’Introduzione – al legame storico del popolo ebraico con la Palestina e ai presupposti per ricostruire la loro patria nazionale in quel paese».

      3. Nella cartina di destra, l’area geografica della Palestina Ebraica o “Eretz Israel” (per usare la famosa espressione della Bibbia), compresa tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo, che i testi sacri e la tradizione vogliono destinata al Popolo Ebraico, così come fu definitivamente fissata dalla Società delle Nazioni (mandato poi trasferito all’ONU) il 16 settembre 1922, Il territorio comprende la maggior parte delle grandi insediamenti, tra cui Haifa, Tel Aviv, Gerusalemme, Hadera, Netanya, Askelon, Safed e Tiberiade, per citarne solo alcuni. (Da L’InformaleCopyright mappe: © Eli E. Hertz).


"PALESTINA"? PALESTINESI EBREI E PALESTINESI ARABI. «Si rilegga la Risoluzione Onu 181 del 29 novembre 1947 - scrive Marco Paganoni in un commento su Informazione corretta (" I due popoli palestinesi") - : essa parla esplicitamente dei “due popoli palestinesi” (“two Palestinian peoples”) ai quali raccomanda la creazione di due Stati indipendenti, uno arabo e uno ebraico (“Arab and Jewish States”)». Solo che gli Ebrei accettarono, gli Arabi, no. E questo, ammette oggi un arabo che vive in Canada, fu il primo di una lunga serie di errori da parte degli Arabi verso gli Ebrei e Israele.

QUANDO PALESTINESI ERANO (ANCHE) GLI EBREI. «Fino a pochi decenni fa il termine "palestinese" non era affatto sinonimo di arabo-palestinese, ma era un aggettivo neutro, e gli ebrei di Palestina (o Terra d’Israele) si potevano a buon diritto fregiare del titolo di "palestinesi". Non suscitava nessuna sorpresa definire "palestinese" il Talmud Yerushalmì redatto a Tiberiade tra il IV e il VI secolo (in quanto distinto dal Talmud Bavlì redatto in Babilonia tra il V e il VII secolo). Pareva perfettamente logico intitolare Palestine Post un quotidiano fondato nel 1932 da ebrei del Mandato Britannico (oggi Jerusalem Post). Era del tutto naturale chiamare palestinesi gli ebrei del Mandato Britannico arruolati volontari nella Brigata Ebraica che parteciparono con le forze alleate alla guerra in Italia contro i nazi-fascisti» (Paganoni, cit.).

NAZIONALE DI CALCIO DELLA PALESTINA: IL PRIMO GOL E' DI UN EBREO. «La Palestine Football Association (PFA) era stata accettata come membro stabile della FIFA nel 1929», riporta Wikipedia. «In un primo tempo gestiva solo il campionato interno israeliano, ma successivamente assunse anche il controllo della squadra nazionale, nata per partecipare alle qualificazioni per la Coppa del mondo (partecipò a quelle per i mondiali del 1934 e del 1938 come Palestina). Il Mandato di Palestina giocò il primo incontro ufficiale nel 1934 nelle qualificazioni per la Coppa del mondo, perdendo per 1-7 contro l'Egitto. Il primo gol della squadra fu segnato da Avraham Nudelmann [ovviamente ebreo, come mostra il nome, NdR]. Dopo la creazione di Israele nel 1948, Il PFA si trasformò nell'IFA, l'associazione calcistica ufficiale del nuovo Stato. La prima partita che la Nazionale d'Israele giocò come rappresentativa di Stato indipendente risale al 26 settembre 1948 contro gli Stati Uniti, che vinsero per 3-1».

(*) GLI ABITANTI DI GERUSALEMME: UNA STORIA SCONOSCIUTA.  Gerusalemme, come testimonia il suo ruolo nella Bibbia, per più di 3.000 anni è stata vista e invocata dal popolo ebraico come la propria capitale spirituale, politica e storica, anche nei periodi in cui gli ebrei non comandavano sulla città. Questo non significa nulla sul piano storico e sociologico, tutt’al più può avere un’importanza religiosa e letteraria. Ma, in pratica, fisicamente, gli ebrei l’hanno sempre abitata o no? Quasi sempre abitata, tranne pochi momenti in cui ne furono estromessi con la forza. Per arrivare a tempi a noi vicini, nel 1800 contava circa 2000 ebrei su un totale di circa 9000 abitanti (precisamente 8750). Nel 1840, gli ebrei ridivennero dopo tanti secoli la comunità singola più numerosa della città. Secondo il console di Prussia, riferito dallo storico Gilbert, la popolazione totale nel 1845 era di 16.410 abitanti, di cui 7.120 ebrei, 5.000 musulmani, 3.390 cristiani, 800 soldati turchi e 100 europei. Nel 1870 gli abitanti ebrei assommavano a 11.000 su 22.000 abitanti. Nel 1880 erano ormai la maggioranza assoluta dei residenti. Tra il 1900-1905 la popolazione raggiunse (secondo due fonti diverse) 55.000-60.000, e circa il 60% era ebreo. Nel 1905 gli ebrei erano 40.000 su 60.000 circa.




