30 gennaio, 2009

 

«Israele invase lo Stato della Palestina nel 1948». L’incredibile ignoranza in storia degli Europei.

“Nessun paese ha più titoli di legittimità di Israele”, spiega elencando le ragioni una per una, il grande giurista americano Alan Dershowitz in un video di poco più di 5 minuti (v. in basso). Già la Storia italiana ed europea è ormai sconosciuta ai più, per colpa di programmi scolastici sbagliati e l’ottusità dei programmisti televisivi. Figuriamoci in particolare la storia dei piccoli Paesi extra-europei. Per esempio dei due popoli che vivono nel vicino Oriente, Israele e Palestina, come si usa dire oggi. Anche se di continuo ne scrivono i giornali per attentati, scontri e azioni belliche, di storia dei Paesi del vicino Oriente si sa poco o nulla – e spesso si tratta di notizie distorte o totalmente inventata dalla propaganda – tanto meno delle circostanze della loro nascita.
      Nei primi giorni dell'aprile 2002 fu diffuso un sondaggio di Renato Mannheimer che dimostrò la crassa ignoranza degli Italiani sulla storia di Israele e dei Palestinesi. E nell’intera Europa la situazione è analoga. Dai commenti che si fanno oggi, dai discorsi nei bar e negli uffici, dai forum su internet, non sembra che nel frattempo gli Italiani e gli Europei abbiano guadagnato posizioni. Famosi per essere ultimi in lettura di libri e quotidiani nell'Europa più sviluppata, con questa televisione del duopolio Rai-Mediaset, con la stampa che ci ritroviamo, quasi tutta - Destra e Sinistra - in mano a mediocri giornalisti raccomandati e legati al potere politico, non potrebbe essere altrimenti.
      La mistificazione, anche storica, regna sovrana, specialmente quando si parla di ebrei o di Israele, trovando terreno fertile nell'antico e sempre presente antigiudaismo cattolico e poi nel diffuso antisemitismo strisciante di Destra e Sinistra. La controprova? Fino a tutti gli anni 80, gli unici partiti benevoli verso Israele e gli ebrei erano tre partitini ultra-minoritari che insieme non superavano il 5-7 per cento: i repubblicani, i liberali e i radicali. Tutti gli altri, cioè oltre il 90 per cento, erano più o meno contro. Ma torniamo al sondaggio.
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SONDAGGIO. Pubblicato dal Corriere della Sera, il sondaggio di Mannheimer rivelava che gli italiani credono innanzitutto che sia esistito uno "Stato palestinese", addirittura "prima" di Israele, e che poi gli israeliani ne abbiano "invaso" il territorio; che la città di Gerusalemme, prima dell’invasione israeliana degli ultimi anni, fosse una "città araba". E così via. Ma nulla di tutto ciò è vero.
      Ne usciva un quadro sconfortante. In particolare, quasi la metà degli intervistati (il 47 per cento) era convinto che fu l’Onu nel 1947 a "dividere" la regione in due Stati, e fin qui tutto abbastanza bene. Ma poi i due terzi non erano al corrente della circostanza che furono gli Stati arabi a tentare di impedire la nascita di Israele, e non viceversa. La maggioranza credeva che le terre su cui era nato lo Stato di Israele fossero state conquistate con la forza dagli ebrei (che invece le avevano regolarmente comprate dai proprietari arabi).
      La maggior parte degli italiani riteneva che il conflitto con i palestinesi fosse iniziato nel 1967 quando Israele occupò le loro terre (errore comprensibile per come la vicenda fu trattata dai media); e che - questo è clamoroso - uno Stato palestinese fosse già costituito nel 1948 quando gli israeliani ne "invasero" una parte. Anzi, su questo punto gli intervistati si dividevano tra quelli che pensavano che l’invasione israeliana dello Stato palestinese (il quale, come dovrebbe esser noto, non è mai esistito se non nella delibera dell’Onu del 1947, appunto, violata dai Paesi arabi) fosse avvenuta nel 1948, e quelli che la collocavano nel ’67, all’epoca della Guerra dei sei giorni.
      Infine pochissimi degli interpellati sapevano che Gerusalemme nel 1880 era già abitata in maggioranza assoluta da israeliti. Quasi tutti credevano che gli ebrei non abitassero quelle terre da molti decenni (e una minoranza addirittura da secoli, cioè da sempre), ma che fossero giunti nella regione solo in seguito agli orrori della Seconda guerra mondiale.
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STORIA DEL VICINO ORIENTE IN BREVE. Un brevissimo sommario storico sui rapporti Israele-Palestinesi servirà a contrastare meglio leggende metropolitane di Internet e i soliti luoghi comuni della propaganda intrisa di antisemitismo:

.1. Non è vero che prima della fondazione di Israele (1948) o addirittura prima che la città fosse occupata dagli Israeliani (1967) ed eletta capitale (1980), Gerusalemme fosse una città solo “araba e cristiana”. Anzi, già nel 1880 Gerusalemme era una città in maggioranza assoluta ebraica (v. in Appendice l’evoluzione della sua composizione etnico-religiosa dal 1800 *).


