28 marzo, 2006

 

Imbrogli lessicali: il laico buono contro il "laicista" cattivo

Abbiamo sempre pensato che chi inventa nuovi termini, chi ne modifica significato o grafia, chi crea le parole, insomma, lo fa non solo per un’intelligenza e una creatività debordanti, ma anche per affermare il proprio potere. E’ proprio vero: chi governa le parole governa il mondo. Così, l’uso parziale o distorto dei termini "laico" e "laicismo" osservato nelle polemiche degli ultimi mesi hanno spinto più d’uno a sfogliare i dizionari italiani. Grazie al fatto che al Salon Voltaire ne abbiamo 10, su queste e sulle analoghe voci abbiamo notato molte differenze, quantitative e qualitative. Sul bellissimo Gabrielli (ed. 1989), in 2 volumi, che riteniamo il migliore e più analitico dizionario italiano, un coerente "vocabolario d’autore", queste voci sono molto ben rappresentate. Si vede che, per fortuna, non capitarono sotto la penna della cattolica integralista Irene Pivetti, che col nome di "Irene Taranta" (dal primo marito, divorziato poi in Sacra Rota "perché lei non voleva figli") collaborò col padre Massimo, a cui era stata affidata dopo la scomparsa del grande linguista la revisione e la correzione della nuova edizione. Vediamo che dice il grande Gabrielli. Riporta ben 7 lemmi, che abbiamo abbreviato, da cui risulta confermato che "laico" non è diverso da "laicista", specialmente se guardiamo agli esempi.
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Laico: Dal tardo lat. laicus e dal gr. laikòs = del popolo. 1. (agg) Che non ha carattere religioso, che non è ecclesiastico o confessionale. Che non fa parte del clero, che non è un religioso ma un civile. Stato laico è quello indipendente da ogni autorità ecclesiastica. Scuola laica non affidata a religiosi, fuori d’ogni ingerenza del clero e d’ogni dipendenza da princìpi o confessioni religiose. 2. (agg) Chi professa libertà di giudizio, senza rifarsi a ideologia o dottrine in qualche modo condizionanti (es., "un intellettuale laico"). Anche di movimenti o partiti politici non vincolati a rigidi princìpi ideologici. 3. (sost) Chi non fa parte del clero. 4. (sost. antico) Persona illetterata, contrapposto a chierico.
Laicismo. sec.XX (sost). Principio politico e sociale che afferma l’indipendenza da qualsiasi principio o confessione religiosa, e dal clero, d’ogni attività della vita civile. 2. Carattere, qualità di laico.
Laicista. sec.XX (sost). Fautore del laicismo, antidogmatico.
Laicistico sec.XX (agg). Da laicista, che si richiama a princìpi laicisti (es., Un progetto tipicamente laicistico). Deriv. Di laicista.
Laicità sec.XIX (sost). L’essere laico, condizione di laico (es. la laicità delle suore oblate, la laicità dell’insegnamento).
Laicizzare. sec.XX. Rendere laico, togliere a persona o a cosa il carattere ecclesiastico. Laicizzare la scuola, l’insegnamento: sottrarli alla dipendenza da princìpi di ordine confessionale.
Laicizzazione. sec.XX. Il ridurre allo stato laicale, il rendere laico. (es., laicizzazione delle scuole).
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Sul tema, Massimo Teodori ha inviato al direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, la seguente lettera: "Non sarà che l’uso inflazionato della contrapposizione tra "laico" e "laicista" e tra "laicità" e "laicismo" è un puro imbroglio lessicale? Rifacciamoci ai testi. Il prestigioso "Dizionario di politica" di Bobbio e Matteucci prevede solo la voce "laicismo" che certo non è intesa in senso dispregiativo come viene usata dalla vulgata corrente, diciamo così, di parte cattolica e/o clericale e/o atea devota. Consultiamo lo Zingarelli:
Laico = "che si ispira al laicismo";
Laicista = "proprio dei laici";
Laicità = "qualità o condizione di chi, di ciò che è laico";
Laicismo = "atteggiamento ideologico di chi sostiene la piena indipendenza del pensiero e dell’azione politica dei cittadini dall’autorità ecclesiastica".
Per capire ancora meglio - continua Teodori - aiutiamoci con l’inglese che, con l’essenzialità linguistica, svela gli inganni terminologici. Gli unici termini che esprimono i diversi concetti italiani (Oxford Dictionary of Politics, Webster’s) sono "secular" e "secularism".
Ma Pierluigi Battista, tradito dalla foga giornalistica ha dato una scorsa velocemente – legge solo i titoli? – ed è partito in quarta. "Teodori sostiene che "laicista" altro non è che un "imbroglio lessicale" giacché non compare nei dizionari canonici". Intanto, "canonici", in che senso? Ma non è questo il problema: "laicista" c’è, eccome. Solo che, a differenza di quello che sostengono Chiesa, teo-con e i giornalisti disattenti alla Battista, nell’uso italiano laico e laicista sono più o meno sinonimi. Altro che contrapposizione tra laici "moderati" e laicisti "estremisti" o "giacobini" … Tutto falso. Eppure, ignaro di tutto questo, il Battista, forte della verità rivelata (nomen omen), imbastisce tutt’un articolo contorto e di difficile lettura (voleva essere "ironico"?) su episodi di cronaca che, secondo lui, metterebbero in contrasto "laici" e "laicisti", compreso il "Budda sostituito alla croce su una vetta". Tutto contro i laicisti, ovviamente. Ma, caro Battista, santo fligliolo, è proprio questo l’imbroglio lessicale: quello in cui sei cascato. Non te ne sei accorto? Ciò detto, mi fa pensare alla mia amica Roberta, a cui bisogna sempre spiegare le barzellette… (tratto dalla Newsletter Salon Voltaire, 17 ottobre 2005).

