26 dicembre, 2006

 

Stazione Termini. Veltroni regala al Papa il patrimonio culturale di tutti

Come se il Sindaco si fosse "venduto il Colosseo". Un'appropriazione indebita. Un nome antico che apparteneva a tutti, che era patrimonio culturale italiano, anzi mondiale, svenduto privatamente per fare carriera politica, per avere visibilità. Per la serie: non sono nessuno, non so fare nulla di preciso nella vita, non sono neanche riuscito a frequentare un liceo e a laurearmi, con un papà ricco e introdotto, però sto attaccato ad ogni persona o cosa famosa. Qualcosa della loro fama mi resterà addosso, no?
"E poi che volete che sia un nome?", avrà detto il sindaco di Roma, Veltroni, all’unico perplesso dei suoi collaboratori. "Chissà, potrebbe valere da solo 200mila voti in più". Della Destra. Ormai in politica si vince con questi gesti fuori schema.
Così la Stazione Termini ha cessato di esistere: d’ora in poi è dedicata a papa Giovanni Paolo II, a Carol Wojtyla, come due targhe testimoniano. Un’occasione unica: la distrazione della gente (l'anti-vigilia di Natale) e il silenzio stampa (il più lungo sciopero dei giornalisti). Si vede che attorno a Veltroni c’è gente che pensa a tempo pieno a queste cosette.
Chapeau! Non si diventa papabili leader della Sinistra dopo Prodi, senza piccoli colpi di mano del genere. Dittatori del passato? Piuttosto, i parroci prepotenti di provincia, ai tempi di Gino Cervi e Fernandel.
Fatto sta che una fetta del patrimonio italiano di memorie e toponimi, ricavato dalla lenta sedimentazione popolare, strato dopo strato, è cancellata di colpo. Con un atto d’imperio, approfittando delle circostanze favorevoli.
Inutile dire che i forum di discussione del Comune di Roma sono intasati, ma ormai il danno è fatto. Ed è anche un danno d’immagine, una imposizione linguistica che entra nella nostra vita quotidiana, non solo di italiani, ma anche di cittadini di tutto il mondo. I luoghi comuni delle barzellette degli amici inglesi o americani sull’Italia "Stato del Papa" avvalorati da un pulpito autorevole. Con che faccia potremo ancora negare?
Mai pacchianate del genere si erano verificate con la Dc al potere, ai tempi di Pio XII o Paolo VI.
E i "laici" italiani? Non so se l’espressione voglia dire ormai, "gente senza idee", cioè "moderata d’intelligenza", anziché di ideologia. Oppure "docenti con la testa in aria" o "professionisti che non hanno mai tempo", e che quindi non leggono neanche il giornale. Non vorrei essere troppo severo. Ma certo le centinaia di persone - bei nomi - che protestarono duramente l’anno scorso, quando il proposito di Veltroni fu manifestato, non hanno avuto la costanza di seguire l’iter al Comune. Nessuno ha fatto da capopopolo, tanto meno hanno funzionato le "Consulte laiche" demagogicamente ed elettoralmente ospitate nel Comune.
La realtà politica è che - come dimostrano tanti sondaggi, dalla ricerca scientifica al caso Welby - i laici sono ormai (o ancora) la maggioranza degli Italiani. Eppure, non danno importanza politica alla loro laicità, quasi che il laicismo fosse un fatto segreto, non rilevante pubblicamente.
I tanti laici italiani sono costretti a scegliere tra una Destra apertamente clericale e una sinistra nascostamente clericale. Quale delle due è più pericolosa? Non si sa.