2. Non è vero che lo Stato di Israele fu fondato “rubando il territorio ai Palestinesi”. Prima della nascita dello Stato di Israele, le terre acquisite dagli ebrei furono regolarmente acquistate, a carissimo prezzo dalla Comunità ebraica internazionale (ai prezzi di mercato non valevano nulla perché desertiche e improduttive) dalle locali autorità arabe e dai grandi proprietari latifondisti arabi, che così si arricchirono. Si conservano gelosamente i relativi contratti di compravendita. Questa "colonizzazione" pacifica inizia intorno al 1882


3. Nel 1897 il giornalista ungherese Theodor Hertzl pubblica "Lo Stato ebraico", documento che segna la nascita del Sionismo politico. Ma gli ebrei di tutto il mondo già da decenni guardavano alla loro antica capitale perduta come alla nuova patria da raggiungere. E infatti fin dagli inizi dell’Ottocento, e forse anche prima, si registrano afflussi a Gerusalemme.


4. Non è vero che ci sia voluta la Shoà per permettere finalmente agli Ebrei di riavere la terra delle origini. Molto prima, già nel 1917, Balfour, primo ministro britannico, si dichiarava a favore della costituzione di uno Stato ebraico in Palestina. E’ un precursore. Ma intanto, che accadeva agli ebrei italiani? In quegli anni, curiosamente, centinaia erano gli ufficiali ebrei dell’esercito italiano (capitani, colonnelli e generali), e gli ebrei italiani erano stati tutti grandi patrioti e protagonisti del Risorgimento, che li aveva liberati dall’oppressione della Chiesa e dei vari regnanti e occupanti stranieri. 


5. “Palestina” era stato il nome inventato dagli antichi Romani per designare una provincia dell’Impero Romano dopo la loro conquista e la disgregazione del popolo di Israele che vi abitava da millenni. Col ripristino del nome a opera degli Inglesi, anche gli Ebrei del luogo e quelli che man mano vi si insediavano si riferivano comunemente alla "Palestina". Tanto che il locale giornale ebraico si chiamava Palestine Post (v. immagine). Quindi deve essere considerato un termine geo-politico neutro che comprende sia Ebrei che Arabi (v. Paganoni, oltre).


6. Nell’edizione del 1910 dell’Enciclopedia Britannica sotto la voce “Palestina” c’era scritto: “Palestina: nome usato per il territorio che nel Vecchio Testamento era stato dato in eredità agli ebrei (…). Si può descrivere la Palestina come una striscia di terra che si estende lungo la costa orientale del Mediterraneo. Verso est non c’è un confine definito, sebbene il fiume Giordano segni una linea di separazione tra Palestina orientale e occidentale; ma è praticamente impossibile stabilire dove questa terra finisca e inizi il deserto dell’Arabia…”


7.
Dopo la disfatta ottomana, ai primi del Novecento la Palestina era un territorio semidesertico amministrato come Protettorato dalla Gran Bretagna, per decisione della Lega delle Nazioni. Gli Inglesi ressero il territorio fino al 1948. Dal 1926 al 1936 si contarono varie rivolte dei palestinesi contro gli inglesi.


8. Nel 1922 la Lega delle Nazioni (antenata dell’ONU) riconobbe che Giudea, Samaria e distretto di Gaza erano parte integrante del “focolare nazionale ebraico”


9. Nel frattempo in Palestina comunità ebraiche continuavano a convivere con gli arabi. L’unico rilievo internazionale di quest’ultima comunità si ebbe nel 1936 quando si costituì un Alto Comitato Arabo sotto la presidenza del Muftì di Gerusalemme. Più tardi, allo scoppio della seconda Guerra Mondiale, il Muftì si alleò con Hitler.


10. La fondazione dello Stato di Israele non è avvenuta con la forza, ma in seguito ad una precisa risoluzione internazionale. La risoluzione n.181 dell’ONU nel 1947 divideva l’intera regione Palestina in due Stati sovrani e indipendenti: uno ebraico e l’altro arabo. Più una zona internazionale (Gerusalemme e Betlemme). Gli ebrei, per opera di Ben Gurion, dettero sùbito seguito alla risoluzione dell’ONU e fondarono lo Stato di Israele nel maggio 1948, unificando le terre già regolarmente acquistate.


