18 novembre, 2007
Vaticalia. Vescovi (non rabbini o atei) con diritto di "visite pastorali" a scuola
Dov’è la lesione? Proprio nei capisaldi del Sistema giuridico che è alla base dello Stato di diritto liberale. Sono lesi i principi del diritto costituzionale: la separazione tra Stato e Chiese (laicità dello Stato), perché la religione può fare proseliti tra i giovani delle scuole pubbliche. E poi l’uguaglianza nei diritti tra cittadini e tra confessioni religiose, perché si privilegiano abusivamente una sola religione, la Chiesa cattolica, rispetto ad altre religioni ed ad associazioni ateiste, e gli studenti cattolici rispetto a quelli di altre religioni o non credenti.
Per cose del genere anticamente nascevano guerre, sollevazioni, riforme protestanti.
Ma questo non basta a quei formalisti dei giudici amministrativi di prima istanza, il Tar del Veneto. Cercavano un soggetto, uno solo, meglio se abitante a Padova o con figlio - che so - allievo in una delle scuole abusivamente visitate dal vescovo, che fosse discriminato in un suo interesse legittimo nei confronti dello Stato o che potesse lamentare una discriminazione rispetto ad altri. "Strano" che non abbiano riconosciuto la capacità di stare in giudizio all'Uaar. Eppure i tempi sono favorevoli alle nuove rappresentanze e alle class actions.
Politicamente, è una vergogna purtroppo annunciata e risaputa. Con la scusa del formalismo giuridico ormai si gestisce una vera e propria discrezionalità politica, in questo caso in aiuto all’unico vero Potere Forte in Italia, il potere clericale.
Chiediamoci, però, se e dove si è sbagliato giuridicamente da parte laicista: il Tar, se la memoria di lontani studi di diritto non ci inganna, è specializzato negli interessi legittimi, non nei diritti soggettivi o costituzionali o politici. Era proprio il giudice adatto? Forse era meglio andare dal giudice ordinario, che avrebbe potuto eccepire l’incostituzionalità di qualche norma o regolamento ministeriale che prevede - se le prevede - le visite dei religiosi nelle scuole? La parola ad un serio e combattivo pool multidisciplinare di legali. A proposito, come state messi, amici dell’Uaar, ad avvocati o a docenti di diritto amici? Ed ecco il comunicato dell’Uaar: (NV).
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INCREDIBILE SENTENZA DEL TAR DEL VENETO: BOCCIATO IL RICORSO UAAR
Ne avevamo parlato un mese fa: il vescovo di Padova aveva programmato diverse visite pastorali nelle scuole della sua diocesi, in orario scolastico. L’UAAR aveva diffidato le direzioni didattiche, ma inutilmente. E per questa ragione ha poi presentato un ricorso al TAR del Veneto.
Il TAR ha diffuso ieri la sua sentenza sul nostro ricorso. Non è nemmeno entrato nel merito del problema, perché l’ha dichiarato inammissibile "per carenza di legittimazione attiva dell’associazione ricorrente, la quale, avendo impugnato un atto che esaurisce la sua azione nell’ambito del plesso scolastico di Bastia, non ha dimostrato l’esistenza, nel predetto ambito territoriale, di qualche soggetto che, affiliato all’associazione, si affermi concretamente leso dalla censurata visita pastorale: in difetto di tale prova, invero, ove la comunità interessata alla visita fosse totalmente favorevole o quanto meno indifferente al suo svolgimento, l’impugnazione in esame verrebbe a configurarsi quale attività meramente pregiudizievole della libertà di autodeterminazione della comunità stessa".
Traduzione per i non giuristi: l’UAAR, benché sia un’associazione di promozione sociale riconosciuta dal ministero, non può far valere le prerogative legali che la legge sulle associazioni promozione sociale le riconosce. Ricordiamo a tutti il contenuto dell’articolo 27 della legge 383/00, che recita:
(Tutela degli interessi sociali e collettivi)
1. Le associazioni di promozione sociale sono legittimate:
a) a promuovere azioni giurisdizionali e ad intervenire nei giudizi promossi da terzi, a tutela dell’interesse dell’associazione;
b) ad intervenire in giudizi civili e penali per il risarcimento dei danni derivanti dalla lesione di interessi collettivi concernenti le finalità generali perseguite dall’associazione;
c) a ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi lesivi degli interessi collettivi relativi alle finalità di cui alla lettera b).