La prima almeno genera da sé gli anticorpi: la riconosci e la eviti. E per la propria imperizia dilettantesca si lascia scappare ogni proposito. Ma della seconda ti accorgi quando il pasticcio è stato fatto.
Veltroni è il classico politico puro, senza scrupoli: ricerca solo la notorietà. Ha finto di sentire tutti. Non ha considerato le proteste dei vari manifesti laici (per essere così determinato, chissà che accordi e do-ut-des ci sono dietro le quinte...). Ha aspettato che le polemiche cessassero, e poi dopo aver dato ai professionisti "liberali", impegnati a tempo pieno a far soldi, l'impressione di averci ripensato, zac, la decisione a tradimento. E' il Potere, bellezza.
D'altra parte, come competere - obiettano gli intellettuali - lui sta lì 24 ore su 24, da professionista della politica e dell'amministrazione, a pensare a queste cose, a "organizzare", e per giunta ben pagato. Noi, invece, dovremmo assentarci dal lavoro, tentare di organizzarci (non siamo abituati, siamo dei dilettanti) e prendere posizione nei ritagli di tempo. Non c'è partita: vincerà sempre il sindaco. A meno che noi intellettuali o pofessionisti laici non eleggiamo una "nostra seria classe politica". Ma finora non ci siamo riusciti.
Ma poi, Wojtyla "pendolare" ferroviario? Poco credibile. Oltretutto, anche come viaggiatore celebre Giovanni Paolo II non rappresenta Termini, perché fu semmai un maniacale super-viaggiatore in aereo, auto, elicottero, non in treno.
Che fare? Votare un laico al posto di Veltroni? A Roma, ormai città "del Papa"? Campa cavallo. L'ultimo fu il grande Nathan. Ma erano altri tempi. Oggi, in pieno populismo, Roma è una grande borgata, ignorante e puttana. A che servirebbe colmare le buche delle strade e potenziare i bus? Non è quello del cittadino comune il target che interessa al Comune. Gli dai "gratis" (cioè con le nostre tasse) un po' di musicaccia rock e pop nella Notte Bianca, e la Roma che interessa a lui non capisce più niente: mostra il deretano, come gli animali che si arrendono e diventano servizievoli. D'altra parte, anche la Destra vota Veltroni "il piacione", bravissimo nel promuovere eventi, nel propagandare il logo "Roma" nel mondo, a vantaggio esclusivo di negozi, alberghi, ristoranti e agenzie turistiche.
Nel frattempo? Gli appelli generalisti contano zero, perché ormai se ne fanno troppi (anche via internet) e troppo limitati. Forse funzionerebbe l'appello d'un numero iperbolico di persone (un milione?), difficile da realizzare. Altrimenti a noi laici, nella città con ben due stazioni dedicate ai papi, non resta che il mini-appello specializzato, ai giornalisti, ai cronisti (specialmente di Corriere della Sera, Repubblica e Epolis), alle agenzie, alla Rai, agli intellettuali, per una sorta di resistenza passiva, per ignorare il neologismo veltroniano, e continuare a chiamare Stazione Termini la stazione che sorgeva presso i ruderi delle Terme di Diocleziano. Un lungo sciopero della parola. Anche se le ben note ramificazioni del Comune nella cronaca locale dei giornali dimostrano (v. precedente della bella Galleria Colonna chiamata "Alberto Sordi") che la battaglia è difficile. E basterebbe la correzione d'un oscuro capo-cronaca per vanificarla.
Ma se anche i toponimi fanno parte delle nostre tradizioni e del nostro patrimonio storico inalienabile, allora pretendiamo anche la difesa di Italia Nostra.