11. Al contrario, furono i Palestinesi a essere inadempienti: non fondarono il loro Stato, come prevedeva l’ONU. Come mai? Perché i potenti Stati Arabi circostanti (Giordania, Egitto, Libano, Siria) – tutti monarchici e autoritari – si opposero alla creazione nella zona di un nuovo Stato arabo indipendente, che oltretutto sarebbe stato sicuramente repubblicano, e in mano a quelle “teste calde” dei Palestinesi, che ai loro occhi  apparivano pericolosi estremisti o anarchici, come avevano visto nelle rivolte anti-inglesi, capaci di esportare il malcontento nei loro Stati tranquilli e tradizionalisti. Perciò, gli Stati Arabi si opposero anche alla fondazione di uno Stato ebraico, convinti che la risoluzione ONU li considerasse in bilanciamento tra loro. Ma l’errore mortale degli Stati Arabi fu un altro. Quando nel 1948 attaccarono militarmente lo Stato israeliano appena fondato, pensando a torto di averne facilmente ragione, convinsero i Palestinesi ad abbandonare le loro case e a fuggire, consentendo così agli israeliani di conquistare nuovi territori, e creando in tal modo, un modo del tutto artificiale, il fenomeno sociale dei “profughi palestinesi”. 


12. Sono stati gli Stati Arabi a volere per decenni che i profughi palestinesi restassero in accampamenti provvisori e in condizioni inumane, senza patria e senza territorio. Un po’ per tenerli lontani dai propri Paesi tradizionalisti, e un po’ per usarli come arma di ricatto nella contesa con Israele e le Potenze occidentali. Ecco perché i profughi palestinesi furono sempre mal sopportati o mal trattati dagli Arabi (Giordania, Egitto, Libano, Siria) a causa della loro indipendenza e del carattere ritenuto "rivoluzionario". Ma in seguito gli Arabi si resero conto che i campi profughi palestinesi erano per i loro Paesi una “spina nel fianco”, e in seguito a episodi di attentati e terrorismo arrivarono addirittura a far eliminare gli abitanti di alcuni campi (Strage di Sabra e Chatila, il 14 settembre 1982, ad opera di miliziani cristiani libanesi e giordani.


13. Nel 1956 Israele partecipa alla guerra di Gran Bretagna e Francia contro l’Egitto (che aveva chiuso il canale di Suez agli stranieri) e conquista il Sinai e Gaza. L’ONU ordina il ritiro dai territori occupati.


14. Il 6 giugno 1967 scoppia la "guerra dei sei giorni". Israele occupa la striscia di Gaza, il Sinai e le alture del Golan (da cui i cannoni arabi sparavano facilmente sui territori israeliani). L’ONU (risoluzione 242) chiede il ritiro dai territori occupati. Israele, anni dopo, si ritira solo dal Sinai.


15. Il 6 ottobre 1973 Egitto e Siria attaccano Israele: è la guerra del Kippur.


16. Nel 1982 Israele lancia un’offensiva militare contro Libano e Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina).


17. Scoppia la prima Intifada (lotta dei palestinesi con lancio di pietre ecc).


18. Il resto, come la seconda e terza Intifada, la creazione dell'ANP o Autorità Nazionale Palestinese, la discussa leadership e la morte di Arafat, i vari "cessate il fuoco", tra cui l'ultimo interrotto per mesi dai razzi di Hamas, e la conseguente reazione israeliana, la costruzione del Muro divisorio (grazie al quale cessano o si riducono drasticamente infiltrazioni e attentati ad opera di terroristi palestinesi) sono fatti recenti.


I TRE MOMENTI DELLA DECISIONE DELLA SOCIETA' DELLE NAZIONI. Come mostra la mappa, la storia del mandato internazionale per la Palestina ebraica parla chiaro, attraverso tre diversi momenti in cui l’area viene definita. Anzi, la prima attribuzione fu molto maggiore di quella odierna:
      1. In alto a sinistra: 24 aprile 1920, i primi confini che dovevano costituire il Territorio Nazionale Ebraico sottoposto al Mandato per la Palestina – si notino gli altri tre mandati: Libano, Siria (Mandato francese) e Iraq (Mandato britannico).
      2. In basso a sinistra: 24 luglio 1922, il territorio sottoposto al Mandato per la Palestina è diviso in due (la Palestina ebraica a ovest del Giordano, la Palestina araba a est del Giordano). Il territorio originario dell’insediamento ebraico è ridotto del 72% rispetto al mandato originario. La decisione è storica: i 51 Stati della Società delle Nazioni votarono all’unanimità per la ricostituzione del "focolare nazionale ebraico", «poiché è stato dato riconoscimento – si legge nell’Introduzione – al legame storico del popolo ebraico con la Palestina e ai presupposti per ricostruire la loro patria nazionale in quel paese».