Comments:
Grande Nico, hai proprio ragione sull'importanza delle parole. Sul blog Italianlibertarians, Jinzo ed io abbiamo aulicamente citato Confucio ("Quando le parole perdono il significato, gli uomini perdono la libertà") e Philip Dick ("Lo strumento basilare per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se controlli il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole."). Ci dovrebbe essere anche una citazione analoga di Mao: 1000 punti a chi la trova.

Per entrare nel merito, hai ragione tu sul fatto che "laico" e "laicista" sono sempre stati sinonimi, fino a quando quel guerriero delle parole di Ferrara ha deciso di occupare la parola "laicista" e usarla come bastione anti-anti-clericale. Che furbone che è l'elefantone pelurioso! È proprio per questo che dobbiamo espugnare la parola e occuparla ai nostri fini, in modo da distinguere chi o cosa è aconfessionale (laico) da chi propugna la aconfessionalità dello stato (laicista). Io quindi, essendo un cristiano libertario, sarei laicista ma non laico. La distinzione sembrerà oziosa, ma permette di evitare che noi anticlericali veniamo trattati da tutti come sporchi anti-religiosi, proprio come vorrebbe Ferrara.
 
Sono assolutamente d'accordo con quanto scritto, il laicista altro non è se non il laico e solo in un clima di inasprimento degli animi clericali e baciapile quale quello italiano odierno poteva essergli conferito un significato differente e (a loro modo) deteriore. Comunque pazienza, ogni volta che in internet e nella vita di tutti i giorni vengo definito come tale inizio ad esserne quasi lusingato, in questo modo infatti i "devoti" non fanno altro se non rimarcare la loro pochezza intellettuale e la loro ignoranza semantica. cordiali saluti
 
E fai bene ad esserne lusingato. Lo svuotare le parole del loro significato dall'interno è sempre una possibilità. Ad esempio i neri americani si chiamanon l'un l'altro "nigger". Se noi cominciamo a chiamarci laicisti tra di noi provocheremo la perplessità dei teocon, che prima o poi chiederanno come mai. E a quel punto spiegheremo le nostre ragioni.
 