Comments:
Qualcuno sul mio blog ha lasciato questo commento: "Ma questo giovanni paolo 2, era un ferroviere? un macchinista? un capostazione?"

Caro Nico, qui viviamo in un'atmosfera surreale...
Governi e Cei stanno attuando il loro decennale progetto rievangelizzatore...senza che si muova foglia da parte di chi dovrebbe far rispettare lo STATO LAICO.
Come laica e atea impegnata,come insegnante, come persona, provo solo disgusto e indignazione.
 
Caro Valerio,
invito tutti i laici romani a lanciare una petizione per la intitolazione della piazza antistante la stazione termini ( oggi Giovanni Paolo II) ad Ernesto Nathan, grande sindaco di Roma e grande esempio di laicità.
In ogni caso qualcosa va fatto, non solo per contrastare il monante clericalismo integralista, ma sopra tutto per affermare in positivo i valori di laicità di cui siamo portatori.
Sinistra Liberale ha già fatto pervenire la sua indignazione, sottoscrivendo, insieme a centinaia di cittadini ed associazioni, già un anno fa l'appello "La stazione Termini è di tutti".

Gianfranco Passalacqua, coordinatore nazionale di Sinistra Liberale
 
senza offesa, ma sto post mi sembra idiota...GP II è stato o no un personaggio del 20° secolo? e come tanti altri suoi pari qualcuno avrà pensato 8e penserà in futuro) di intitolargli piazze, vie ecc...forse la stazione Termini è un po troppo? può darsi, ma dov'eravate voi laici libertari quando venivano intitolate piazze e strade a Lenin, a Stalin e addirittura a Che Guevara? Per farlo avranno toloto vecchi nomi di vie, nomi magari storici e carichi di significato...ma nessuno protesta...è evidente che per voi Laico = anticlericale. Quindi il problema non è di pensiero ma di vocabolario. dai su, se fate i bravi magari fra una decina d'anni ci sarà pure piazza Pannella
 
La pretesa di intitolare al papa Giovanni Paolo II la stazione centrale "Termini" della capitale della Repubblica italiana non è che il culmine del confessionalismo istituzionale. La decisione è stata assunta con un colpo di mano antidemocratico, non trasparente, in periodo di silenzio-stampa, nonostante fosse stata già precedentemente contestata da migliaia di cittadini e da centinaia di associazioni italiane ed estere. Il sindaco Veltroni ha così negato il carattere laico delle istituzioni e il profondo pluralismo culturale, politico e religioso della società in cui viviamo. Ha perduto il rispetto per ogni convinzione che non sia quella cattolica. Riteniamo che, quanto meno, decisioni destinate a segnare a tempo indeterminato il volto di Roma dovrebbero essere prese senza demagogia e senza opportunismo.

Il 23 dicembre sarà ricordata a Roma come una data infausta per la laicità e la democrazia delle istituzioni.

L’Assemblea delle associazioni laiche romane tenuta a Roma il 27-12-2006 in via delle Carrozze, 19

- invita tutti i cittadini a far sentire la propria protesta sui giornali, sul sito del Comune di Roma e al call center 06.0606.

- richiede la convocazione di una riunione straordinaria del Consiglio comunale per dibattere pubblicamente questa improvvida decisione.

- invita i comuni italiani a protestare contro lo stravolgimento del nome storico della Stazione della capitale italiana e contro la prassi inedita del Comune di Roma con cui si è appropriato di un simbolo della comunità nazionale.

- invita tutti i cittadini a sottoscrivere questo documento di protesta presso nogod@email.it , in vista di una prossima assemblea cittadina.

L’ASSEMBLEA DELLE ASSOCIAZIONI LAICHE ROMANE



Giulio C.Vallocchia
 
Ottima l'idea di Passalacqua, segretario del nuovo gruppo Sinistra Liberale, di intitolare piazza dei Cinquecento ad Ernest Nathan, il più grande sindaco che Roma abbia mai avuto. Tra l'altro bellissima figura di liberale (sua l'idea delle tante "scuole rurali" fatte erigere nell'Agro Romano. Una proposta molto alta, da appoggiare subito. Se gli Italiani non fossero dispersi tra panettoni e torroni, nonne e nipoti. E se qualcosina di dedicato a Nathan non ci fosse già da qualche parte
(ma questo non vuol dire nella città della toponomastica folle, in cui - tanto per restare in campo liberale - il povero turista ignaro che ritenesse adiacenti via Cavour e piazza Cavour se lo ricorderebbe per sempre...)
 
caro anonimo "anti-anticlericale preventivo", qui non si tratta di fare politica con la toponomastica, come purtroppo si fa in Italia, e anche fuori. Qui si tratta di conservare i toponimi tradizionali, del tutto neutri, alcuni risalenti a secoli fa, molti di derivazione latina, cari al cuore e alle memorie di tanti cittadini.
La zona della stazione aveva il toponimo Termini ben prima della stazione, fatta erigere da Papa Pio IX, guarda un po'. Il quale non la intitolò certo a un papa o a un santo, che non c'entravano niente.
Avrei capito una chiesa, oppure, che so, una pista dell'aeroporto di Fiumicino, visti i frequentissimi viaggi in aereo. E una pista non obbliga a cambiare migliaia di indirizzi postali e a spendere milioni di euro dei cittadini.
Su via Togliatti sono d'accordo, ma nessuno è obbligato a passarvi, mentre dalla Stazione Termini....
Io propongo la...resistenza nominalistica: e propongo agli amici Vallocchia, Passalacqua, Sgroia, e a tutti i giornalisti laici, di continuare imperterriti a scrivere il tradizionale toponimo: Stazione Termini.