      3. Nella cartina di destra, l’area geografica della Palestina Ebraica o “Eretz Israel” (per usare la famosa espressione della Bibbia), compresa tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo, che i testi sacri e la tradizione vogliono destinata al Popolo Ebraico, così come fu definitivamente fissata dalla Società delle Nazioni (mandato poi trasferito all’ONU) il 16 settembre 1922, Il territorio comprende la maggior parte delle grandi insediamenti, tra cui Haifa, Tel Aviv, Gerusalemme, Hadera, Netanya, Askelon, Safed e Tiberiade, per citarne solo alcuni. (Da L’InformaleCopyright mappe: © Eli E. Hertz).


"PALESTINA"? PALESTINESI EBREI E PALESTINESI ARABI. «Si rilegga la Risoluzione Onu 181 del 29 novembre 1947 - scrive Marco Paganoni in un commento su Informazione corretta (" I due popoli palestinesi") - : essa parla esplicitamente dei “due popoli palestinesi” (“two Palestinian peoples”) ai quali raccomanda la creazione di due Stati indipendenti, uno arabo e uno ebraico (“Arab and Jewish States”)». Solo che gli Ebrei accettarono, gli Arabi, no. E questo, ammette oggi un arabo che vive in Canada, fu il primo di una lunga serie di errori da parte degli Arabi verso gli Ebrei e Israele.

QUANDO PALESTINESI ERANO (ANCHE) GLI EBREI. «Fino a pochi decenni fa il termine "palestinese" non era affatto sinonimo di arabo-palestinese, ma era un aggettivo neutro, e gli ebrei di Palestina (o Terra d’Israele) si potevano a buon diritto fregiare del titolo di "palestinesi". Non suscitava nessuna sorpresa definire "palestinese" il Talmud Yerushalmì redatto a Tiberiade tra il IV e il VI secolo (in quanto distinto dal Talmud Bavlì redatto in Babilonia tra il V e il VII secolo). Pareva perfettamente logico intitolare Palestine Post un quotidiano fondato nel 1932 da ebrei del Mandato Britannico (oggi Jerusalem Post). Era del tutto naturale chiamare palestinesi gli ebrei del Mandato Britannico arruolati volontari nella Brigata Ebraica che parteciparono con le forze alleate alla guerra in Italia contro i nazi-fascisti» (Paganoni, cit.).

NAZIONALE DI CALCIO DELLA PALESTINA: IL PRIMO GOL E' DI UN EBREO. «La Palestine Football Association (PFA) era stata accettata come membro stabile della FIFA nel 1929», riporta Wikipedia. «In un primo tempo gestiva solo il campionato interno israeliano, ma successivamente assunse anche il controllo della squadra nazionale, nata per partecipare alle qualificazioni per la Coppa del mondo (partecipò a quelle per i mondiali del 1934 e del 1938 come Palestina). Il Mandato di Palestina giocò il primo incontro ufficiale nel 1934 nelle qualificazioni per la Coppa del mondo, perdendo per 1-7 contro l'Egitto. Il primo gol della squadra fu segnato da Avraham Nudelmann [ovviamente ebreo, come mostra il nome, NdR]. Dopo la creazione di Israele nel 1948, Il PFA si trasformò nell'IFA, l'associazione calcistica ufficiale del nuovo Stato. La prima partita che la Nazionale d'Israele giocò come rappresentativa di Stato indipendente risale al 26 settembre 1948 contro gli Stati Uniti, che vinsero per 3-1».

(*) GLI ABITANTI DI GERUSALEMME: UNA STORIA SCONOSCIUTA.  Gerusalemme, come testimonia il suo ruolo nella Bibbia, per più di 3.000 anni è stata vista e invocata dal popolo ebraico come la propria capitale spirituale, politica e storica, anche nei periodi in cui gli ebrei non comandavano sulla città. Questo non significa nulla sul piano storico e sociologico, tutt’al più può avere un’importanza religiosa e letteraria. Ma, in pratica, fisicamente, gli ebrei l’hanno sempre abitata o no? Quasi sempre abitata, tranne pochi momenti in cui ne furono estromessi con la forza. Per arrivare a tempi a noi vicini, nel 1800 contava circa 2000 ebrei su un totale di circa 9000 abitanti (precisamente 8750). Nel 1840, gli ebrei ridivennero dopo tanti secoli la comunità singola più numerosa della città. Secondo il console di Prussia, riferito dallo storico Gilbert, la popolazione totale nel 1845 era di 16.410 abitanti, di cui 7.120 ebrei, 5.000 musulmani, 3.390 cristiani, 800 soldati turchi e 100 europei. Nel 1870 gli abitanti ebrei assommavano a 11.000 su 22.000 abitanti. Nel 1880 erano ormai la maggioranza assoluta dei residenti. Tra il 1900-1905 la popolazione raggiunse (secondo due fonti diverse) 55.000-60.000, e circa il 60% era ebreo. Nel 1905 gli ebrei erano 40.000 su 60.000 circa.