Be', dall'alto del mio anagramma perfetto (Nico Valerio = Invero laico), approvo sia Paolo che Bix. E poi dice che un nome non ti segna...
Ma se mi chiamate laicista - dico agli "amici" catto-estremisti seguaci del card. Ruffo di Calabria ("ruffiani"?)- il mio anagramma va a quel paese...
Siate comprensivi, amici ruffiani...
 
Hai trovato un argomento perfetto... hai vinto. Tanto avevo già capito di essere stato, di nuovo, troppo pedante.
 
La declinazione di un sostantivo in una nuova parola col suffisso -ismo è una scelta più che legittima quando si vuole indicare col secondo un'accentuazione o una degenerazione del primo.

Vedi autorità vs autoritarismo , tanto per fare un esempio.

Visto che il termine laico indicava già chi professa "libertà di giudizio, senza rifarsi a ideologia o dottrine in qualche modo condizionanti" e visto che si è presentata la necessità di indicare anche chi , al di là della semplice indipendenza , sconfina in un'aggressività che è a sua volta una forma di dipendenza in negativo , ecco che è stato usato il termine laicismo.

Punto. E' successo chissà quante altre volte senza che siano stati chiamati in causa i complotti vaticani... :D

Take it easy. Saluti.
 
Sai che si dice che il diavolo è nei dettagli. Invece il socialismo è nelle forme inpersonali. Nel tuo caso in "È successo". No, non è successo, l'ha voluto far succedere Ferrara, e quando il vostro Dio dice "Fiat!", allora succede.
 
caro Nico, so che non senti la mia mancanza, ma questa non te la passo... (lungo)

dizionario De Mauro Paravia: "laico"
1 agg., s.m., che, chi non appartiene al clero; che, chi non ha alcun grado nella gerarchia della Chiesa cattolica
2 agg., che non dipende dal clero; che è formato da persone appartenenti allo stato laicale: associazione, confraternita laica
3 s.m., religioso non ordinato sacerdote, che all’interno di una comunità monastica svolge spec. attività manuali e profane; anche agg.: frate, fratello l.
4 agg., improntato, ispirato ai principi e agli ideali del laicismo: pensiero l., istituzioni laiche, istruzione laica | agg., s.m., che, chi condivide gli ideali del laicismo; che, chi auspica l’autonomia da qualsiasi forma di ingerenza ecclesiastica: intellettuali laici, dibattito tra laici e clericali
5 agg., estens., di gruppo, movimento e sim., che dichiara programmaticamente la propria autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico: partiti laici, nello schieramento politico italiano, ciascuno dei partiti che si definiscono programmaticamente autonomi sia dal dogmatismo cattolico sia da quello marxista; polo l., quello formato da tali partiti | agg., s.m., che, chi rifiuta di uniformarsi rigidamente e in modo acritico a un’ideologia: pensatore l., un membro l. del partito
6 agg., s.m. TS dir., che, chi, pur non appartenendo all’ordine giudiziario, viene occasionalmente chiamato a svolgere funzioni di giudice
7 agg., s.m. OB che, chi è privo di cultura, illetterato, rozzo