2. Le associazioni di promozione sociale sono legittimate altresì ad intervenire nei procedimenti amministrativi ai sensi dell’articolo 9 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
Su queste basi, considerando gli scopi sociali UAAR, che sostengono esplicitamente la difesa e l’affermazione della laicità dello Stato, come si può definire il ricorso inammissibile? Quali affiliati UAAR potrebbero esservi, tra i giovanissimi studenti della scuola? Giriamo queste domande, in particolare, al ministro della solidarietà sociale Ferrero, visto che la decisione del tribunale mina platealmente l’architrave giuridica della legge sulle associazioni di promozione sociale.
Il TAR si è letteralmente sdraiato sulle argomentazioni dell’avvocato del vescovo, secondo cui le nostre richieste erano richieste "di parte": no, cari giudici, e lo ribadiamo con forza. L’UAAR ha chiesto che venisse rispettata una legge dello Stato e un principio costituzionale. Il TAR ha invece deciso che le richieste di una parte della popolazione (per quanto grande sia quella cattolica) hanno la meglio su un principio universale, che riguarda tutti i cittadini. Anzi, sembra quasi rimproverarci di aver disturbato la libertà della Chiesa cattolica di andare contro le leggi dello Stato.
Ma non è finita qui: il tribunale ha infatti posto la rifusione delle spese a carico dell’UAAR, nella misura (enorme) di seimila euro: non ci risultano precedenti di un importo così rilevante per procedimenti di questo tipo.
A nostro parere era una sentenza già scritta: due dei tre membri del collegio erano stati già protagonisti della sentenza 1110/2005, che definì il crocifisso "simbolo della laicità dello Stato". Assegnare il caso a questo collegio significava dunque indirizzarlo in una direzione ben precisa. Una sentenza già scritta, ripetiamo, ma anche una sentenza politica: si è voluto lanciare un pesante avvertimento (già prontamente amplificato da "Avvenire") a un’associazione in crescita in quanto a dimensioni, autorevolezza e determinazione nel cambiare un paese, il nostro, penosamente trascinato dalla sua élite politica (e giuridica, siamo costretti a constatare) su una china sempre più clericale.
Ma non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci. Il nostro impegno continua. E siamo certi che sempre più italiani e italiane lo continueranno con noi.
RAFFAELE CARCANO - Segretario UAAR
Considera che "ste cose" sono uno degli argomenti su cui è nato il blog (v. accanto sul colonnino), ma più indietro nel tempo sono nate addirittura guerre sanguinose e Riforme in Europa. Perché toccano i principi, i diritti di libertà (cfr. "se Parigi val bene una messa" di Croce). Se non lo capisci è un tuo handicap.
Però poi non definitevi Destra liberale, perché questo che ho sollevato è un tipico argomento da vecchia Destra liberale, la Destra storica.
Vuol dire che si è solo di Destra, Destra estrema, a giudicare dal tono vagamente minaccioso.
Infatti si pongono anche problemi di intelligenza: non capisci che ora, giustamente, anche islamici e buddisti e, perché no, ateisti potranno pretendere di fare incontri "pastorali" (!) con le scolaresche delle scuole pubbliche?
Io, invece, direi no a tutti, come negli Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Germania, non parliamo di Francia... Lo Stato non deve occuparsi delle anime, già non ce la fa a garantire la salute dei corpi...
Mentre è vero il contrario: le religioni, soprattutto quella cristiana-cattolica hanno addirittura bruciato vivi gli atei. Fino a quasi un secolo fa. E l'Islam lo farebbe ancor oggi.
Quindi con che faccia dici queste cretinate? Ti dimostri ignorante in Storia. Del resto, lo avete detto voi che i "semplici" sono avvantaggiati in queste faccende.
Non disperiamo, soltanto cerchiamo di praticare strade più efficaci....
Antonia Sani ( comit.naz. Scuola e Costituzione)
anche accedere agli atti.
Il diretto interessato in questo caso c'era, ma noi non possiamo farne il nome perchè siamo sottoposti a rigide norme di privacy.
