31 gennaio, 2006

 

Dibattito. Liberali costretti per anni a fare gli extraparlamentari? Gli farà bene.

"L'attuale bipolarismo è di grande ostacolo ad una presenza in Parlamento di liberali politicamente organizzati. Il vecchio PLI morì per sue colpe e con il valido aiuto di coloro che si resero ben conto che uccidere il PLI era la premessa necessaria perché potessero spostarsi con successo in altri ospitalissimi lidi". Così mi scrive l'amico Guido Di Massimo in una nota che riporto integralmente, e che così continua.
"Dal vecchio PLI nacque la Federazione dei Liberali, che ha condotto vita grama cercando spazio nella coalizione di sinistra, e negli ultimi anni è risorto un nuovo PLI che cerca spazio nella coalizione di destra. Accanto a queste organizzazioni entrambe "eredi" del vecchio PLI è sorte una quantità di associazioni cultural-politiche di ispirazione liberale; basta cercare su internet e se ne trovano a iosa. Anche i liberali hanno i loro "cespugli".
Il tipo di persone che guarda o sostiene l’una e l’altra delle organizzazioni principali è praticamente lo stesso, con poche sfumature. E anche le due organizzazioni sono accomunate da uno stesso comportamento: per essere presenti in Parlamento, sembrano entrambe occupate e preoccupate più del "con chi allearsi" che del "cosa proporre o pretendere" dall’una o dall’altra parte, in termini di politica liberale, in cambio della disponibilità ad allearsi.
Purtroppo il nostro bipolarismo, tra le tante anomalie, ha quella di essere diviso tra sinistra e destra mentre invece una divisione corretta sarebbe quella tra liberali (e quindi liberisti) e statalisti ( e quindi socialisti). In questo caso avremmo un bipolarismo molto sbilanciato, perché nel nostro Paese, a prescindere dalle diffuse dichiarazioni di liberalismo, gli statalisti sono la grande maggioranza; però avremmo una situazione chiara, invece di quella attuale, equivoca e caotica, dove troviamo liberali – pochi – ovunque, e statalisti, tantissimi, altrettanto ovunque.
Come uscire da questo pantano? Penso che rinunciando per il momento – un momento che potrebbe durare anni - ad ambizioni parlamentari, i liberali farebbero bene a starsene per proprio conto, affrontare anni duri battendosi per le loro idee senza quei compromessi che sono inevitabili quando si cercano alleanze avendo tra l’altro ben poco da offrire in termini di voti.
Dovrebbero accettare di essere di fatto degli "extraparlametari" e "rompere le scatole" su una quantità di problemi ai quali i liberali sono o dovrebbero per loro natura essere sensibili, come ad esempio: la laicità dello Stato, che tende a sparire, i conflitti di interessi, che sono molto più diffusi di quanto si percepisca, la trasparenza, le liberalizzazioni delle professioni e dei mestieri (dai notai ai tassisti), un nuovo sistema di tassazione (introduzione dell’imposta negativa sui redditi con contestuale implicita introduzione di un sistema di protezione sociale che non protegga solo chi sta più o meno bene, ma anche chi sta peggio), l’eliminazione della partecipazione azionaria di Stato ed Enti Locali nelle imprese, l’accelerazione del processo di unificazione europea, l’accelerazione dei tempi della giustizia, la radicale separazione tra Magistratura inquirente e giudicante, l’organizzazione delle Forze Armate in previsione di un futuro esercito europeo, e vari altri temi.
Su questi temi, e senza i compromessi sempre necessari quando con scarse forze si tenta di allearsi o introdursi in spazi occupati tra l’altro da sedicenti liberali, i liberali italiani potrebbero differenziarsi e rafforzarsi, e in futuro avrebbero modo di riportare nel Paese il loro spirito di libertà e il loro senso dello Stato e delle Istituzioni. E va considerato inoltre che è molto più dignitoso essere extraparlamentari per scelta che esserlo perché, per una ragione o l’altra, nessuno nei due schieramenti vuole i liberali tra loro".
Purché, aggiungo io, quei mesi o anni di cattività babilonese come extraparlamentari, i liberali li sappiano impiegare bene. Che fare in questa specie di "anno sabbatico", ma proprio nel senso di "sabba"? Un grande appello agli italiani, cui seguirebbero dei veri e propri Stati generali (amico Vivona dove sei, che non ti sentiamo più?) del Liberalismo italiano. E anche riuscendo a riunificare solo un terzo dei liberali potenziali, cioè il 10 per cento circa degli elettori, altro che ago della bilancia, sarebbe una Torre Eiffel.