FONTI:
Gilbert M., Jerusalem: Illustrated History Atlas, Macmillan, New York, 1978, p.37. http://www.shalomjerusalem.com/jerusalem/jerusalem3.htm.
http://en.wikipedia.org/wiki/Jerusalem
http://tinyurl.com/9qb6uu

http://www.linformale.eu/3943-2/
Ringrazio Adriano Mordenti per la consulenza storica.

AGGIORNATO IL 13 SETTEMBRE 2016

Comments:
L'unico dato che non mi risulta è il primo: "1. Già nel 1880 Gerusalemme era una città in maggioranza assoluta ebraica."
Che io sappia erano solo una minoranza, sbaglio?
 
Anch'io "sapevo" questo. Ma la mia fonte è un autorevole esperto. Speriamo che non abbia sbagliato io con un disastroso refuso. Ora mi informo e in caso di errore correggo.
 
Prima che mi risponda l'esperto ho trovato già un riscontro in una Storia di Gerusalemme:
"Jerusalem entered the 19th century with about 9,000 inhabitants. In 1840, Jews became the largest single community in the city -- accounting for a majority of Jerusalem's residents by 1880. In 1860, Anglo-Jewish philanthropist Sir Moses Montefiore established the Mishkenot Sha'ananim neighborhood, the first quarter outside the Old City walls. Eventually, this project was followed by many others. In 1900, the city's population reached 55,000; 60% of whom were Jews." (http://tinyurl.com/9qb6uu)
Per il momento mi rasserena. Ulteriori indagini in seguito.
 
Intanto volevo linkare il post, ma non trovo nessun link da nessuna parte, sono io che non lo trovo?
 
Trovato, chiedo scusa.
 
Benny Morris, Vittime pg.16:
"Nel 1880 gli abitanti di Gerusalemme erano circa 30.000, metà dei quali appartenenti alla minoranza ebraica"
Però in effetti, se non erano la maggioranza assoluta, poco ci mancava.
Evidentemente Benny Morris, questo ora capisco rileggendo il testo, li ritiene minoranza in Palestina, non a Gerusalemme.
 
ciao,
una storia più precisa:
http://en.wikipedia.org/wiki/History_of_the_State_of_Israel

Mi sembra una storia abbastanza precisa ed equilibrata con moltissimi riferimenti.

Per essere preciso fino in fondo dovresti citare anche gli atti terroristici sionisti contro gli inglesi (il gruppo Etzel) culminato nelle bombe all'hotel King David, e i vari scontri tra estremisti arabi e sionisti pre-Israele.

Sempre per completezza, gli inglesi (doppiogiochisti) promisero sia la creazione dello stato israeliano, sia la creazione di uno stato unitario arabo-israeliano, mentre non hanno mai promesso la creazione di uno stato solo arabo.
 
Knulp io ovviamente non volevo fare la storia dello Stato d'Israele in 20 righe, ma mettere in evidenza solo i luoghi comuni sbagliati della dialettica Israele-Palestinesi diffusi ad arte
dall'antisemitismo militante. Comunque hai dato un contrinuto importante. Metterò il link a Wikipedia (anche se... chiunque può cambiarla da un momento all'altro). Grazie
 
Caro laicista, allora i dati di Gerusalemme coincidono: tra metà e metà più uno non c'è differenza. E' importante, molto significativa, questa predominanza etnica e culturale in Gerusalemme.
 
E' vero, chiunque può cambiarlo. Però ti assicuro non è cosa semplice. Ti consiglio di cliccare sul tab "Discussion" dell'articolo, e leggere alcuni commenti. L'articolo fa parte del progetto Israele, e ebrei e arabi lo controllano continuamente per assicurarsi che non ci siano visioni errate o troppo di parte o troppo emotive.

Ci sono continue dispute sulla neutralità dell'articolo, ovviamente. Non è che la storia sia sempre facilissima da ricostruire, specialmente se è ancora "calda" e causa di guerre, atti terroristici, morti e distruzioni. Però mi sembra che per ora le cose fondamentali siano tutte lì, e dette abbastanza bene e in maniera abbastanza neutrale (per un osservatore esterno e non coinvolto come me).
 
Io aggiungerei pure che Giordania, Siria esistono solo da 50 anni dalla dissoluzione dell'impero ottomano. territori passati poi agli inglesi. Giordani,siriani e palestinesi erano identici dal punto di vista culturale, religioso e linguistico. Fu solo una divisione amministrativa per soddisfare le case regnanti siriana e giordana a creare stati indipendenti. Il popolo palestinese non e' mai esistito. I palestinesi (culturalmente, nazionalisticamente) nascono dal conflitto israeliano. Cioe' la loro identita' esiste solo grazie al loro nemico, israele.
 
