03 gennaio, 2006

 

Voce dal sen fuggita: la Giustizia tra politica e finanza

Ma benedett’uomo, Fassino, come straparli. Ti immaginavi già di essere al posto di Ciampi, e di parlare all’Italia tutta, a reti unificate? Dai tempo al tempo. "E allora siamo padroni di una banca?", dice all’amico Consorte capo dell’Unipol. E chissà se era un plurale majestatis. Certo, si sentiva liberato: "Già, ormai è proprio fatta". E ancora: "Tu ora che operazione fai dopo questo? Hai già lanciato l’Opa obbligatoria?". Con lo stesso tono familiare con cui un marito a Napoli chiede alla moglie: "Cara, che antipasti hai messo in tavola? Hai già buttato la pasta? Allora mi precipito". E poi un po’ di tombola, che fino all’Epifania va ancora bene: "Noi abbiamo il 15 più 4 delle Coop fa il 19 a noi, e come arrivi al 51 tu?" Cinquina. E i consigli del "mister", un po' pierre e un po’ guru: "Voi avete fatto un’operazione di mercato, industriale. Preoccupatevi bene di come comunicare in positivo il piano industriale".
Non un uomo politico, come è già accaduto, ma stavolta un intero partito che fa "scalate azionarie", sia pure indirettamente. Immaginate che enorme conflitto di interessi nella politica economica d’un Governo dell’Unione della Sinistra. E le Coop rosse e la Bnl valgono più di Mediaset. Ma ciò che è politicamente inopportuno, anzi scandaloso, non sempre è illegale, e infatti sembra che le registrazioni fossero state scartate dal magistrato inquirente come ininfluenti sulla vicenda Unipol. Ma il modo in cui si è verificata la fuga di notizie sembra una pochade alla Feydeau, con tanto di telefonate tra comari pettegole che sperano di farla franca ("Non dirlo a nessuno, nè?"). Anche se nella telefonata di Fassino non si adombra alcun reato, la sensazione che resta è la stessa "mala giustizia" già vista dal ’92 ad oggi: segreti di Pulcinella fatti apposta per essere violati da chi ne può trarre giovamento politico, una sorta di self-service dove ognuno può cercare e ottenere il faldone che interessa. Questo ci scandalizza e ci offende, come liberali.
Per noi, non solo tutti sono innocenti fino a sentenza definitiva, e perciò le indiscrezioni sulle indagini preliminari sono un’intollerabile pre-condanna o uno sviamento illegale dell’inchiesta, ma il segreto istruttorio deve essere garantito in modo severo. Perché garantisce i diritti della persona, che non può essere data in pasto all’opinione pubblica come criminale se non si è più che sicuri. Come nel Regno Unito. Vanno puniti, perciò, in modo esemplare – e le leggi ci sono – magistrati o impiegati dei Palazzi di Giustizia che fanno dichiarazioni sui giornali o in tv sui processi che conducono, o che fanno conoscere a avvocati e giornalisti (e solo a certi giornalisti…) le carte delle inchieste e le intercettazioni telefoniche. Spesso in modo pilotato, secondo le esigenze politiche di qualcuno. In passato è accaduto spesso a favore della Repubblica o del Corriere. Ora anche del Giornale, e infatti per la prima volta è partita anche una denuncia contro un giornalista. Ma è ipocrita, dopo che il tradimento dell’obbligo alla riservatezza è stato compiuto all’interno del Palazzo di Giustizia, prendersela con i giornalisti, che in un sistema liberale possono e debbono pubblicare tutto quello che sanno. Certo, senza questa fuga di notizie, forse non avremmo mai saputo, data la "giustizia" che c’è in Italia, fino a che punto si spingesse l’intimità e la condivisione di obiettivi tra l’onesto Fassino e lo spregiudicato scalatore Consorte…

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