La sentenza di inammissinilità contravviene a quanto disposto dalla legge 383/2000 (con questa impostazione LEGAMBIENTE in qualità di APS a questo punto non potrebbe più denunciare l'inquinamento di un corso d'acqua se non c'è almeno un cittadino che dimostra di essere stato leso da tale evento).
In altre parole il giudice del TAR si è creato un proprio personale diritto locale che se ne infischia di quanto disposto da una legge dello stato (che prevede che un'APS possa intervenire a difesa di interessi collettivi) e per
di più pretenderebbe che noi andiamo fare il nome della persona lesa la quale (proprio per non esporsi personalmente ed evitare evidenti ritorsioni) si è rivolta ad un'APS violando così le norme sulla privacy disposte dallo
stato.
Qui poi non è lesa una persona : sono lesi lo stato e la scuola pubblica !
Ma l'elemento ancora più grave della sentenza è l'espressione in essa contenuta per cui : " ... ove la comunità interessata alla visita fosse totalmente favorevole o quanto meno indifferente al suo svolgimento, l’impugnazione in esame verrebbe a configurarsi quale attività meramente
pregiudizievole della libertà di autodeterminazione della comunità stessa".
Orbene la comunità in questione ha violato una legge dello stato (poteva essere quella sui crocifissi, sulle visite pastorali, sulla violenza alle
donne o sul divieto di commettere omicidi).
Però dato che la comunità ha diritto alla sua autodeterminazione, se nessuno
dall'interno della comunità denuncia una violenza su una donna o un omicidio (perchè tutti lo reputano normale o indifferente, anche se contrario ad una
legge dello stato), secondo il TAR non esiste cittadino o organizzazione che possa denunciare la cosa dall'esterno.
In altre parole (secondo il TAR) le singole comunità decidono quando e come rispettare la legge dello stato.
Se fossimo stati nel sistema anglosassone ("common law" : dove una sentenza fa legge) questa sarebbe una sentenza bomba, che giustificherebbe le varie comunita` locali a farsi la propria legge in base ai propri usi e costumi !
A nostro parere era una sentenza già scritta: due dei tre membri del
collegio erano stati già protagonisti della sentenza 1110/2005, che definì il crocifisso «simbolo della laicità dello Stato». Assegnare il caso a
questo collegio significava dunque indirizzarlo in una direzione ben
precisa. Una sentenza già scritta, ripetiamo, ma anche una sentenza
politica: si è voluto lanciare un pesante avvertimento (già prontamente amplificato da “Avvenire”) a un’associazione in crescita in quanto a
dimensioni, autorevolezza e determinazione nel cambiare un paese, il nostro, penosamente trascinato dalla sua élite politica (e giuridica, siamo
costretti a constatare) su una china sempre più clericale.
Ma non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci. Il nostro impegno continua.
E siamo certi che sempre più italiani e italiane lo continueranno con noi.
Raffele Carcano
È troppo facile mettere da parte il comunismo che non potrebbe esistere se non fosse ateo (leggere il Manifesto per favore) e pur essendo ateo e non esclusivamente staliniano, si sta lasciando dietro un centinaio di milioni di morti.
Se mi permette, il tono della sua risposta è la migliore conferma alla mia asserzione.
Pippo sa molto bene dalla storia che, come ha detto giustamente un certo signor Giosuè Carducci, “Quando si dan la man Cesare e Piero – da quella stretta sangue umano stilla…” e l’ateismo che si è comportato e si stà comportando nei fatti come una religione non meno intollerante delle altre, non sfugge alla regola anzi la conferma in modo indiscutibile.
Se la religione Cristiano-Cattolica ha prevaricato in campo religioso stringendo più di una volta la mano a Cesare, ha pagato e sta pagando tutt’ora, anche ad opera degli atei di cui sopra, un contributo di sangue ben superiore alle sue colpe.
Stia tranquillo Signor Valerio, nessuno detiene il monopolio delle cretinate e ognuno, lei compreso, ha il diritto di propalare le sue e nel modo che gli è più congeniale e con la faccia che più gli aggrada.
