07 marzo, 2006

 

Quel mite avvocato liberale che il divorzio trasformò in un leone

Oggi lo ricordano pochi giornalisti, ma fu un mite avvocato liberale il protagonista forse più tenace e grintoso della battaglia del divorzio. Il socialista Fortuna, che era un timido, all'inizio era il solo divorzista ad agire dentro il Parlamento, sempre dietro suggerimento del diabolico Pannella, che faceva il deus ex machina, non essendo deputato, suggerendo come votare dalla tribuna del pubblico, inseguito invano dai commessi.
Ma chi dominava le piazze divorziste col suo vocione e la sua virulenza anticlericale era Mauro Mellini. Mite per natura, arguto e incline al bon mot, Mellini in politica si trasformava, e diventava un sanguigno ed efficace polemista dal palco o dallo scranno parlamentare. Deputato radicale per varie legislature, è stato un grande protagonista delle battaglie per la laicità dello Stato. Nei primi anni 70 fu forse il principale artefice della vittoria divorzista, col PR e la LID, Lega italiana del divorzio, in una strano quartetto in cui accanto al regista Pannella, c'erano il socialista ex-comunista Fortuna, dalla retorica infuocata e populista, e l'industriale liberale Baslini, così calmo e poco politico che sembrava parlasse a un consiglio d'amministrazione. Ma nell'epica adunata divorzista di piazza Navona (tanti divorziandi, ma anche migliaia di giovani neanche sposati) a dominare fu il vocione del leone anticlericale Mellini, con le sue famose battute contro la Sacra Rota.
Ero molto giovane e mi annoiavo a morte nella Gioventù liberale, quando conobbi a via Frattina, nella sede del Partito Liberale, questo avvocato liberale già maturo, che trattava i giovani alla pari, come fanno le persone intelligenti, con la faccia per bene e un non so che di fanciullesco e di ingenuo nel tratto, caratteristica tipica degli idealisti. E anche questo mi rassicurava. Conoscevo già i radicali. Avevo intervistato Pannella - allora un eterno ragazzone sempre in maglione - sul giornale ufficiale degli studenti dell’Università di Roma, "Roma Università", di cui ero direttore perché l'AGI, Associazione goliardica italiana (liberale) aveva vinto le elezioni universitarie. L'inchiesta - ho conservato il giornale - era "Il clericalismo oggi", e aveva in copertina la foto d'un carabiniere in alta uniforme che faceva il saluto a un cardinale.
Fatto sta che da "liberalino" un po’ aristocratico e con la puzza sotto al naso, avevo ancora qualche residuo timore dei radicali: allora, molto più di oggi, i nostri cugini liberal-socialisti avevano fama di super-alternativi e provocatori, anche verso i liberali. E si capiva: per alcuni il distacco dalla casa madre era recente. Ma in realtà, eravamo noi del PLI ad essere insopportabilmente tradizionali, impacciati e borghesucci. Ad ogni modo, rassicurato dalla vicinanza d’un vero liberale e d'una persona per bene come Mellini, quando lui passò ai Radicali, lo seguii.
Mellini ebbe immediatamente successo tra i radicali, e fece una lunga e intensa carriera politica, in posizioni sempre di primo piano nelle lotte per i diritti civili, come allora si chiamavano i normali diritti di libertà. Solo alla fine del decennio, col declinare della parabola radicale, i suoi rapporti con Pannella si guastarono. Credo negli anni 80. Si scontravano in quegli anni a via di Torre Argentina almeno due opposte linee politiche, quella movimentista e quella parlamentarista, la piazza e il Governo. Da una parte, Pannella che teneva sempre il partito sulla corda, con le firme, gli uomini-sandwich, i digiuni e le raffiche di 20 referendum. Dall'altra, la necessità di nuove leggi liberali, le riforme, l'ago della bilancia tra i partiti, le alleanze, le mediazioni tipiche della politica.
Ma, diciamo la verità, anche la politica obbedisce alle leggi della psicologia. Nel Partito radicale si incontravano e urtavano caratteri diversissimi, incompatibili tra loro. Tipi strani, super-romantici e risorgimentali nei migliori dei casi, ma nei casi peggiori aggressivi anche coi "compagni", talvolta al limite della psico-patologia. Di "Cavallo pazzo", insomma, non ce n'era solo uno (Mario Appignani): ma un'intera classe dirigente. Figuratevi il mite e tranquillo Mellini, come deve essersi trovato. Del resto, allora più di oggi, il Partito era Pannella. E andare d’accordo col geniale e carismatico (ma anche testardo e autoritario) Marco non è mai stato facile per nessuno: io stesso, pur defilato e indirizzato ai temi dell’ambiente, ho assistito o partecipato a sfuriate epiche. Una volta, nel mio piccolo, ricordo che perfino io al Congresso di Napoli parlai con l'oratoria irata e incalzante che avevo appreso da Marco (ma contro di lui), all'una di notte e in una sala vuota. Ma, purtroppo, tra i pochi c'era un giornalista della Repubblica, che ce l'aveva coi radicali e il giorno dopo scrisse tutto.
Da anni, ormai, Mauro Mellini, che resta un caro amico, un vero liberale e una persona arguta e per bene, ha il dente avvelenato con Marco e i radicali. L'anno scorso tornò al Partito liberale, che ottusamente non provvide neanche a cooptarlo nel Consiglio nazionale, ora appoggia la lista dei Riformatori liberali, o Radicali liberali, che si presentano col Centro-destra. E da appassionato di epigrammi pungenti, aforismi, calembour e poemetti satirici, come ai bei tempi ha immediatamente sfornato un epigramma al curaro contro gli ex-compagni, ora dirimpettai. Per carità, da liberale appoggio tutti i candidati e le liste liberali ovunque siano, quindi anche i Radicali liberali di Della Vedova e Taradash, anche i Radicali della Rosa nel pugno di Capezzone e Pannella. Ma voglio citare i quattro versi di Mauro, senza alcuna intenzione politica, perché sono davvero divertenti. Che il Mellini stia tornando ad essere il leone d’un tempo? Auguri, Mauro.
.
.
Questa rosa un dì onorata
a Boselli ora è prestata.
A tenerla dunque stretta
è oramai mezza pugnetta.


Mauro Mellini

Comments:
Ciao sono un parente di Mauro (lui è nato a Tolfa, io sono Marco Mellini di Civitavecchia il nipote di Onelio Mellini) volevo chiedervi notizie di lui, se è vivo, di cosa si occupa ....

il mio indirizzo email è m.mellini@libero.it

grazie
 
Mauro Mellini - che è vivissimo e vivacissimo - si occupa insieme ad altri amici di animare il sito www.giustiziagiusta.info: la riedizione in internet del glorioso giornale nato all'inizio degli anni 90.
 
Posta un commento



<< Home

This page is powered by Blogger. Isn't yours?