FONTI:
Gilbert M., Jerusalem: Illustrated History Atlas, Macmillan, New York, 1978, p.37. http://www.shalomjerusalem.com/jerusalem/jerusalem3.htm.
http://en.wikipedia.org/wiki/Jerusalem
http://tinyurl.com/9qb6uu

http://www.linformale.eu/3943-2/
Ringrazio Adriano Mordenti per la consulenza storica.

AGGIORNATO IL 13 SETTEMBRE 2016

14 gennaio, 2009

 

Radicali. Le decisioni del Comitato sono forse l’inizio d’una nuova strategia

Mai come oggi gli amici Radicali sono stati debolissimi e fortissimi nello stesso tempo. Sempre avanti alle altre forze politiche nell’individuare e proporre le riforme "che saranno vincenti domani", ma attentissimi a calcolare i modi e soprattutto a sincronizzarsi sui tempi della risposta popolare, così da egemonizzarne gli umori, i Radicali si trovano ora ad un bivio quasi drammatico. Che però non li spaventa più di tanto: sono abituati a tutto. La severità del cursus honorum, anzi la spietatezza della concorrenza interna, là dentro, è tale che è capace da sola di selezionare una giovane classe dirigente grintosa e pronta a tutto. Di fronte alla quale lo stesso guru Pannella, incredibile a dirsi, talvolta soccombe. Il grande seduttore, il fascinatore carismatico, per la stessa logica della seduzione, è spesso a sua volta sedotto: vedi l’apparizione delle due stelle Della Vedova e Capezzone, quest'ultimo a suo tempo definito "un mostro" da Pannella. Oggi il vecchio leader continuerebbe ad usare la stessa parola, ma in un’altra accezione.
Peccato solo che i Radicali trovino sempre meno giovani. Il loro politicismo esasperato - ormai sono gli ultimi in Italia a fare la Politica pura e a tempo pieno, in mezzo a partiti che fanno solo affari - e i comportamenti "eroici" che chiedono agli iscritti, a cominciare dalle quote di iscrizione, le più alte al mondo, oltre al ben noto disinteresse per la politica, spaventano molti giovani.
Eppure i Radicali sono nati giovani. Ma per loro e nostra fortuna, il tasso d’intelligenza per metro quadrato in via di Torre Argentina è tale da rasentare la creatività.
Qual è il dilemma? Chiudere per la cronica mancanza di mezzi finanziari? Questo preoccupa gravemente anche gli ascoltatori di Radio Radicale, che corre sempre il rischio di non essere più incaricata di trasmettere le sedute parlamentari perdendo fior di euro. E i Radicali senza Radio Radicale sarebbero morti.
Ma soprattutto chiudere per l’esiguità dei loro militanti (anche questa un fattore cronico), proprio ora che le loro battaglie sono diventate popolari e condivise dalla maggioranza degli Italiani (cfr. indagini demoscopiche, da quella sul problema "fine vita" in poi).
Oppure, rilanciarsi in grande come partito autonomo, staccandosi dal finissimo cordone ombelicale che formalmente li lega al Partito Democratico, grazie proprio all’inusitata forza parlamentare che oggi hanno: ben 9 parlamentari nel Parlamento italiano e 2 in quello europeo. Perdendo però, una volta dichiaratisi ufficialmente concorrenti, anche i tenui appoggi nella Sinistra, dopo aver già da tempo rotto i ponti con la Destra. E così tradendo ancora una volta il proprio elettorato, che non ha fatto in tempo a riaversi dalla "botta Capezzone", una separazione traumatica che è costata tanti voti a destra.
Ora, si interrogano alcuni militanti di base, se cambiano di nuovo, non rischiano di perderne anche a sinistra, senza riguadagnarne dall’altra parte perché ormai i Radicali sono ridiventati – dice qualcuno – i lib-lab d’un tempo?
Ora o mai più, devono aver pensato in molti durante i lavori dell’ultimo Comitato Nazionale del 9 e 10 gennaio. Ma i Guicciardini sono tanti a via di Torre Argentina, e spesso si trovano davanti altrettanti Machiavelli. Dunque, ne è uscita una mozione problematica, poco esplicita, che lascia aperte parecchie strade, un "ibis redibis" da Sibilla su cui i commentatori politici potranno esercitarsi.

06 gennaio, 2009

 

Ma Hamas e Israele non sono in guerra. E’ che l’uno fa il terrorista e l'altro risponde.

Avete mai provato a fare da pacieri tra due pensionati in fila alla posta, uno dei quali ha scavalcato con un trucco l'altro? E tra moglie e marito, quando lei (o lui) ha tradito a freddo il coniuge? E tra due automobilisti scontratisi ad un incrocio perché uno dei due è passato col semaforo al rosso? Se volete essere preso a schiaffi, giustamente, non dovete far altro che avvicinare entrambi e dire: "Non fate così, sù, fate la pace. Ciascuno di voi ceda su qualcosa, e vedrete che riuscirete a mettervi d'accordo..."