Enciclopedia de agostini, www.sapere.it, Laicità
Termine che nel linguaggio teologico recente assegna un valore proprio alle realtà terrestri o mondane, riconoscendo autonomia e consistenza obiettiva al complesso di realtà, relazioni e scelte che attengono alla sfera dell'esistenza storica degli uomini. Il discorso cristiano sulla laicità muove dal superamento di un malinteso dualismo di sacro e profano, nella consapevolezza che la svalutazione o la demonizzazione di quest'ultimo è estranea alla tradizione biblico-cristiana, in quanto nessuna realtà creata si sottrae di diritto al rapporto con Dio. La laicità punta così a realizzare la riconciliazione tra messaggio divino e realtà terrestri, tra fede e cultura. La messa a fuoco del discorso sulla laicità corrisponde alla maggior consapevolezza da parte del sapere e dell'agire credente del complesso fenomeno della secolarizzazione, per cui in epoca moderna si è assistito a una progressiva emancipazione delle forme del vivere sociale dalla tutela della tradizione cristiana, specialmente dal controllo ecclesiastico in campo politico e culturale. Dopo aver superato una fase di chiusura, integrista e polemica, nei confronti di tale rivendicata autonomia della sfera delle realtà civili, la riflessione della Chiesa (per merito di diverse correnti teologiche del '900, ma soprattutto grazie all'evento del concilio Vaticano II ) è pervenuta a una visione positiva e non concorrenziale del rapporto Chiesa-mondo. In quest'ottica il concetto di laicità esprime la necessità di promuovere il rispetto del valore dell'umano e della suprema dignità della coscienza morale; la franca accettazione della democrazia politica; il riconoscimento della legittima autonomia dello Stato; l'urgenza di promuovere un confronto e un dialogo con le culture, le diverse visioni antropologiche, le religioni non cristiane; la necessità che i cristiani non si sottraggano al compito del servizio in vista del bene comune, in collaborazione e dialogo critico con uomini e donne di fedi diverse. [Marco Vergottini]

Enciclopedia Generale De Agostini, Laicismo:
dottrina o atteggiamento politico-culturale che mira a ridurre l'influenza della religione nella vita pubblica (scuola confessionale, censura, proprietà ecclesiastica), promuovendo la separazione della Chiesa dallo Stato. Le origini del laicismo si possono far risalire al Defensor pacis di Marsilio da Padova e all'epoca delle ultime lotte tra papato e Impero.

tra l'altro il concetto di "laicismo" è già presente nel 1960, non l'ha inventato ferrara http://www.karamazov.it/laicismo.htm

tutti possono dare un significato alle parole, poi basta scegliere il dizionario giusto per dimostrarle come verità assolute
 
Il vostro è un modo un po' ingenuo di considerare il funzionamento di una lingua. Un vocabolario non è una legge da non trasgredire. E' una fotografia.
Le parole vengono manipolate da tutti, non solo da qualcuno che ha potere. Ferrara ha fatto una proposta, ha dato un significato in parte nuovo a una parola già eistente. Sta a noi accettare o rifiutare questa proposta. Se una idea è buona, se un nuovo significato ha qualcosa di vero, allora viene accettato da molti. Confessate, questa storia della manipolazione delle parole a fini di potere è puro Roland Barthes, pura ideologia decostruzionista della gauche francese. Qualcosa di opposto al liberalismo.
 
Caro Ruggiero,
lei ha ragione: i vocabolari si limitano a fotografare. Non dettano regole. Per quel che riguarda il confessare, anche lei deve essere un discepolo di Ferrara, visto che fa una fallacia ad personam: dovrebbe sapere che il semplice fatto che un cretino esprime una tesi non vuol dire che la tesi è falsa.
 
Per Paolo di Muccio : grazie per il "complimento" , ma penso di essere quanto di più lontano da un socialista possa esistere sulla faccia della terra. :D

Non sarà mica che a forza di dichiararvi "indipendenti" ( quindi laici , non "dipendenti per negazione" , quindi laicisti ) da dei ed idoli stiate costruendo un vitello d'oro di nome Ferrara?

Con tutto il rispetto per l'acutezza del vitellone Giuliano ( le coniugazioni ironiche che non provengono da oltre-tevere sono tollerate? :D ) , gli stai attribuendo un potere che non compete nemmeno all'accademia della Crusca.

p.s. a proposito di crusca , si scrive "impersonali". Ciao.
 