Sui Radicali sbagli. Tanto. E ho tanto materiale da riempire un intero articolo: il prossimo
 
Vivo in Brasile e, come italiano, devo continuare a vergognarmi per causa di queste baggianate dei politici.
Con che finalitá, poi? Se guadagna 200 mila voti dai bigotti sará che non ne perde altrettanti dai veri laici di sinistra e destra?
In ogni modo é UNA VERGOGNA!
Gino
 
Sono senz'altro d'accordo sul fatto che non bisognerebbe intitolare vie o piazze a personaggi notoriamente discutibili. A Milano, per esempio, c'è una via Tommaso Marino, dedicata a un signorotto arrogante e prepotente (oltre che assassino!) vissuto nel XVI secolo; c'è una via Crispi, famigerato per le gravissime persecuzioni poliziesche…e così via.
Ma intitolare una stazione ferroviaria a un papa mi sembra esagerato e volutamente provocatorio!
Alla fine, poi, quale sarebbe stato il grande merito di papa Woytila? Essere rimasto al soglio pontificio per 27 anni? Ringraziamo la scienza medica che quando vuole i miracoli li compie. Aver contribuito alla disgregazione dell'Unione Sovietica? Non raccontiamo favole, l'impero sovietico stava già scricchiolando da anni (e mi pare che il comunismo sia rimasto inalterato a Cuba, in Cina e in Corea del Nord, oltre al fatto che in Russia sta tornando alla grande!).
Come sempre, ha ragione Nico, si è trattato di un'abile mossa demagogica.
Dove sono i laici? Me lo chiedo anch'io, ma devo purtroppo ammettere che, volenti o nolenti, siamo un po' tutti inconsciamente imbevuti di religione e clericalismo. Un esempio? Quanti neo padri — magari sedicenti anticlericali — non fanno battezzare il loro neonato senza neppure informarsi prima su cos'è realmente il battesimo, com'è stato istituito e perché è assolutamente inutile somministrarlo a chi non ha ancora l'uso della ragione?
La mossa di Veltroni è uno dei tanti tasselli dell'emblematico quadro italiano.
 
caro Nico. sono l'anonimo di prima.
hai ragione sui quasi tutit i fronti: preservare antichi nomi ecc...d'accordo. Sai cosa non regge? il tono dei commenti, riporta tutto il discorso al solito punto. Se termini fosse diventato - chessò - Cavour non credo tiravate fuori la cosa.
 
Carto, Anonimo, sono 2 questioni ben distinte, che qui si sovrappongono: la difesa degli antichi toponimi e l'asservimento alla Chiesa senza mediazioni d'un certo mondo politico di Destra e Sinistra.
Mediazioni che invece c'erano, eccome, con De Gasperi. Anche lui era anticlericale? Forse sì, essendo un vero cattolico, come paradossalmente ripete Pannella sulla scia del religiosissimo Capitini, di cui è allievo. I veri cattolici non hanno bisogno di atti formali di servilismo verso la Chiesa o il Vaticano. Risolvono dentro di sé il problemi, non impongono la propria soluzione agli altri.
E invece lo fanno i Rutelli, lo fanno i Pera, lo fanno i Veltroni, lo fanno i Ferrara e quasi tutta FI e AN, perché sono in mala fede: non credenti o ex comunisti devono farsi perdonare qualcosa per essere credibili agli occhi di quelli che politicamente considerano i nuovi padroni: i clericali.
Chi ha intitolato la Stazione Termini al Papa è uno che neanche va in chiesa: ha voluto "solo" lanciare un messaggio reazionario e massmediatico per arruffianarsi un certo modo o sottobosco che gli serve - crede l'ingenuo - per la propria carriera politica. Non sa che i cattolici non portano voti, tanto sono spezzettati e contrapposti.
La religione non c'entra niente: quella si valuta solo in chi frequenta le chiese, in chi è davvero credente. Solo questi vanno rispettati: gli altri sono dei cinici approfittatori.
Infatti le chiese suono vuote, desolatamente vuote. E semmai frequentate dalle solite vecchine e pensionati, che non scrivono certo blog su Tocqueville, né si definiscono arrogantemente (e poco cristianamente) "neo cons", "teo-cons" o "teo-dem". Quelli sono solo cristiani e basta.
Tu vai in chiesa regolarmente, ti confessi,fai la comunione ecc.? Se no, stai zitto, per favore. Sei solo un provocatore politico. Che strumentalizzi Wojtyla per i tuoi bassi scopi reazionari. Buttarsi sulla religione "come se" fosse una posizione politica radicale è una cretinata, oltretutto neanche riconosciuta dalla Chiesa.
 