Nelle motivazioni della sentenza sulle visite pastorali del vescovo di Padova, emanate ieri, era l’UAAR che sosteneva il proprio legittimo interesse su una vicenda concernente i suoi scopi sociali. Il TAR del Veneto ha dichiarato tale tesi inammissibile.
Se viene fatto valere da associazioni cattoliche, l’interesse c’è. Se l’associazione rappresenta gli atei e gli agnostici, no. Da tenere presente: l’UAAR è un’associazione di promozione sociale riconosciuta dal ministero, e può dunque far valere le prerogative stabilite dalla legge 383/00: le due associazioni cattoliche no.
C’è di più: la tesi del TAR non è altro che la tesi dell’avvocato difensore del vescovo, Ivone Cacciavillani. Ma, sorpresa!, l’avvocato Cacciavillani era anche il presidente dell’Associazione Forum, ovvero di quell’associazione che aveva sostenuto e ottenuto di avere un interesse legittimo nella questione del crocifisso. Sul numero odierno di “Avvenire”, l’avvocato si è dilungato nell’esporre la sua tesi, che è diametralmente opposta a quella sostenuta lo scorso anno!
L’avvocato è in gamba. Riuscire a difendere le ragioni cattoliche, sostenendo tesi opposte a distanza così ravvicinata, ma ottenendo in entrambi i casi ragione, è qualcosa di veramente diabolico. O, forse, è solo il prodotto dell’accondiscendenza che certi giudici manifestano nei confronti della religione dominante.
Bella logica. Almeno lei la conta chiara. Non chiamiamola faccia tosta, se no lei si offende e poi accusa noi laicisti di prevaricare.
Chi è che prevarica?
Stia al tema.
(o è proprio la famosa "coscienza" che manca ai cattolici? Ma tanto, si sa, potete fare qualunque ingiustizia, tanto poi venite perdonati...)
Comoda la vita!
Però voglio farle una domanda: se i cittadini possono sciegliere di devolvere l'8 per mille a una delle tante denominazioni religiose, PERCHÉ sul modello 731 non è riportata una casella con la voce "UAAR"?
Come vede, l'ateismo, si voglia credere o no, è fortemente discriminato in un Paese che dovrebbe vedere la netta distinzione tra Stato e Chiesa.
Come sempre ha ragione Nico.
Quanto alla questione posta dall'uaar era abbstanza scontato l'esito, magari concretamente possiamo, se vogliamo, aiutarli nelle spese anche se non si condivide al 100% quello che fanno.
Tiziana Ficacci
Macanza di educazione civica nella scuole = ignoranza generalizzata del diritto = fondamentalismi e credenze religiose = democrazia monca = ingerenze socialmente e popolarmente legittimate delle chiese e/o confessioni religiose.
Aggiungo che tutto ciò è possibile in Italia grazie alla “religione unica” (un pò come un partito unico) che ha governato per secoli la società.
Mi avete infatti dimostrato che l'ateismo è effettivamente la religione più intollerante del pianeta.
E visto cosa hanno combinato i senza Dio professionisti nel secolo scorso e nei primi sette anni di questo, mi sta bene che ci sia qualcuno che riporti Dio dove ce l'hanno lasciato i nostri padri.
Auguri signori.
La risposta parrebbe proprio affermativa.
E qui casca l'asino.
Si puo' essere o meno d'accordo sullo specifico.
Se non lo si e' si deve agire di conseguenza, con gli strumenti che si hanno in democrazia, come ho gia' scritto.
Tutti questi piagnistei sul potere della Chiesa e dei Cattolici (in un paese che ha comunque aborto divorzio e tante altre "conquiste civili", o mi confondo?), sono una barba che nemmeno gli articoli domenicali di Scalfari.
Poi si vedra' quali sono le proposte di riforma. Io francamente non mi dispiacerei di seri dibattiti su cultura e religione nelle scuole, che includessero vescovi e rabbini e filosofi atei (anche se spesso quest'ultimo e' un ossimoro).
Diverso sarebbe, e questa appare qui la posizione "laica" predominante, il vietare che nei luoghi primari di cultura in Italia si possa includere il religioso e le religioni.
Molti citano la Francia; secondo me la Francia e' un pessimo esempio di terrore del religioso. Giacobinismo, non pensiero liberale.
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