Comments:
aggiungo una considerazione: che se i liberali non hanno già ora orgoglio e dignità necessari per ritenersi non dei reietti cacciati di casa ma degli aventiniani temporanei pronti a tornare in gioco, l'anno sabbatico non gli servirà molto
 
Occorrono più spazi nell'informazione.

Altrimenti i liberali rimangono nell'oscurità.
Ieri sera per la prima volta si è parlato da Vespa di PLI e Riformatori Liberali.
30 secondi ciascuno al massimo...
 
Mi permetto di far rilevare che il problema non è destra sinistra, o liberisti e statalisti... ma l'anomalia italiana che vede una destra non liberale (ma sociale), e un centro che altrove semplicemente non esiste (ex DC, post DC, neo DC), equamente diviso tra centro destra e centro sinistra e che soprattutto in questi ultimi tre anni ha pesantemente condizionato l'azione di governo.
I liberali a mio parere dovrebbero concorrere alla costruzione di una Destra di stampo anglosassone, laica, liberista e liberale, in Italia e in Europa (Strasburgo), superando proprio l'anomalia italiana, e propòonendosi in alternativa ai moderati (DC) e ai comunisti, o post comunisti (DS, PDCI...). Che poi sia il PLI, i Riformatori Liberali... o un altro soggetto politico, poco importa: il vero problema è culturale, e quindi politico. Non viceversa.
 
Sottoscrivo in toto quello che scrive tomcat72it e non vedo contraddizioni di sostanza con quanto scritto nella mia nota. Purtroppo in Italia la parola destra è stata “rovinata” dalla presente sedicente destra che somiglia molto alla sedicente sinistra, entrambe variamente stataliste; e la “destra sociale” è una semplice variante del socialismo.

Con riferimento al commento di Nico Valerio osservo che con lo starsene per i fatti propri i liberali ci guadagnerebbero innanzitutto in dignità (non è un grande spettacolo vederli insistere per avere spazio da chi per una ragione o l’altra non ce li vuole); e poi, da soli e senza necessità di compromessi con nessuno si potrebbe lavorare per una nostra riaggregazione ed organizzazione; gli accordi si possono fare quando si è forti, quando si è deboli è bene far parte a sé, tirarsi su le maniche e lavorare.
 
Guido, nel caso dovessi ritornare a leggere questi commenti, c'è una novità grossa: De Luca e l'ufficio politico Pli hanno deciso di presentarsi alle elezioni da soli, come leggo in uno stringato comunicato. Cioè fuori dei Poli, come ha interpretato l'Opinione di oggi.
Così, all'improvviso, senza preparazione, senza aver preparato il proprio e l'altrui pubblico... un cambiamento repentino, diciamo di 90°. Ma senza il tempo necessario, chi se n'accorgerà?
Mah...
 
forse ho capito male.Ma io penso che l'essere liberale non è una scelta ideologica ma di civiltà. Il liberale è chiunque rispetta le opinioni anche opposte alle sue. Si può essere liberali militando sotto qualunque bandiera, l'importante è non ritenere di essere i depositari della Verità. Destra non liberale? Ma non era la destra che ha fatto un buon uso della censura?
 
La ringrazio per Blog intiresny
 
La ringrazio per Blog intiresny
 
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