Dimenticavo: sono contrario che Campo de' Fiori, a Roma, sia chiamata - che sò - piazza Giordano Bruno o piazza del Libero Pensiero, così come un qualsiasi antico luogo italiano dedicato a un santo abbia un nuovo nome laico.
E, ripeto, ho trovato scandalosa la sostituzione (Veltroni) della gloriosa Galleria Colonna con Galleria Alberto Sordi.
 
Destra Sociale e Socialismo reale nello stato-zombie

22/11/2007

Volevamo da un po’ scrivere dell’indistinguibile differenza tra destra e sinistra in italia. Su come tutto sia una pantomima a beneficio dei buzzurri.
Il solito Blondet ci offre lo spunto con questo articolo in cui descrive il suo concetto di “destra sociale”:

http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2423¶metro=politica

L’articolo di Maurizio Blondet è da manuale in materia epistemologica. Potrebbe essere stato questo pezzo concettualmente scritto da Valentino Parlato o da Agnoletto o Caruso.
Citiamo: “Lo Stato deve organizzare questa responsabilità comune, per esempio con tasse ai ricchi che servano ad assistere i poveri, i malati e invalidi, i bambini, la vedova e l'orfano”. Ragionamento che si può sentire tranquillamente in un qualsiasi circolo Arci di Reggio Emilia durante una vaniloquente discussione su cosa sia l’essere di sinistra.
Citiamo:” Si noti: previdenza generale e «obbligatoria», nel senso che il padronato fu obbligato a pagare i contributi pensionistici. E Mussolini fu il primo a fare lo stesso in Italia, l'INPS.” Esattamente ciò che ha fatto Prodi con lo scippo forzoso del TFR e coi contributi obbligatori, con l’obbligo di avere un conto in banca per i tartassati “co.co.pro”, e Visco non è di destra.
Citiamo: “l gruppo d'uomini scelto dal popolo (il sovrano) deve avere lealtà verso la nazione, deve avere «carattere» - non rimangiarsi la decisione per viltà alla prima opposizione - e deve imperativamente darsi le informazioni e le competenze necessarie per decidere al meglio possibile: per questo, chiamerà a sé altri uomini, i competenti, tecnici e i tecnocrati più stimati nel loro campo”. Questo avvenne in Russia con la rivoluzione d’ottobre che fu inizialmente popolare. I “competenti” non eletti da nessuno sono l’equivalenza delle “authority”, dei prefetti, dei “tecnici” (alla Padoa Schioppa), chiamati a decidere dai governi cattocomunisti italiani. E in URSS Stalin non aveva paura dell’opposizione!
Citiamo: “Per questo abbiamo Mastella, o la Lega, o le rivoltanti «autonomie regionali» secessioniste di fatto. Per questo pulluliamo di particolarismi, dove ognuno pensa a sé, da vero «liberale assoluto», anche quando si proclama «comunista» o «fascista»”. Qui Blondet nettamente si smaschera perché arriva ad ammettere che i popoli vincono su quelle ideologie di cui lui è vate assoluto, non meno di Luciano Violante.
Nessun sociologo sano di mente potrebbe attestare che Veneti e Sardi appartengono alla medesima etnia; quasi non Toscani e Emiliani, in regioni pure confinanti. Idem per Laziali e Campani o per Siciliani e Calabresi pure separati unicamente da uno stretto braccio di mare.
Se l’esistenza del “popolo italiano” è così certa perché in ogni trasmissione radio/tv, perché in ogni articolo di giornale una parola su tre, scritta o pronunziata, è “italia” o “italiani”?
Citiamo: “Verso gli immigrati, direi questo: essi devono essere soggetti alle leggi nazionali con rigore eguale a quello usato per i cittadini; senza privilegi sui cittadini di nascita, senza mutui agevolati ed esenzioni dal ticket che sono negati ai cittadini nati qui”. Senza pudore, sorvola sugli assurdi privilegi che godono gli “italiani” del Sud come esenzione ticket, contributi a fondo perduto, Agenzia Sviluppo italia, le immense ruberie sempre perdonate, tasse universitarie irrisorie, sgravi fiscali, autostrade gratis, pensioni senza contributi (nota 1) che sono, a ben guardare, maggiori dei benefici goduti dagli stranieri.