Ecco, è proprio quello che i soliti ipocriti in Europa stanno suggerendo, dopo che Israele, che ha sopportato a lungo lo stillicidio di razzi inviati quotidianamente da Hamas sulla popolazione civile inerme (e prima dell'erezione del provvidenziale muro, anche i più sanguinosi attentati diretti, con i terribili uomini-kamikaze), ha deciso di attaccare finalmente con aerei e carri armati i siti di Gaza dove si nascondono i terroristi. Siti che - si noti il disumano cinismo dei terroristi palestinesi - sono stati scelti oculatamente da Hamas: scuole, asili, collegi, ospedali, comunità, ospizi di anziani, case private con donne e bambini.

I morti innocenti nella presunta "scuola dell'ONU"? Provocati da Hamas che da lì sparava razzi contro gli israeliani. Nell'edificio, non più scuola da anni ma ricovero per sfollati, sono stati trovati i corpi di due miliziani. Israele ha diffuso nomi e foto. Le falsità della disinformazione palestinese sono senza fine. E i tanti giornalisti europei antisemiti fanno finta di cascarci.

Insomma, il proprio stesso popolo usato come "scudo umano", in modo da incolpare di genocidio ogni eventuale reazione israeliana. La peggiore abiezione, il peggiore crimine contro l'umanità. Questo è il partito militare di Hamas, questo il terrorismo palestinese. Che non ha molto a che fare col popolo palestinese, la vera vittima dei suoi fascisti e corrotti dominatori, da Arafat in poi.

Non è certo contro il popolo palestinese che Israele indirizza la sua dura reazione. E infatti l'altro importante partito palestinese, Al Fatah, e lo stesso leader dell'Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, questo lo hanno capito, non intervenendo nella contesa. Hamas, va ricordato, è avversato da Al Fatah e da gran parte del popolo palestinese, che come tutti i popoli vuole solo vivere in pace e nella libertà, e che è la prima vittima dei terroristi islamici.

Non si tratta, dunque, di una "guerra" tra Stati, tra soggetti legittimi e in qualche modo paritari, ma di un attacco asimmetrico: Hamas contro Israele. Il terrorismo contro uno Stato e un popolo. Al terrorismo segue ora una giusta rappresaglia che mira a distruggere la logistica e i capi dell'organizzazione terroristica che ha nel proprio statuto l'eliminazione dalla faccia della terra di Israele e di tutti i suoi abitanti.

Tante cose si possono pensare sul "perché proprio ora" gli israeliani abbiano deciso l'azione. Certo, sono alla vigilia di elezioni, e la mano ferma sulla sicurezza del fronte esterno può giovare (anche se in Israele se ci sono state proteste e cortei contro la guerra, e perfino cortei di arabi israeliani, tutte opposizioni impensabili a Gaza e nei Paesi arabi). Certo, a giorni sta per entrare alla Casa Bianca il nuovo presidente Obama, probabilmente un po' meno amico di Israele del presidente Bush. Tutti fattori che hanno spinto ad agire ora.
Ma resta il fatto che si tratta di una guerra asimmetrica che lo Stato ebraico ha subìto per tanti anni, e a cui vuole mettere un freno.

Israele non odia gli arabi, non odia i palestinesi. Anzi, vorrebbe come la manna nel deserto uno Stato indipendente, democratico e autorevole di Palestina. Sono i Paesi arabi, tutti autoritari, che non lo vogliono. Come non lo vollero negli anni 50. Per lo sarebbe una pietra di paragone, una serpe democratica in seno. E al suo interno Israele dà diritto di voto e rappresentanza politica ai cittadini arabi. Mentre nessun Paese arabo tollera al proprio interno la presenza degli ebrei (l'unica eccezione è stata il più liberale Egitto, prima che il fanatismo islamico vi penetrasse).

Israele è accerchiata da Stati ostili e da numerose organizzazioni terroristiche che, finanziate e aizzate da Iran e Siria, hanno giurato la morte degli ebrei con un fanatismo certamente superiore a quello del Nazismo. Lo Stato di Gerusalemme, perciò, a differenza dei suoi nemici che lo stringono d'assedio, vive sempre la sua ultima e definitiva battaglia tra la vita e la morte. E pur essendo nato pacifista, pur vivendo ogni guerra come un dramma, una contraddizione insostenibile con la propria natura, ora non può permettersi di perdere.
Se negli scontri degli anni passati, tanto criticati dalle solite ciniche anime belle, avesse perso, Israele oggi non esisterebbe più. E' questo che vogliono gli ipocriti che auspicano che aggrediti e aggressori "facciano la pace", costringendo perciò gli ingiustamente aggrediti da 50 anni a riconoscere gli stessi torti dei loro fanatici e violenti nemici? La scheda sotto riportata mostra chiaramente di chi sono le responsabilità (*).
Perciò, ha ragione da vendere Federico Punzi quando nel suo blog dice chiaramente che i terroristi di Hamas devono essere distrutti e basta, altro che "tregua tra belligeranti" vergognosamente chiesta dalla solita, vile, Europa. O vogliamo un secondo, definitivo Olocausto, per poi far finta di "onorare" gli ebrei come vittime ingiuste nei secoli avvenire?
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* SCHEDA

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