Articolo eccellente, e molto utile. Se la maggioranza degli italiani sapesse queste due o tre cose (l'ignoranza, anche se spesso incolpevole, sulla storia di Israele e` incredibile) si potrebbe basare la nostra politica estera su basi sensate. Posso fare una minima critica? Per la guerra del 48 e del 73 dici giustamente che furono i paesi arabi ad attaccare Israele. Nel 67, come saprai, la questione e` piu` complicata (furono gli israeliani ad attaccare, anche se dopo il blocco navale egiziano) e dire semplicemente "scoppio`" potrebbe esporre all'accusa di parzialita`. Anche se poi, in concreto, l'attacco israeliano precedette di pochissimo l'attacco aereo arabo, rendendolo impossibile.
 
@fabristol:

Certamente il popolo palestinese non è mai esistito. Ma si potrebbe dire lo stesso di un sacco di popoli, compreso degli Israeliani. Anche gli italiani sono esistiti solo nella mente di Mazzini all'inizio (ricordate lòe dichiarazioni del maresciallo Radetzky? Italia è un'espressione geografica).

Io sono per mantenere la bilancia più equilibrata, ed evitare di mettere tutti i palestinesi interamente dalla parte dei cattivi fin dal principio. Le cose sono andate nella maniera più storta da subito e non è affatto facile individuare responsabilità precise nei fatti che riguardano la creazione dello stato di Israele, né negli israeliani, nè mi dispiace dirlo, negli arabi. Ricordatevi che molti gruppi sionisti nella palestina pre-israele erano piuttosto violenti nelle loro manifestazioni.
 
@ Knulp

E' ovvio che prima o poi un popolo "deve comparire" nella storia. Ma io volevo sottolineare l'artificiosita' di una nazione nata dall'odio etnico e per ribattere alle ipocrisie di chi parla di popolo palestinese privato del proprio stato (che non e' mai esistito!!)
 
@Kmulp
La violenza ci fu da entrambi le parti, non era certo monopolio degli ebrei, per quel che ne so.

Il fatto che mi pare invece più significativo, rispetto ai luoghi comuni di cui si parla in questo post, è il dato, non a tutti noto, di cui ha scritto @Fabristol: uno stato palestinese non è mai esistito e, aggiungo io, non per colpa degli ebrei.
Poi anche a me risulta che nella guerra del '48 furono i paesi arabi ad attaccare, ma questo è un altro dato sconosciuto ai più.

E, guarda caso, tutti i luoghi comuni (almeno quelli che conosco io) sono a sfavore di Israele...
 
La mia amica ebrea americana Julie mi ha mandato anche il link al Guardian online di oggi con l'intervista ad un prof antisionista, durissimo con Israele fino al punto da giustificare quasi Hamas (lui che nato in Irak da famiglia di origine ebrea prese poi la doppia nazionalità israeliana e britannica). Il link sta nei commenti all'articolo precedente.
Prego leggere il successivo commento di "Adriano", coltissimo in cose ebraiche e mia fonte prediletta: notare la sua interpretazione squisitamente politica sulla tempistica dell'invasione, che ribalta un altro luogo comune: la guerra scattata per necessità elettorali...
 
cioè mi si spieghi una cosa.. questa sarebbe l'informazione che non è stata mai data per una presunta congiura antisionista? La storia vera, i fatti veri, la concatenazione vera degli eventi invece sarebbe barbara disinformazione? se non si può riassumere tutto in 20 righe sarebbe meglio evitare. a meno che non si voglia mettere in evidenza solo alcuni eventi, in mala fede, e se ne vogliano distorcere altri. sono basito.
 
Fra tanta crassa ignoranza, a me pare che gli italiani (e il resto del mondo) una cosa la sappiano. Per evidenziarla riprendo le parole di F.Dolcino nel post precedente:
"Israele è l'occidente civile ricco e tollerante, in mezzo ai barbari sanguinari che la vogliono annientare.." "quel piccolo lembo di europa in nord africa.."
Ecco, credo che proprio QUESTO venga percepito da tutti anche senza sapere la storia e molti credo si domandino:
"E che c'azzecca un piccolo lembo d'Europa nel nord africa? Che ci fa un paese di religione ebraica, ricco e civile nel bel mezzo del mondo arabo, mussulmano, povero, barbaro e incivile?"
Poi, anche i cinesi stanno comprando case e capannoni a Prato, ma se un domani proclamassero la nascita d'uno stato cinese in Toscana, non credo la prenderemmo bene.
Grazie.
Nautilus
 