Caro Riccardo, capisco che come papista più papista del Papa tu debba amare il nazional-popolare, però potevi trovare di meglio tra tanti dizionari ed enciclopedie...
Ma - ribadisco - il termine, nato in ambiente ecclesiastico, è stato poi usato in Italia, solo in Italia, da noi liberali (ero fin da adolescente nel PLI e poi nel PR) con questa accezione. Scusa, ma più che linguisti e curatori di lemmi, visto che eravamo i soli a usare questa parola in questo senso, siamo paradossalmente noi i maggiori testimoni storici e interpreti autentici del suo valore semantico. La verità sociologica è questa.
In Francia negli anni 30 un fanatico critico, tale Panassié, teorizzò che l'unico vero jazz fosse quello tradizionale e "negro", cioè quello che lui definiva "jazz hot". E' chiaro che l'espressione "jazz caldo" esisteva già, e magari con vari significati popolari. Ma lui la bloccò ad un valore semantico preciso, e come tale vale ancor oggi.
E poi, come credi che si comportino i compilatori di dizionari? Vanno a "chiedere" ai documenti degli esperti, cioè di chi usa per professione o studio o politica o interesse quelle parole. Perciò la parola è autoreferente. Per il suo significato A bisogna sentire la Chiesa, che ha inventato quel significato. Ma per il significato B hanno voce in capitolo i... laici, non gli anti-laici. Insomma, a dirci che cosa esattamente vuol dire "laico" nel senso laico del termine, valgono Piero Gobetti, Ernesto Rossi, Pannella, Malagodi, e giù giù fino a Nico Valerio, visto che del laicismo hanno fatto una bandiera e hanno dato un significato nuovo e pregnante alla parola. Come Panassié col jazz-hot, l'hanno reinventata.
 
Sto leggendo l'articolo Elegia per il Califfo, di Santino Caramella sulla Rivoluzione Liberale di Gobetti (1924), che riguarda la Turchia ottomana che diventa finalmente "laica". Si sprecano gli evviva per la "laicizzazione" dello Stato. E sì, perché non tanto i cittadini, ma è lo Stato che "deve" assolutamente essere laico (significato B) per il liberalismo, anche se fosse malauguratemente tutto composto di Riccardi, Stefani ecc.
Anche per la Turchia allora c'era un problema religioso, oltreché laico (significato A), scrive l'Autore. Anche se, specifica giustamente, la cacciata d'un califfo "non significa la supremazia laica [signif. B] sul potere religioso", né giustifica negli Occidentali "l'illusione laicistica".
"Allah - conclude - lascia vivere i nazionalisti, i laicisti, i modernisti, perché infinite sono le strade della sua sapienza: ma un giorno sarà, che il Califfo figlio di Qoreisc' levi ancora la spada contro di noi. E allora tenteremo invano di ravvisare la bene amata "Turchia laica".
Parole preveggenti.
 
laico nell'accezione che tu intendi è stato coniato con l'illuminismo e messo poi nel primo articolo della costituzione francese, "laic"; da quel momento in poi laic-laico in francia ed in italia ha preso il significato di "non cattolico", quando alcuni "laici/non cattolici" hanno cominciato ad essere "laici/contro i cattolici" in ambiente cattolico è stato necessario coniare uno spregiativo per distinguere i "laici/contro i cattolici" dai "laici cattolici", da qui è sorto "laicismo/laicista"

non faccio obiezione al tuo uso di laico, la mia obiezione è "non sono stati ferrara e pera ed introdurre il termine laicista pochi anni fa, il termine laicista esiste da molto tempo"

poi, chiaramente, andare da un laico a dirgli di chiamarsi laicista è come andare da un pro-choice e cercare di convincerlo a chiamarsi pro-death
 