Ma è sull’”integrazione” dove il nostro “goym” mostra tutti i suoi limiti democratici, quelli di volere annientare l’evidenza dell’inesistenza del popolo italiano. In cui dimostra, di non essere diverso da un “rifondarolo”, ignorante e totalitarista.
Citiamo: “Roma fu la più grande integratrice di popoli diversi, che chiamò a partecipare al suo potere barbari e nordafricani, li civilizzò, addossando loro il peso di corresponsabilità nel governo, offrendo ad essi di «fare le cose insieme».
Settimio Severo era stato un bravo generale bèrbero, e fece una certa carriera nello Stato: diventò imperatore”.
Questa estrapolazione è allucinante due volte: in chiave storica e in chiave ideologica. In senso storico poichè egli scorda che la Roma di allora era “caput mundi”, il “pensiero unico” del tempo, e poteva integrare colle proprie leggi chiunque e dovunque. La Roma e l’italia attuali sono “caput “ di un bel niente. Relegate all’estrema periferia dell’impero american-sionista. Da decenni in crisi culturale e ora in pieno collasso economico, la penisola si trasformerà in un altro Kossovo e forse in un altro paese islamico di nessun contributo alla cultura e allo sviluppo del globo.
Ma invitiamo i lettori a riguardare: “Roma fu la più grande integratrice di popoli diversi, che chiamò a partecipare al suo potere barbari e nordafricani, li civilizzò, addossando loro il peso di corresponsabilità”.
Non è forse questo concetto, la medesima idea di “cooptazione” eviscerata dal ministro Ferrero con affermazioni tipo “il governo vuole svolgere un’azione ‘positiva’ sugli immigrati”?
Ebbene sì, il pensiero di Blondet dunque è il medesimo di Ferrero, quello di Luxuria il medesimo di Fiore: creare la “nazione” italiana posticcia, senza identità locali, senza un colore della pelle definito, un “meticciato “ di spiantati pallidamente devoto alla cacca tricolore.
Non Santi né Eroi bensì un tumulto di fanti e codardi disordinatamente in fila per assistere alla partita della “nazionale” di calcio che “spezza le reni” alle Far Oer. Smunto vessillo di un picaresco “stato della Mancia”.
Blondet ha più di una volta espresso stima per Giulio Tremonti. Quello che, per ricordare, dichiarandosi liberale, ha proposto di fare suonare l’inno di Mameli nelle scuole ogni volta prima di entrare in classe. Quale differenza dagli ex regimi dell’Est europeo in cui tutta la società era un inno al culto dello stato e della personalità del capo del partito di turno?
Che differenza con il Nazismo o col Fascismo, infine??
La casta fankazzista dell’unità nazionale, da Forza Nuova ai “no global”, vuole dare il diritto di voto e persino fare entrare i “berberi” nelle forze dell’ordine CONTRO i cittadini autoctoni per salvare la merdosa italia.
Il cerchio si chiude.
Le contrapposizioni ideologiche sono una finzione, una diatriba da bar dello sport per mascherare il vero scopo, di Berlusconi e Veltroni in primis. Un gioco della Casta, sulla pelle dei cittadini perbene, a strabiliare il popolino teledipendente con l’”interesse nazionale”.
Una “melina a centrocampo” in attesa che gli stranieri ammorbano il tessuto etnico locale in modo da potere finalmente tirare un sospiro di sollievo, sancendo che finalmente esistono gli italiani e l’unità nazionale non è più in pericolo.

di Domenico Gatti del Canna-Power Team
Nota 1: A beneficio dei mistificatori CHIARIAMO che NON stiamo discutendo che in qualche zona o regione vi sia un maggiore numero di cittadini bisognosi della assistenza dello stato. Stiamo arguendo sul fatto che nelle regioni meridionali le tasse siano più basse PER TUTTI anche per i ricchi mafiosi, anche per le pletore strapagate di “diriggenti” in atavico esubero della pubblica amministrazione

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good start
 
molto intiresno, grazie
 
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