Battuta sbagliata, come minimo fuori scala. La Palestina era inglese. Agli arabi quelle desolate terre deserte non interessavano minimamente. Tanto è vero che si precipitarono a venderle. Non erano capannoni ma intere province: sapevano benissimo che cosa gli acquirenti ci avrebbero fatto con quelle enormi estensioni. Inoltre gli Stati arabi circostanti spinsero proprio loro i pochi abitanti arabi ad andarsene (dando origine al triste fenomeno, però ottima massa di manovra politica, dei "rifugiati palestinesi"). E il fatto stesso che questi rifugiati non li voleva nessuno, a cominciare dal re Hussein di Giordania, che li odiava e temeva, come sovversivi... dice tutto.
 
Ciao Nemo, le battute son battute, è chiaro. Ma entrando nello specifico, anche acquistare vasti territori semideserti da dei latifondisti e poi proclamarvi la fondazione di uno stato di tipo europeo, comunque inviso agli abitanti del luogo e alle potenze regionali, non mi pare un buon inizio. D'altra parte, se la Palestina fosse stata praticamente vuota, come pare si evinca da quel che dici, non si capisce il perchè dei tanti problemi sorti prima e dopo la fondazione d'Israele.
Ma non voglio, per una battuta, addentrarmi su questioni di ragioni e torti: resta il fatto che un "lembo d'Europa" laggiù non c'azzeccava nulla.
 
MANIFESTAZIONE. Per il prossimo 14 gennaio l'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele ha convocato una manifestazione che si terrà dinanzi a Montecitorio nella forma di una maratona oratoria, a partire dalle ore 18:30.
Per la prima volta, dall’interno del Parlamento – e da una organizzazione costituita da componenti di tutti i gruppi parlamentari – prende le mosse una manifestazione di piazza, alla quale invitiamo caldamente i cittadini, sulla parola d’ordine: “Con Israele, per la libertà, contro il terrorismo”.
Infatti, lungo il confine di Israele passa una frontiera che è anche la nostra: quella che separa la democrazia dalla violenza, la libertà dall’intolleranza.
Intervenite numerosi e confermate la vostra presenza all’email: parlamentari.italia.israele@gmail.com
Questo è l’appello lanciato dall'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele:

“Dopo 8 anni di attacchi missilistici e il rifiuto da parte di Hamas di rinnovare la tregua, Israele ha deciso di fare ciò che qualsiasi altro stato avrebbe fatto da tempo: difendere i propri cittadini, cercare di fermare il continuo attacco proveniente da Gaza, cambiare la situazione sul terreno così da garantire il proprio diritto alla sicurezza. Il conflitto è sempre doloroso: auspichiamo la fine delle sofferenze dei civili innocenti da ambo le parti e sosteniamo l’Italia nel suo sforzo umanitario. Ma non possiamo fare a meno di notare come questo scontro sia reso particolarmente duro a causa dell’uso di civili come scudi umani da parte di Hamas. Resta in noi la speranza che da questo conflitto possa uscire un Medio Oriente meno tormentato dall’odio integralista e meglio predisposto alla pace.
Hamas è un gruppo terroristico particolarmente distruttivo, come riconosciuto dalla stessa Unione Europea. Esso non rappresenta solo se stesso: i suoi stretti rapporti con l’Iran, la Siria e gli Hezbollah e la presenza a Gaza di Al Qaeda, rendono questo confronto un episodio decisivo nella guerra delle democrazie contro il terrorismo. Tutti noi speriamo che presto si ritorni a una situazione di quiete, ma, proprio per questo, pensiamo che sia indispensabile evitare che Hamas torni a bombardare i cittadini israeliani e che cessi la sua politica di esportazione dell’odio e dell’intolleranza.”
 
Mi permetto due aggiunte.
1. La 242 chiede anche il ritiro israeliano. Condizione a tale ritiro è però che gli stati belligeranti riconoscano Israele, negozino confini e condizioni e giungano infine alla pace. A questo punto Israele non avrà più alcun bisogno di restare in quei territori che è stata costretta a occupare per poter sopravvivere e dovrà ritirarsi.
2. La risposta araba alla 242 sono stati i "Tre no di Khartoum": no al riconoscimento, no al negoziato, no alla pace. Questo è il motivo per cui a Israele non è stato possibile, pena il rischio di annientamento, dato che i precedenti confini si erano concretamente dimostrati indifendibili, ottemperare alla sua parte. Poi, ovviamente, si può anche discutere se il costruire gli insediamenti sia stato opportuno o no, ma la causa del mancato ritiro è, ancora una volta, il rifiuto arabo.
Poi, volendo, si potrebbe anche aggiungere che una parte delle cosiddette colonie non erano altro che le proprietà ebraiche precedenti la guerra del '48 - quella di Hebron risalente addirittura, ininterrottamente, ai tempi della bibbia - dalle quali con l'occupazione illegale di Gaza da parte dell'Egitto e di Giudea e Samaria e Gerusalemme est da parte della Giordania erano stati cacciati. Vale a dire che nel '67 sono semplicemente tornati a casa.
 