prova
 
Riccardo, ancora insisti? Hai un'insistenza che mi ricorda un certo Stefano... Non tieni proprio conto delle obiezioni altrui. Per te il metodo di Socrate cos'è?
Del resto vi rifiutavate di guardare dentro il canocchiale di Galileo. Basta dire.
LAICISMO VUOL DIRE L'ESSER LAICI. NON ALTRO. Sono io il laico, no? Lo sapro' o no quello che sono? In realtà siete contro ogni cosa laica, ma ve ne vergognate, perché l'esser laici è la base del liberalismo. E così avete bisogno di inventarvi un peggiorativo, il diavolo laicista. Ma è la stessa cosa. Anzi, poichè è un nome brutto, probabilmente un errore (laico dà luogo a laicismo, ergo, laicismo non può dar luogo a nulla...)noi non lo usiamo proprio: per noi esiste solo laico. Stop
 
A chiamata si risponde ;)
Il termine ha origini cristiane, per distinguere i fedeli (laici appunto) dai membri ordinati della Chiesa; un'occhiata a qualsiasi documento ecclesiale che parli di laici e' cosa facile (chesso' quelli del Concilio Vaticano II).
E' stato poi adottato come alternativa ai cattolici dalla Rivoluzione Francese, e' rimasto nella cultura francese, per poi essere mutuato dall'italiano nell'800.
In inglese si usa infatti solo nella sua accezione religiosa, provate a parlare di "lay party" non vi capira' nessuno...
Laicismo: capisco il disdoro del padrone di casa. Ma
1. e' termine che negli ambienti cattolici si e' adottato molto prima che Ferrara lo utilizzasse facendovi tanto arrabbiare. E' sempre piu' usato anche dai laici. E qualsiasi linguista vi direbbe che se c'e' un luogo democratico per eccellenza questo e' la lingua. Infatti non si puo' imporre una parola, essa si afferma per consenso ed uso popolare.
2. C'e' un problema oggettivo di distinzione tra laici che vedono necessaria l'opposizione alla Chiesa e altri laici che invece no.
Questa e' una situazione magari recente ma oggettiva.
Quindi usare laicita' e laicismo e' comodo ed economico. Il mercato linguistico impone l'uso.
Siate un po' piu' liberali, su da bravi...
 
Il termine "laicismo" usato in senso dispregiativo è un broglio lessicale, un inganno semantico con cui si cerca di esorcizzare la laicità che si oppone alle invasioni della Chiesa per lasciare spazio alla "laicità" (presunta) di Pera, Ferrara e la Fallaci. Loro laici, gli altri laicisti. Il tutto è non solo falso, ma anche un po' ridicolo.
Ottimo il post!

Saluti
 
Herakleitos, domandina: quanto e' laico dare agli altri patenti di laicita'? Okkio ai paradossi...
 
Stefano, un conto è dare una nuova accezione ad una parola, un altro è stravolgerla. Ed è per questo che non lo trovo un problema se ci chiamate "laicisti" anzichè "laici", con senso spregiativo: siamo pari e patta con noi che vi chiamiamo "clericali" anzichè "cristiani" o analoghi, e pure da molto prima di voi.
Quello che piuttosto trovo un problema è che Pera abbia il coraggio di definirsi e farsi definire laico ("Noi stiamo malamente insegnando la religione cristiana nelle nostre scuole, proprio in omaggio al relativismo, che ha trasformato l'ora di catechismo in un'ora di generica cultura religiosa").
 
Nihil: sono completamente a favore dell'uso in senso negativo di clericale e clericalismo.
Anzi visto che ci siamo: il laicismo e' il clericalismo dei laici.
Ritengo sia opportuno usare un "ismo" per indicare una caduta nell'ideologia fine a se stessa.
 
ciao a tutti.
che ne direste di chiamare Pera, Ferrara & soci "cattolicisti" o "cristianisti" ?
 
Buona, Adriano, a te la palma dell'ironia compensativa...
Chi di "ismo" ferisce, di "ismo" perisce.
 
grazie,Nico, e complimenti per Salon Voltaire.
tanto per restare sull' ironico, quel "perisce" potrebbe alludere a qualcuno...
 
imparato molto
 
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