Anonimo, è vero, ma gli ebrei stessi non volevano fare lì un lembo d'Europa. Ma soltanto restaurare l'Israele dei loro antenati. Che poi gli ebrei della Diaspora si fossero nel frattempo modernizzati e venissero quasi tutti dall'Europa non fece neanche pensare ai Fondatori che ne sarebbe venuto fuori uno Stato di tipo europeo. Infatti lì vigeva una sorta di socialismo comunitario, anzi quasi comunista, con i beni in comune dei kibbutzim.
Oggi che hanno perso lo spirito originario ci sembrano normalissimi figli dell’Europa. E infatti i radicali li vogliono portare nell’Unione Europea.
Ho capito, comunque, quello che volevi dire. D’altra parte in qualche area dovevano andare. In origine era stata affidata loro l’Uganda, e l’accettarono anche. Ma poi non ne fecero niente. Meglio tornare nella loro terra dei padri, la loro Terra. Tanto più che era pochissimo popolata e piena di zone deserte. Volendo ci sarebbe spazio più che sufficiente per i Due Stati (Israele e Palestina).
 
Barbara, sì hai ragione. Si arzigogola su tutto, ma tutti i commentatori passano sopra al fattore principale: il rifiuto arabo al riconoscimento di Israele.
 
@Nico
No, io non ci passo sopra, lo preciso perché ci tengo molto.
 
Laicista, di te non dubitavo. Vengo dal giornalismo e mi è scappato "commentatore" nell'accezione usata dai giornalisti: gli esperti esterni o i giornalisti che scrivono i commenti politici sulla stampa.
 
" 2. La risposta araba alla 242 sono stati i "Tre no di Khartoum": no al riconoscimento, no al negoziato, no alla pace. Questo è il motivo per cui a Israele non è stato possibile, pena il rischio di annientamento, dato che i precedenti confini si erano concretamente dimostrati indifendibili, ottemperare alla sua parte."

Caspita. Come se il mondo si fosse fermato allora, come se non ci fossero stati ALTRI summiti, altre richieste, altre concessioni.

http://www.globalpolicy.org/security/issues/israel-palestine/2002/0325saudi.htm
 
Sembra che la telenovela arabo-israeliana appassioni sempre moltissimo, potenza della pubblicità e della propaganda, ma a nessuno frega nulla del Tibet, Cecenia, Darfur e per 10 anni a nessuno è fregato niente della Jugoslavia. La sinistra seguendo le sue radici totalitarie e fanatiche, non può che non riconoscersi nei palestinesi, che sono fanatici e totalitari, inoltre sono pure terroristi e si fanno scudo dei civili, come ogni buon comunista farebbe. Discutere di questo conflitto con dei dogmatici comunistoidi è un'inutile perdita di tempo: gli spieghi una cosa e ne capiscono un'altra, è proprio la loro natura profondamente malvagia, che li porta a parteggiare ciecamente per dei barbari assassini. Il comunistoide in fondo vorrebbe salire al potere per poter spadroneggiare, rubare, prevaricare, uccidere anche, ma "nel giusto" avendo "ragione", dunque proietta queste sue criminali aspirazioni verso chi già le commette, i palestinesi di hamas oggi o del fascista Arafat ieri, esseri sanguinari, corrotti, guerrafondai, ma "benedetti & santificati" dai mass media di sinistra, esattamente come aspirerebbero i ns comunistucci. Dunque è inutile spiegare le ragioni e la storia di Israele, «Non c'è peggior cieco di chi non vuole vedere, né peggior sordo di chi non vuole sentire» diceva un israeliano divenuto poi famoso.
F.Dolcino
 
Ignoranza degli italiani, sai che novità... ma anche dell'autore del brevissimo sommario storico...
 
CAro MJ altri summit e altri rifiuti arabi come dopo il summit del 2000.
 
chi ha scritto questo articolo è ancora piu ignorante degli italiani che cita. omette fatti che i media stessi nascondono in modo da abbindolare gli ignoranti e creare una errata opinione pubblica.
 
Zitti tutti, che adesso l'Anonimo Sapientone di borgata ci dirà quali cose abbiamo "omesso" per creare una "errata opinione pibblica". Sperando che sappia che cosa vogliono dire queste parole... Non facevi prima a dirle? In realtà oltre ad essere un ignorante sei sono un banale provocatore. Che si vergogna del suo stesso nome.
 
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